Egli venne alla luce il 12 febbraio 1918, nella casa di Via Tevere 31,
che allora abitavamo. Pochi bimbi credo che fossero attesi come lui. Casa
nostra era già stata allietata dal sorriso di due figliole. Naturalmente era
aspettato il maschietto.
Non sapevamo che nome dare al caro piccolo. La combinazione dei nomi del
nostro casato, come Mario, Marino, Mariano, Manlio era stata già troppo
sfruttata nel parentado. D'altra parte i quattro fratelli, più anziani di me,
avevano già provveduto a rinnovare i nomi tradizionali di famiglia.
Il suo battesimo fu procrastinato al 14 marzo, affinché la Mamma stesse già bene e potesse festeggiare
l'avvenimento. Lo chiamammo Renato.
Era un bel piccino, ma più che tutto quieto e buono e che lasciava
dormire la notte chi aveva lavorato tutto il giorno, Allevato al seno materno,
cresceva normalmente in piena sanità, e a 18-20 mesi era già un folletto.
Una prima preoccupazione circa la sua salute, l'avemmo sul finire
dell'anno 1919. Eravamo andati a passare il Natale da mia sorella, in provincia
di Salerno, e là, tra il sorriso degli aranci e dei limoni, egli si buscò la
prima malattia. Di ritorno a Roma, anch'io e la Mamma fummo subito colpiti da
quella brutta influenza che prese il nome di “spagnola”, e in particolare la
Mamma fu salva per miracolo. Ma tornò presto il sereno in famiglia, e alla
scuola delle sorelline, già decenne la prima e quattrenne la seconda, Egli
diventava il birichino di casa.
Le stagioni estive del 1920 e del 1921 le passò a Numana ove cominciò a
prendere contatto e passione col mare, dal quale non si sarebbe poi distaccato
durante le lunghe vacanze scolastiche, e che tanto influì a darli in seguito
vigoria e benessere fisico.
Si fece eccezione solo nel 1922, l'anno in cui nacque Aldo. Quella estate
Egli la passò a Veroli, tra le apriche colline olivate della Ciociaria, mentre,
dal 1923 in poi, fu sempre a Falconara e ad Osimo, tra il più bel mare e la più
bella campagna delle nostre Marche originarie.
Là, in piena aria e in pieno sole, Egli visse i suoi giorni più felici,
circondato dall'affetto della famiglia e dei parenti, e senza conoscere ancora
i doveri della scuola e della vita.
Io non potevo essere colà che molto raramente e sempre per visite assai
fugaci, ma con quanta serenità ritornavo al mio lavoro, dopo essermi sincerato
che stavano tutti bene.
Col crescere degli anni, notavamo in Lui sempre più spiccati i segni
della sua indole; la docilità e la bontà, a cui più tardi si aggiunsero la
fermezza del carattere ed una invidiabile acutezza di giudizio sopra uomini e
cose, Ma più che altro la bontà era la nota che lo distingueva. E' rimasto
tradizionale in famiglia un suo stato d'animo, manifestato in occasione che il
fratellino, il quale andava appena solo, gli ruppe un giocattolo tra i più
cari, mentre era sul momento assente.
Noi eravamo nell'imbarazzo per dirglielo e immaginavamo già i suoi
strepiti e i suoi pianti. Egli invece
non fiatò e alle nostre domande se la cosa gli avesse dispiaciuto, testualmente
rispose: “quasi quasi gli dicio bravo”.
Credo che in questa frase si possa scolpire tutta la bontà e la dolcezza
dell'animo suo e non soltanto di quello infantile.
Con la sorella Anna di età a lui più vicina, mentre considerava Maria
come una seconda mammina, egli fece il sacramento della Cresima il 24 maggio
1924 e quello della Prima Comunione il 15 gennaio 1928.
Con questa data entrava già nel suo secondo decennio. Anche per lui erano
da tempo cominciati i doveri della scuola, ai quali si era accinto se non con
entusiasmo con sufficiente volontà.
Per il suo ottavo compleanno, il nonno materno, vecchio professore di
Scuola Media, ingegnere-architetto, poeta dialettale, ma soprattutto fine
umorista, gli aveva dedicato, perché li sentisse in tutto il suo frizzo, questi
versi di sapore un po' pepato:
Sì, la festa al nipotino
Va pur fatta, e un regaluccio;
Ma prometta Renatino
D'esser buono e garbatuccio.
Presto impari a far di conto
Senza aiuto delle mani;
A' suoi compiti sia pronto,
Ubbidisca, e un Mariani
Potrà dirsi in verità.
E ancora:
Fior d'agerato.
E' ver ch'è un ragazzetto un po' stordito
Un Mariani di nome Renato?
Ma il ceppo ne promette ch'educato
Diverrà egli presto ed istruito.
E allora il nonno suo vedrà felice,
Fargli il buon nipotin bella cornice.
Nonno affettuoso e caro, il quale,
nonostante gli acciacchi dell'età, veniva espressamente da Osimo per assistere
ad ogni cerimonia familiare e che, da buon precettore, col verso voleva
prenderlo per il verso.
(segue post in data 10 luglio 2026)








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