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giovedì 9 luglio 2026

Renato Mariani. Deportato in Germania L'Età della Ragione e la Vita scolastica

 

L'ETA' DELLA RAGIONE  E LA VITA SCOLASTICA

 

Aveva così superato il suo primo decennio in una oasi di pace e di fanciullesca serenità. Non altrettanto felice sarebbe stato purtroppo il secondo, con l'incubo della guerra sempre in atto per la gioventù, e tanto meno il terzo, violentemente troncato a metà, proprio a 25 anni.

Ma torniamo a noi. Con l'inizio del secondo decennio, il 5 settembre 1928, a Falconara, gli capitò un infortunio. Mentre, giocando con la sorella, si rincorrevano sulla spiaggia ancora bagnata dalla pioggia, egli scivolò e cadde, frantumandosi in malo modo il braccio destro. Seppi subito che era stato curato all'Ospedale di Ancona e  che gli era stato riscontrato lo schiacciamento delle ossa del gomito. Anche a Roma si ritenne di escludere più tardi un atto operativo, facendo affidamento sul miglioramento progressivo ed insistendo sulla ginnastica e sul massaggio. Ma, nonostante gli esercizi della scherma e del violino, intrapresi per la circostanza, il movimento di supinazione del braccio non tornò più alla normalità, tanto che in conseguenza del difetto fisico rimasto, nell'atto di lavarsi o di mangiare, si poteva notare che la sua mano destra non riusciva a contenere la stessa quantità di acqua della sinistra e che egli faceva uso della forchetta non in modo normale.

Di tale difetto, che era piuttosto evidente, per lo stesso consiglio dei medici, chissà come avrebbe potuto a suo tempo avvalersi, per evitare il servizio militare. Egli non volle mai sentir parlare di ciò, e, più tardi, il giorno della visita di leva, tornò a casa soddisfatto di essere stato dichiarato abile. Naturalmente, si era ben guardato dall'accennare alla sua minorazione.

Intanto i suoi studi si facevano più seri, frequentando come Ginnasio, l'Istituto Massimo prima e il Giulio Cesare poi. Le stesse doti di mitezza e di dolcezza di animo e l'innato buon senso, che aveva rivelato in famiglia, in modo particolare verso la Mamma, come cuore d'oro, le trasportò nella scuola, fra i compagni, dei quali rimase amico fedele e inseparabile, e tra gli insegnanti, che più seppero apprezzarlo. Alla scuola vera e propria, alternava, come ho detto, oltre che la scherma, lo studio del violino e del pianoforte. Non che vi si mettesse di grande impegno, ma tanto per soddisfare il suo orecchio musicale assai sviluppato e la passione per le canzoni che così spesso fiorivano sul tuo labbro.

Sapeva tanto vivere all'aria aperta tra i fratelli e gli amici, specialmente al mare, nuotando e remando, o inforcando la bicicletta, quanto facendo vita casalinga, rimanendo cioè nell'ambito domestico.

Gli bastava allora leggere un libro, o canticchiare qualche canzonetta, o smontare e rimontare qualche congegno, o collezionare francobolli, o (dicevo io) intrecciare magari qualche filo, per vederlo felice e beato.

L'appetito, la salute e il buon umore non gli mancavano. Cosicché a 15 anni era quel che si dice un bel ragazzo, allegro, solido e ben piantato, tanto sano e vigoroso di corpo, quanto buono e dolce di carattere.

Dalla scuola avrebbe potuto strappare i migliori risultati sol che lo avesse voluto un po' di più, ma egli era pago di riportare la promozione a  fine anno, alieno dal corteggiare insegnanti o dal compiere atti di virtuosismo.

All'innata fierezza d'animo, un'altra qualità, che doveva accompagnarlo per tutto il resto della breve vita, cominciava intanto a spiccare in lui: la dirittura, starei per dire, l'impeccabilità del giudizio.