"Non più reticolati nel mondo" Lo studio dell' Internamento come strumento per contrastare la violenza e la violenza bellica, in ogni tipo di società del secolo breve e del secolo in corso.. Come base di studio per affrontare il problema delle migrazioni e dello spostamento di massa delle popolazioni. E' spazio di ricerca su questi temi del CESVAM - Istituto Nastro Azzurro ( Massimo Coltrinari) info:centrostudicescam@istitutonastroazzurro.org
Traduzione
Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.
This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.
mercoledì 2 dicembre 2015
venerdì 27 novembre 2015
Ricerca su Guido cervi, disperso in Russia. Un Risultato
Da: Archivio di Stato Frosinone <as-fr@beniculturali.it>
Date: 22 dicembre 2015 09:23
Oggetto: Richiesta copia foglio matricolare di Cervi Guido nato a Picinisco il 22.08.1922.
A: el.bonacini@gmail.com
prot. n. 3050/28.34.07/1.2
Date: 22 dicembre 2015 09:23
Oggetto: Richiesta copia foglio matricolare di Cervi Guido nato a Picinisco il 22.08.1922.
A: el.bonacini@gmail.com
prot. n. 3050/28.34.07/1.2
In risposta alla richiesta in oggetto, Le comunichiamo che è stato trovato il foglio matricolare di Cervi Guido, e che è possibile acquistarne copia digitale, che le sarà spedita per posta elettronica al costo di €. 4,00 (copia n. 2 A3).
Qualora invece la S.V. desiderasse copia cartacea al costo di €. 4,00, dovrà aggiungere le spese di spedizione, che ammontano a €. 1,95.
Il pagamento potrà avvenire in uno dei seguenti modi:
1. direttamente in sede;
2. mediante vaglia o assegno postale trasferibile, indirizzato a “Archivio di Stato di Frosinone, Piazzale De Matthaeis presso Grattacielo Edera - 03100 Frosinone” – servizio fotocopie conto terzi.
Appena perverrà il vaglia sarà possibile spedire la documentazione.
A disposizione per eventuali chiarimenti, si porgono i migliori saluti.
IL DIRETTORE
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO (Dott.ssa Viviana FONTANA)
(Leandro FRASCA)
Tel.0775872522/07
mercoledì 18 novembre 2015
Ricerca notizie su Guido Cervi, deceduto in Russia il 31 gennaio 1943
Su richiesta di Elisa Bonacini, Presidentessa della Associazione "Un Ricordo per la Pace", si scrive la seguente richiesta:
su incarico della famiglia che dal dopoguerra risiede negli Stati Uniti gradirei sapere le modalità per accedere alle informazioni sul percorso militare di:
GUIDO CERVI
nato a Picinisco il 22/8/1922
Come risulta dal sito del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra è deceduto in Russia il 31/1/1943.
| Nome: | GUIDO |
| Cognome: | CERVI |
| Data di Nascita: | 22/8/1922 |
| Luogo di Nascita: | PICINISCO |
| Luogo Sepoltura: | Sconosciuto |
| Data Decesso: | 31/1/1943 |
Attendo cortese risposta e Vi ringrazio per il Vostro impegno nel custodire la memoria dei nostri soldati morti nelle guerre mondiali.
rispondere a
Massimo C
coltrinari2011@libero.it
domenica 15 novembre 2015
martedì 10 novembre 2015
giovedì 29 ottobre 2015
Servigliano. Conferenza. La Prigionia italiana nella Grande Guerra
Serviglano
Convegno 28 ottobre 2015
Relatore Massimo Coltrinari
“la Prigionia italiana nella Grande Guerra”
Sintesi
Dopo un rapido cenno alla prigionia sotto il profilo del
Diritto Umanitario (Convenzione dell’Aia del 1907) in cui si sottolineerà i
caratteri precipui della prigionia e del soldato prigioniero, si traccerà un
quadro rapido delle fasi della prigionia (resa, cattura, invio all’indietro,
avviamento ai campi di smistamento, registrazione, invio ai campi di
concentramento, vita in prigionia e trattamento della potenza detentrice, fine
della prigionia, rimpatrio, analisi e processo del comportamento in prigionia,
invio al domicilio o ai reparti in armi.
Nel dettaglio della prigionia nella Grande Guerra, si
esaminerà la resa e la cattura nei termini quantitativi, durante le undici
battaglie dell’Isonzo (1915-1917) la dodicesima, Caporetto, e le tre battaglie
finali (d’arresto, novembre, 1917, del solstizio, giugno 1918 e di Vittorio
Veneto). Per determinare il numero dei soldati italiani prigionieri dal 1915 al
1918.
Indi una analisi di dettaglio sul trattamento della potenza
detentrice sia riguardo agli Ufficiali sia riguardo ai sottufficiali e truppa e
la vita dei campi di concentramento, con indicazione di varie situazioni in
Germania e in Austria e in Ungheria. Cenni verranno fatti in merito al sostegno
ed alla assistenza ai prigionieri dato dalla madre patria, sia attraverso le
organizzazioni private che attraverso l’azione del Governo Italiano, con cenni
alla situazione di pria e dopo la battaglia di Caporetto.
Dopo una valutazione complessiva della prigionia italiana in
mano agli Imperi Centrali dal 1915 al 1918, si tratterà del Rimpatrio, nelle
forme previste dalle convenzioni e come effettivamente si svolse, con
descrizione di casi particolari. Sarà tracciata una “geografia” dei campi di
concentramento in Austria, Germania e in Ungheria, e sarà fatto un bilancio
generale, ovvero il “costo” della prigionia in termini di vite umane con
considerazioni di carattere pertinente, ovvero si porrà la domanda delle
ragioni per cui dalla prigionia su oltre
600.000 uomini oltre 100.000 non tornarono.
Spazio, a seguire, sarà dedicato al progetto di inviare i
prigionieri di guerra nelle colonie ed al nuovo concetto della prigionia come
fenomeno di massa. In particolare sarà dedicate considerazioni sull’azione del
Governo Italiano nei confronti dei prigionieri di guerra e l’atteggiamento del
Comando Supremo verso il soldato prigionieri
Considerazioni finali su questo particolare aspetto della
Grande Guerra saranno i temi conclusioni della conferenza
lunedì 19 ottobre 2015
Convegno. Soldati Pistoiesi e Toscani nella resistenza in Albania e Montenegro 1943- 1945
Si è svolta nella Sala Maggiore del palazzo Comunale la
seconda giornata (17 ottobre 2015) dedicata ai 2Soldati Pistoiesi e toscani
nella resistenza in Albania e Montenegro 1943-1945.. La giornata si è
articolata in due sessioni, la mattutina e la pomeridiana.
La giornata si è
aperta con un intervento del Responsabile Scientifico, Massimo Coltrinari, che
in breve ha riassunto il significato di queste giornate, ed ha illustrato il
programma pluriennale che è stato
avviato nel 2014; ha fatto, quindi, breve cenni riassuntivi, al contenuti della
prima giornata svoltasi l’8 novembre 2014.
Ha assunto, quindi,
la presidenza della sessione Nevila
Nika, che ha dato il benvenuto ai numerosissimi presenti ed ha annunciato il
titolo e i contenuti del convegno del 2015; immediatamente dopo ha dato la
parola al sindaco di Pistoia Samuele Bartinelli.
Come tradizione, il
sindaco, oltre a portare i saluti ha svolto una introduzione ad ampio spettro
dei temi messi ha fuoco per quest’anno ed ha svolto interessanti e particolari
considerazioni.
Al termine sono
iniziati i lavori come da programma. La prima relazione è stata svolta da
Massimo Coltrinari, dal titolo “Il Comando truppe alla montagna e le offensive
tedesche nell’inverno 1943-1944 – primavera 1944.” La relazione si è
incardinata su due aspetti: il primo, con la descrizione e la focalizzazione
nel dettaglio delle unità dipendenti dal Comando Italiano Truppe alla Montagna
( in totale 5000 uomini armati) e il secondo sulla descrizione delle offensive
tedesche in ottobre, novembre, dicembre 1943 e gennaio 1944 e le relative
considerazioni.
La seconda Relazione
è stata svolta da Lia Tosi, collaboratrice prima al progetto, dal titolo”Ai
Pistoiesi sui monti albanesi con affetto”, in cui sono state illustrare le
vicende, documentati fino ad oggi, di oltre 60 soldati pistoiesi e toscani in
Albania; la relazione ha avuto il corredo della proiezione di fotografie
originali sia dei soldati che dei luoghi.
La Terza relazione è
stata svolta da Nevila Nika, dal titolo “Storie di italiani dopo l’8 settembre
in Albania”, in cui vengono portate notizie e informazioni frutto di accurate
ricerche archivistiche e documentali.
Al termine è stato dato spazio agli studenti della 5°
Automazione e della 5B Meccanica dell’Istituto “Fedi-Fermi” di Pistoia, che
hanno letto alcuni brani dal diario di prigionia del tenente colonnello Pietro
Palmati. Pietro Palmati si avviò in prigionia da Tirana, dopo aver sottratto ai
tedeschi un autocarro, col quale intendeva recarsi sulla costa per trovare un
imbarco per l’Italia. Fu internato nei campi
in Germania, fra gli altri Schenstocowa, in Polonia, Norimberga, Hesepe,
Meppen,Versen. Gli studenti che hanno letto i brani sono Alessio Caschino,
Mishael Pastrana Castellanos, Daniel Lleshaj.
La Quarta relazione stata svolta da Milovan Pisarri, sul tema
“Ebrei profughi in Kosovo, Montenegro Albania”, in cui è stata tracciata la
vicenda estremamente interessante di questo segmento dell’Olocausto abbastanza
poco conosciuto.
A nome delle della rappresentanza diplomatica
d’Albania in Italia, ha preso la parola lo scrittore Visar Zhiti, che, oltre ai
saluti, ha anche tracciato un interessante quadro a sfondo letterario dei
rapporti tra l’Italia e l’Albania attraverso scrittori, poeti e personaggi di
cultura albanesi.
La sessione
mattutina si è conclusa con l’intervento non in programma del soldato pistoiese
Ciccarelli che ha combattuto in
Montenegro nella fila della Divisione Venezia, prima, e 2Garibaldi” dopo: Un
contributo commovente, entusiasmante ed appassionato, con considerazioni a
tutto tondo sul perché delle guerre e sui sistemi economici oggi predominati.
L’appassionata testimonianza del soldato Ciccarelli, che ha commosso tutti i
presenti, ha concluso la prima parte della Giornata.
Nell’intervallo, con
la presenza dell’Assessore Tina Nuti, in cui come tradizione e prassi i
partecipanti si scambiano le loro impressioni e le loro idee, si è avuto modo di ammirare, nella Piazza di
Pistoia davanti al Municipio, la lapide dedicata ai volontari pistoiesi che nel
febbraio 1945 partirono da Pistoia per arruolarsi nei Gruppi di Combattimento
dell’Esercito Italiano, schierato sulla linea gotica. Molti di loro avranno
incontrato in queste fila soldati provenienti dal Montenegro e dall’Albani, che
in modo avventuroso avevano raggiunto Bari e le altre città pugliesi e si erano
arruolati prima nel I Raggruppamento Motorizzato, e poi nel Corpo Italiano di
Liberazione.
La seconda parte
della giornata, quella pomeridiana, è stata presideduto da Massimo Coltrinari, il
quale ha immediatamente dato la parola e lo spazio alla Prima relazione, di
Erik Godetti, “La Divisone Garibaldi nella tempesta: 2 dicembre 1943 – 30
giugno 1944” ,
relazione che ha spiegato ed illustrato con dovizia di particolari le
operazioni di questa divisione partigiana inserita nelle fila dell’Eserciti di
Liberazione Jugoslavo.
Al termine è stata
data la parola a Sergio Goretti, direttore del periodico 2Camicia Rossa”, trimestrale della Associazione Nazionale
Veterani e Reduci Garibaldini, che oltre a portare il saluto del presidente
Nazionale, ha tracciato un breve quadro delle attività svolte dal periodico a
favore dei reduci della Divisione “Garibaldi”. Un gesto veramente apprezzato,
fra il numeroso pubblico è stato distribuito in originale il numero 2
Aprile-Giugno 1992 in
cui vi è il lungo articolo dedicato alla inaugurazione del Cippo, posto alle “Fornaci”
dedicato alla Divisione Garibaldi, per opera e volontà anche dell’allora
sindaco Marcello Bucci, recentemente scomparso.
La Seconda relazione del pomeriggio, è stata
svolta da Armando Potassio, sul tema” il mito garibaldino nei Balcani ed il suo
uso nella resistenza jugoslava”, con interessanti note di collegamento tra il
primo ed il secondo risorgimento, excursus sulle attività della eredità
garibaldina di fine secolo , nella prima guerra mondiale fino al periodo molto
difficile tra le due guerre mondiali.
La Terza relazione
stata svolta da Slavo Burzanovic, “il ricordo dei soldati italiani nel
Montenegro attraverso tre storie”. Storie che sono state puntualmente
raccontate compresa la terza che riguarda personalmente il relatore la cui
famiglia ha avuto dagli Italiani uccisi alcuni componenti, mentre altri sono
caduti accanto a soldati italiano combattenti i tedeschi.
E’ stata data la parola,
quindi a Massimo Rossi, figlio di un combattente della V brigata in Albania che
ha portato la sua testimonianza con gli occhi di un figlio
L’ultima relazione è
stata svolta da Riccardo Baffi, sul tema "Gli internati militari italiani.
Una introduzione al tema”, in cui partendo dai testi base elaborati da storici tedeschi
negli anni ’90, con approcci e considerazioni pacate e misurate ma intersanti,
frutto del distacco generazionale con gli avvenimenti.
Ha chiesto la
parola, quindi, Giorgio Attracchi, che ha esternato alcune sue considerazioni
sulla relazione di Riccardo Baffi ed altre di carattere generale, portando
quindi anche il suo contributo ai lavori.
Massimo Coltrinari
ha quindi tratto le conclusioni scientifiche della giornata incentratte sul
concetto, tratto dalla nota epigrafe di Peltro Calamendrei, senatore eletto a
Pistoia, , in quel passo che recita”…”di
questo patto giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono per dignità
non per odio decisi a riscattare la vergogna ed il terrore del mondo.”, ed
ha tracciato i temi delle prossime degli anni avvenire, prima fra tutte quella
del prossimo anno in cui si tratterà ed approfondirà il tema relativo alla
ricostruzione delle forze combattenti in Albania dopo le distruzione
dell’inverno1943-1944, le operazioni nella primavera estate 1944 fino alla
liberazione di Tirana nel novembre 1944.
La parola è stata
data per le conclusioni generale al sindaco Samuele Bartinelli, che ha anche
colto l’occasione per ringraziare tutti i presenti della loro partecipazione.
Ai lavori è stato
presente un numeroso pubblico, tra il quale, il Prefetto di Pistoia, e il
Comandante Provinciale della Guardia di Finanza ed altre autorità.
Le relazioni saranno
raccolte in appositi atti e messe a disposizione. Per contatti e informazioni,
estensore di questa nota, Massimo Coltrinari (massimo.coltrinari@libero.it)
domenica 18 ottobre 2015
giovedì 15 ottobre 2015
mercoledì 14 ottobre 2015
Pistoia. Convegno 17 Ottobre 2015 Albania
IL COMANDO ITALIANO TRUPPE ALLA MONTAGNA
E LE OFFENSIVE TEDESCHE DELL’INVERNO 1943 PRIMAVERA 1944
Abstract
La Relazione si articola in due parti: la prima dedicata al Comando
Italiano Truppe alla Montagna e sua consistenza e la seconda alle operazioni
tedesche volte alla eliminazione di ogni formazione ribellistica in Albania comprendente
l’arco temprale che va dall’ottobre 1943 al gennaio 1944.
Dopo aver illustrato la consistenza dei militari
italiani rimasti sul suolo albanese all’indomani della crisi armistiziale, ed
avere descritto i nuovi rapporti con gli albanesi in armi oppositori dei
Tedeschi e quindi la figura del non
combattente e del partigiano italiano in Albania, si
esporranno le fasi iniziali, 14-28 settembre 1943, e quindi la definitiva costituzione del
Comando Italiano Truppe alla Montagna con l’assunzione del comando da parte del gen. Arnaldo Azzi. Si
illustrerà, quindi, l’articolazione del Comando Italiano Truppe alla Montagna e
le attività di ricognizione svolta nelle dieci aree dei dipendenti Comandi
Militari di Zona (Peza, Daiti, Berat,
Dibra, Elbassan, Valona, Mati, Corcia, Argirocastro), con cenni ai risultati
delle ricognizioni effettuate.
Al fine di delineare il quadro
organico del Comando Italiano Truppe alla Montagna si descriveranno le
formazioni italiane costituitesi in seno all’E.L.N.A (Esercito di Liberazione
Nazionale Albanese), (Battaglione Gramsci,
Battaglione Palumbo, Batteria Filippo Cotta, Batteria Filippo Menegazzi, Sezione Mortai Mario Fantacci, Compagnia Fratelli Bandiera, Battaglione Matteotti, Batteria tenente Sainati, Ceta Risorgimento Matteotti) e non alle dirette dipendenze del Comando
Italiano
Si è in grado quindi di
illustrare il quadro organico del Comando Italiano Truppe alla Montagna, ovvero
la situazione delle truppe italiane in Albania al 13 ottobre 1943
(dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania e ai suoi alleati.)
La seconda parte avrà come
premessa alla descrizione delle operazioni tedesche in Albania, la descrizione
delle dipendenze gerarchiche germaniche tra il Comando OKW ed il Gruppo di Armate
F (Comando in Capo del Sud-Est) nell’agosto 1943 e l’Ordine di battaglia della
2a armata corazzata (agosto 1943-giugno 1944) con l’illustrazione dello schieramento
delle truppe tedesche nei Balcani alla data del 1 ottobre 1943.
Dopo un rapido cenno ai criteri
della guerra partigiana in Albania ed alle attività operative del Comando
Italiano Truppe alla Montagna nell’ottobre 1943, si descriveranno le azioni germaniche
coeve (L’azione tedesca su Ferizay ed il combattimento di Arbana 9 ottobre
1943, il combattimento di Vishaj 18 ottobre 1943, di Qafa Priskes, 21 ottobre
1943, e di Dibra 29,30 31 ottobre 1943, e le relative conseguenze.
Si passerà quindi, dopo un rapido cenno alla
attività operativa difensiva del Comando Italiano Truppe alla Montagna, alla
offensiva tedesca nella zona di Peza, 6-11 novembre 1943, all’attacco a Dibra
16 novembre 1943, ed al rastrellamento a largo raggio del 20 novembre 1943, nonché
alla descrizione della difesa e dell’annientamento delle forze a Berat. con una
descrizione riassuntiva della situazione alla fine novembre 1943.
L’analisi della situazione ai
primi di dicembre darà il quadro della consistenza delle forze partigiane albanesi
ed italiane alla vigilia della operazione germanica “Berkessel” sviluppatesi
tra il 14 ed il 21 dicembre 1943. Con la descrizione della operazione tedesca
“Seydlitz”, gennaio 1944 e la cattura del ten.col Barbi Cinti e del gen. Dawies
si descrive l’annientamento parziale del Comando Italiano Truppe alla Montagna
e la sua consistenza, al pari di quella delle forze partigiane albanesi
dell’E.L.N.A. al termine dell’inverno 1944, con la dichiarazione tedesca che
l’Albania era stata liberata da forze ribellistiche di opposizione.
La realtà era diversa, basata, e
se ne farà un particolare cenno, sulla volontà degli Albanesi di liberare da
soli il proprio paese con l’aiuto degli Italiani, premessa essenziale alle
attività di riorganizzazione del febbraio successivo ed alle attività operative
della primavera del 1944.
Queste conclusioni delineeranno
il tema del Convegno del 2015 nella sua architettura storico-scientifica,
dedicato alla ricostruzione del Comando Italiano Truppe alla Montagna, il nuovo
rapporto operativo con gli albanesi, ed alle attività operative della
primavera-inizio estate 1944.
martedì 29 settembre 2015
Diario di Internamento di Ernesto Bonacini
Tra le
testimonianze degli Internati Militari Italiani emerge
inedita quella contenuta
nel diario di guerra e
prigionia di Ernesto Bonacini. Nato a Reggio Emilia nel 1923,
si trasferì con la
famiglia ad Aprilia (LT)
nel 1967, nella fase
del suo sviluppo industriale,
dove è deceduto nel 1999.
Partito
nel marzo 1943 da
Forlì per la Grecia
non ancora ventenne,
dopo l'armistizio dell'8
settembre 1943, rifiutando
di optare per la
collaborazione con i
nazisti venne catturato dai
tedeschi presso Atene
ed internato nello Stalag
IV B di Zeithain
in Germania.
Ernesto
aveva contratto in Grecia
la malaria, a causa
di un accampamento
strategico del suo
battaglione descritto nel diario in un
terreno paludoso , infestato
dalla temibile zanzara anofele.
Non erano state sufficienti le zanzariere avvolte strette
lungo tutto il corpo
a proteggere i militari,
consiglio dato loro
dai superiori. Le zanzare
attaccarono pesantemente e nei
giorni seguenti in moltissimi subentrarono i
sintomi inequivocabili
della malattia. Venne quindi
ricoverato in un
ospedale militare ad
Agrinion, dove la
malaria regredì dalla fase
acuta. Ancora convalescente,
apprese in quel contesto
la notizia dell'armistizio
arrivata via radio alle
ore 20 dell'8 settembre
attraverso il messaggio del
maresciallo Badoglio.
Nel
diario di Ernesto sono
descritti “in diretta” anche
quei momenti determinanti
per la sorte dell'Italia
.
”Che
avverrà di noi, che non siamo che una massa amorfa?”: ecco l'angosciante interrogativo
che subito si pose Ernesto dopo la
notizia dell'armistizio.
Infatti,
nonostante l'incosciente primo momento di felicità per quella che si riteneva
la fine del conflitto, si apriva una delle fasi più dolorose della storia
della nostra Italia.
Ernesto
continuò la scrittura del diario nel lager fino alla fine della guerra. Riuscì a nasconderlo, sottraendolo con
abilità alle numerose ispezioni del suo zaino che avvenivano soprattutto nei
trasferimenti di campo e nelle frequenti ispezioni delle baracche.
Il
diario é ora un
insieme di fogli
ingialliti, rilegati dallo
stesso Ernesto in quei
momenti alla bene
meglio con un cordino,
ma ancora leggibili
abbastanza chiaramente.
Lo conservò gelosamente
nel proprio comodino a fianco del letto,
avvolto in fogli
di un vecchio giornale, non
permettendo
a nessuno di
leggere quali sofferenze avesse provato
nella sua esperienza
di guerra e prigionia.
Solo
dopo la sua morte
la figlia, con grande emozione, ne ha
potuto leggere il contenuto.
Sono
pagine toccanti, che rivelano
quelli che furono i
sentimenti dei giovani
del suo tempo ,che
partirono per il
fronte intrisi di quei
valori di Patria che
con l'evolvere della guerra
si trasformarono amaramente nella consapevolezza
di essere stati solamente
pedine innocenti in folli strategie
di guerra.
Il
diario di Ernesto è
stato recentemente trascritto
integralmente dalla figlia
Elisa, che sta valutando
la
possibilità di una
sua prossima pubblicazione.
La
figlia Elisa spiega: “È
banale descrivere quale emozione
ho provato nel leggere
quei fogli di carta
sbiadita. Giorno per
giorno ho vissuto con lui
quei momenti. Non immaginavo quanto
dolore e sofferenza
fisica e psicologica
avesse dovuto subire a Zeithain:
il dolore per la
morte dei compagni,
la malattia, il lager,
la fame, gli stenti,
la fatica per il
duro lavoro, la paura
di morire ed anche
i tradimenti di coloro in cui aveva
riposto la sua fiducia.
È
quest'ultimo forse il
dolore più grande, quello
che vede, a causa
degli stenti, la degenerazione
morale dell'essere
umano, il fratello contro
il fratello.
Sempre
più emerge dal diario
questa amarezza, che si
intreccia dolorosamente
con l'infrangersi di
quei valori, di quegli
ideali che a suo
tempo gli erano stati
trasmessi”.
(seguono alcune
pagine del diario, relative all'8 settembre ed ai primi giorni successivi)
giovedì 10 settembre 2015
venerdì 4 settembre 2015
Temi di Ricerca: l'annessione al reich di territorio italiano Trieste e il Distretto Adriatico
- Internamento. Trieste. Risiera di San Saba.
Uno degli aspetti più
significativi della dipendenza integrale
della Repubblica Sociale Italiana, che i tedeschi consideravano allo loro
strette e dirette dipendenze, in attesa della vittoria finale, dopo la quale tutta
l’Alta Italia sarebbe stata annessa al Reich, ripristinando i confini del
tramontato Imperial Regio Governo Austro-Ungarico è dato dalla esistenza in
territorio italiano di un campo di concentramento. Norma ferrea emanata dai
vertici nazisti è che i campi di concentramento dovevano essere costruiti in
territorio del Reich e non nei territori occupati. Fossoli, ad esempio, essendo
in territorio occupato, non era un campo di concentramento, ma solo un campo di
transito.
Questo per salvaguardare il
segreto; infatti, una volta terminata la guerra e raggiunti gli obiettivi della
purezza ariana, tutte le tracce ed i testimoni dovevano essere cancellati. La
perfidia nazista non ha mai avuto limiti. Se un campo di concentramento è a
Trieste, vuol dire che Trieste, città tanto cara agli Asburgo ed al mondo
tedesco, voleva dire che era in territorio del Reich. La ricerca dovrebbe
svilupparsi in modo da approfondire,
attraverso San Sabba, i rapporti tra RSI e Reich Tedesco. Documentazione
in www.internamentoereticolati.blogspot.com.
Contatti: prigionia@libero.it
sabato 22 agosto 2015
Temi di Ricerca: La tecnica psicologica in Germania.
- Internamento Il Processo di disumanizzazione dell’Internato
Non possibile eliminare una parte
significativa della popolazione ( sia essa presente o immigrata, o di
passaggio) senza tener conto delle reazioni dell’altra restante parte della
popolazione stessa. Se non vi sono troppi oppositori, si può dar luogo alla
eliminazione o allo stesso sterminio di
massa. E’ ciò che è accaduto in Germania dal 1933 al 1945 per gli Ebrei, i
Malati, Gli Zingari, gli Omosessuali, i
considerati “diversi” in genere. Ma anche è accaduto in Ruanda con gli
Hutu, a cui è stato concesso di essere o vittime o esecutori e i Tutsi, ove gli
Hutu moderati sono stati uccisi come i Tutsi. Per arrivare a questo occorre
avviare un processo di disumanizzazione delle vittime individuate, che si
manifesta in sette fasi.
Prima fase: la definizione. E ’ il
fenomeno del capro espiatorio, con il binomio “Noi” –“Gli altri
Seconda Fase:
Il censimento del “diverso” identificato. Si impone anche un segno distintivo;
Terza fase: la designazione. E ’
la fase in cui la popolazione “sana” prende atto, capisce chi è il diverso, fenomeno che
deve essere su larga scala;
Quarta Fase: restrizione dei
diritti politici, economici, sociali. Il diverso deve essere spogliato di ogni cosa, a vantaggio del resto
della popolazione, che vi vede anche dei buoni affari e opportunità allettanti
Quinta Fase: l’esclusione. Il
“Diverso” deve essere escluso dalla collettività “sana”
Sesta fase: l’isolamento
sistematico. Ecco l’utilizzo del campo di concentramento, ove all’isolamento si aggiunge
anche lo sfruttamento coatto e schiavizzato del lavoro del “diverso.
Settima Fase: sterminio di massa
del “Diverso” fino alla sua estinzione. Il campo di concentramento concorre
allo sterminio ma non è sufficiente. Vi si muore per stenti, fame, freddo,
percosse ecc, ma vi si può ance sopravvivere. Occorre per non correre questa
eventualità creare appositi campi: i campi di sterminio. Ecco la differenza tra
campi di concentramento e campi di sterminio (che può essere oggetto di ricerca
apposita).
L’attualità di questa ricerca è
evidente: l’extra comunitario o l’emigrato oggi in Italia è considerato
“diverso”. La ricerca potrebbe individuare in quale fase del processo di
disumanizzazione siamo: sicuramente la prima fase è stata completata; si
oscilla tra la seconda e la terza.
Sotto il profilo storico, come
base di ricerca si può dire che in ogni tempo ed in ogni Paese questo processo
è stato attuato nelle sue prime sei fasi. Solo in Germania (1933-45) è stato
attuato nelle sue sette fasi. Bibliografia: Jean-Nichel Lecomte, La Storia dell’Olocausto, Roma, Sapere
2000 Edizioni Multimediali, 2002, AA, AA, Spostamenti
di popolazione e deportazione in Europa, Bologna, 1987.
Massimo Coltrinari
(massimo.coltrinari@libero.it) .
martedì 18 agosto 2015
Temi di Ricerca La eliminaziione dei malati in Germania 1933-45
- Internamento. Il Programma di Eutanasia “T4”
Il Programma “T4”, segreto,
riceve questa sigla dall’indirizzo della sede Centrale delle Case di Cura e di
assistenza della Comunità di lavoro del Reich, a Berlino in Tiegertenstrasse 4.
Sono destinati al trattamento di eutanasia i sofferenti di malattie specifiche
che non possono essere utilizzati per il lavoro; i ricoverati in forma continua
per almeno cinque anni; i ricoverati come pazzi criminali; i pazienti che non
sono di sangue tedesco e che rappresentano un peso per la sanità germanica.. Le
cliniche ove si applica il programma “T4” sono: Bernburg in Turingia,
Branderburg in Prussia; Grafeneck in Wuttenberg; Hadamar in Assia; Harteim in
Austria nella città di Inz; Sonnestein in Sassonia. Il programma portò in breve
a eliminare 70.000 persone tra il 1941 e il 1942. La punta massa di
eliminazioni si ebbe bel Castello-clinica di Hartheim, con 18289 vittime. Il
programma fu accolto con entusiasmo dalla classe medica tedesca oltre che dai
vertici del nazismo, per la “promozione e perfezione della sanità del popolo
tedesco. La ricerca ha ampia possibilità di sviluppo. Si danno alcuni elementi
bibliografici. E. Conte, C. Essner, La
queste de la race, Hachette, Paris, 1995; H. Friendlander , Le origini del genocidio nazista, Roma,
Editori Riuniti, 1997, R.J.Lifton, I
medici nazisti, Milano, Rizzoli, 1988; B. Muller-Hill, Scienza di morte, Pisa, ETS, 1989; A. Ricciardi von Platen, Il nazismo e l’eutanasia dei malati di mente,
Firenze, Le Lettere, 200.
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