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mercoledì 21 ottobre 2020

Elisa Bonacini 16 ottobre 1943 a Roma

 


16 ottobre 1943: 77 anni fa il rastrellamento degli ebrei di Roma

 

 

 “Un ricordo per la pace”: “Grazie a chi, sopravvissuto, ha avuto la forza di raccontare. Ora spetta alle giovani generazioni perpetuare la memoria della Shoah”

 

 

 

 

77 anni fa il rastrellamento del Ghetto di Roma. Erano le 5 e 30 del mattino del 16 ottobre 1943 quando le truppe della Gestapo invasero le strade del quartiere ebraico catturando 1259 persone: 689 donne, 363 uomini e 207 bambini. Radunati sotto il Portico d’Ottavia vennero condotti nei pressi del Vaticano; due giorni dopo per 1023 di loro la partenza dalla stazione Tiburtina, destinazione il campo di Auschwitz, in Polonia.

Alle famiglie quella mattina venne distribuito un biglietto con le indicazioni dei tedeschi che raccomandavano entro 20 minuti di chiudere la porta di casa portando con sé viveri, documenti ed indumenti personali. Anche malati gravissimi non vennero risparmiati dalla cattura adducendo quale giustificazione ci fosse “un’ infermeria nel campo”.

Solo in 16, Settimia Spizzichino unica donna, sopravviveranno; nessun bambino farà più ritorno.

 

Nell’anniversario della “razzia” degli ebrei romani l’associazione “Un ricordo per la pace” ribadisce il progetto di “Museo per la pace” ad Aprilia, per la cui realizzazione da anni l’associazione si sta battendo. Il progetto prevede uno spazio dedicato alla Shoah e ad Anne Frank, il cui diario è icona della deportazione ebraica. Un’altra sezione, come noto, sarebbe riservata all’internamento degli IMI nei campi nazisti dopo l’8 settembre 1943, i soldati italiani che dissero No al nazismo preferendo la prigionia nei lager alla collaborazione con i tedeschi.

La presidente di “Un ricordo per la Pace” Elisa Bonacini: A ricordarci tutto il male perpetuato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, a monito di quanto mai più dovrebbe riproporsi è stata finora la voce dei sopravvissuti, testimoni diretti dell’Olocausto. A tutti loro, a quelli che ci hanno lasciato falcidiati dal trascorrere inesorabile del tempo, ai rarissimi ancora viventi, abbiamo il dovere di dire grazie. Grazie a tutti per aver trovato il coraggio di raccontare dopo anni di silenzio cosa è stata la Shoah, vissuta sulla propria pelle e su quella dei propri familiari. Grazie per aver trovato la forza di combattere incredulità e negazionismo, seppur struggendosi per il senso di colpa di avercela fatta. Vorrei in questa occasione rivolgere un saluto ed abbraccio virtuale alla Senatrice Liliana Segre e a Sami Modiano, entrambi deportati ad Auschwitz, cui il Comune di Aprilia, città ove ha sede la mia associazione, ha conferito la cittadinanza onoraria.

Nata a Milano nel 1930 Liliana è stata instancabile testimonial dello sterminio degli ebrei con un significativo messaggio di riconciliazione e di pace. Lo scorso 9 ottobre alla presenza delle più alte cariche dello Stato e del Governo ha deciso di rendere l’ultima testimonianza pubblica “alle scuole italiane e ai giovani del mondo” dalla “Cittadella della Pace” di Rondine (Arezzo).

A Liliana, Sami, difficile vederlo senza l’inseparabile amico Piero Terracina scomparso nel dicembre dello scorso anno, e a tutti gli altri dobbiamo dire ancora un infinito grazie. Grazie per averci insegnato che l’odio ed il male si possono vincere con la cultura della pace. Sta a noi ora, figli, nipoti di chi subì la deportazione nei lager nazisti ed alle generazioni che seguiranno mantenere la memoria di una delle pagine più buie della nostra storia, impegnandoci per contrastare ogni nuova forma di razzismo, violenza e discriminazione.

Grazie Liliana, grazie Sami! Sarebbe bellissimo avervi con noi il giorno in cui si realizzerà, se mai si realizzerà, il progetto del “Museo per la Pace” qui ad Aprilia.”

martedì 20 ottobre 2020

Sukkot 5781

 Questa sera gli ebrei si accingono a festeggiare per sette giorni Sukkot, la festa delle capanne contraddistinta da quelle dimore precarie il cui tetto è ricoperto da semplici frasche ricche di simbolismo.

Il testo del Levitico è chiaro rispetto a chi è invitato a risiedere in queste residenze così frugali, segno di sottomissione alla provvidenza: “ogni cittadino di Israele siederà nelle capanne”.

La parola ezrach, cittadino, ci dice chiaramente che alla base devono esistere principi condivisi, leggi in cui tutta la comunità si riconosce, valori intorno ai quali sviluppare la convivenza e la crescita. Chi li fa propri, ha diritto a stare sotto la sukkà, chi in modo sfacciato e insolente, senza riguardo per un sistema che offre garanzie e benefici non li accetta, non può ritenersi pronto ad entrarvi a pieno titolo.

Ma esiste un secondo aspetto di Sukkot, meno conosciuto. Quello di prendere ogni giorno della festa 4 essenze vegetali, unirle insieme, agitarle verso i punti cardinali, augurandosi un anno di benedizione, pregando perché che non si debba soffrire siccità e carestia.

Il Talmud, come di consueto, offre una chiave di lettura apparentemente elementare ma estremamente stimolante e ci invita a riflettere rispetto a questo precetto.

Il cedro, la palma, i rami di salice e di mirto che si stringono fra le mani, non rappresentano che tipi di persone.

Il cedro, bello e profumato, coloro che si attengono alla legge e fanno anche buone opere, la palma e il mirto, la prima, maestosa ma non profumata e l’altro essenzialmente semplici foglie ma dall’odore gradevole, rappresentano chi ha solo una delle due virtù. E poi ci sono rami di salice, senza odore né bellezza.

Saremmo tentati ad escludere questo ultimo tipo di umanità. Ed invece il precetto sta proprio nel unire insieme queste 4 essenze, le une non rifiutano le altre, si integrano, imparano le une dalle altre, si migliorano, si perfezionano fino a costituire quella unità che è necessaria e imprescindibile.

La terra che li ha generati è madre gelosa di ogni sua creatura.

 

Amedeo Spagnoletto, Direttore del MEIS

sabato 10 ottobre 2020

Istruzione e resistenza in epoca nazista 3

di Alessia Biasiolo                                                                                                                  La resistenza a tutto quanto stava accadendo non era semplice, dal momento che si veniva privati di ogni supporto possibile, ma sindacalisti e partiti di opposizione organizzarono azioni di volantinaggio e di protesta che vennero ben presto tacitate. Alcune organizzazioni rimasero segrete anche fino a guerra inoltrata, ma l’azione capillare di smantellamento da parte soprattutto della Gestapo non si interruppe mai, nemmeno durante le fasi catastrofiche della guerra europea.
La Chiesa cattolica ebbe sempre oppositori al nazismo, come lo stesso caso della “Rosa Bianca” testimonia, ma anche le Chiese protestanti ebbero simboli di illuminata opposizione. La linea di condotta generale, infatti, era quella di non contrapporsi alla linea di governo, qualunque esso fosse, pertanto la non ingerenza nelle questioni politiche era d’uso. Preti o pastori che vollero opporsi alle leggi razziali non riuscirono per questo a creare una vera e propria rete di aiuti, rimanendo perlopiù casi isolati e senza appoggio da parte delle proprie organizzazioni ecclesiastiche. Soprattutto l’Operazione Eutanasia fu quella più a rischio per il regime, e Hitler ne era consapevole al punto che, iniziata in sordina, si fermò all’eliminazione delle persone considerate più evidentemente compromesse, ma senza “esagerazioni” che potessero insospettire soprattutto la Chiesa cattolica. Anche la sterilizzazione forzata non era accettata dalla Chiesa, quindi il regime operava con oculatezza, perché l’opinione pubblica cattolica era importante e, soprattutto in alcune aree, molto ricca, capace di influenzare proteste che potevano rivelarsi troppo difficili da gestire anche per il regime nazista che, nel 1940, non si poteva permettere scontri aperti con coloro che, invece, dovevano fungere, almeno sulla carta, da sostenitori.
Lo stesso dicasi per altre forme di “resistenza” al nazismo in Germania, da parte di disillusi o delusi, per mancata carriera, per mancata realizzazione di parti di programma della prima ora. È stato il caso di alcuni militari, soprattutto della Wehrmacht, che già dagli anni Trenta non vedevano di buon occhio la politica espansionistica tedesca verso i Sudeti e l’Austria. Diventava nei mesi evidente che la mira espansionistica tedesca avrebbe portato la Germania di nuovo in guerra. E se molti erano contenti perché questo metteva in risalto le carriere militari appunto, ai militari più avveduti diventò da subito chiaro che quel modo di agire poteva soltanto diventare devastante sul lungo periodo. Di fronte alla Notte dei Lunghi Coltelli alcuni militari avevano mantenuto le proprie riserve, tessendo una blanda rete eterogenea che avrebbe avuto lo scopo di rovesciare il regime a modo e tempo debito. Si attendeva, ad esempio, la presa di posizione finalmente di Francia e Gran Bretagna che avrebbe dato fiato alle perplessità all’interno dello Stato Maggiore dell’Esercito, ma saranno proprio i tentennamenti dei Paesi liberi da gioghi dittatoriali a impedire un’azione decisa dall’interno.  (continua con post in data 10 novembre 2020)

martedì 6 ottobre 2020

Kippur Il Giorno dell'Espiazione

 Domenica 27 settembre (corrispondente alla data ebraica del 10 di Tishrì) inizierà Kippur - il Giorno dell’Espiazione, uno dei momenti più solenni della vita ebraica. È noto che a Kippur si osserva il digiuno senza mangiare né bere fino allo spuntare delle stelle del giorno successivo, ma c'è un'altra caratteristica che contraddistingue questo tempo dedicato all'espiazione.

Ognuna delle preghiere che riempiono la giornata contiene almeno una"confessione dei peccati"Widdui in ebraico. Si tratta di un momento intimo, in cui la lettura di una serie di trasgressioni "tipo" non è altro che lo stimolo ad aprire i propri cuori e calarsi in un'attenta analisi del proprio comportamento. Capire insomma, dove, durante l'anno che è trascorso, avremmo potuto fare meglio, dove non siamo stati all'altezza, non abbiamo fatto prevalere l'umanità, nel senso più nobile del termine, ed abbiamo lasciato che superficialità, ignavia, trascuratezza di modi, prendessero il sopravvento. Il Widdui è uno strumento indispensabile per chi pensasse che possa bastare riconoscere di aver sbagliato, rimanere sul vago, ammettere in modo generale che la manchevolezza c'è stata, ma in fondo è congenita. 
Ed invece ciò che è richiesto è lo sforzo di riportare a galla quei dati che avevamo preferito archiviare nelle celle più nascoste della memoria: dove abbiamo sbagliato e perché. È solo in quel frangente che nasce la forza di affacciarsi a un nuovo anno nel migliore dei modi. 
Un maestro medievale ha fatto notare che nel giorno di Kippur è richiesto di riflettere attraverso la confessione dei peccati in ben 10 circostanze, pari alle volte in cui il Sacerdote, in questa giornata solenne, pronunciava il nome tetragramma di Dio ai tempi del Tempio. Questo ci può suggerire che il Widdui, circostanza in cui è richiesto di ritrovare se stessi, coincida con i momenti di maggiore spiritualità.

Kippur è un crescendo. Non è un caso che culmini quando, prossimi alla chiusura, per sette volte si invoca l'espressione "Iddio è il Signore"; a quel punto, quasi in risposta ad un appello arriva lo shofar, il corno di montone, che in questa solennità ricorda il suono che annunciava il giubileo, segno di libertà, di uguaglianza e sopratutto di fiducia in una umanità migliore.

 

Amedeo Spagnoletto

mercoledì 30 settembre 2020

1938 L'umanità negata

 Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah 

Via Piangipane, 81 - Ferrara

Riapre martedì 22 settembre al MEIS il percorso multimediale “1938: l’umanità negata”, a cura di Paco Lanciano e Giovanni Grasso. Una iniziativa promossa dalla Presidenza della Repubblica con il contributo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca-Miur e il sostegno di Intesa Sanpaolo.
Fortemente voluta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la mostra è stata esposta nel 2018 al Quirinale in occasione degli ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali e costituisce la prima parte dell’allestimento del MEIS dedicato alla Shoah.
Attraverso l’uso di multimediali con immagini e filmati d’epoca, documenti originali e installazioni, “1938: l’umanità negata” crea una esperienza immersiva che permette al visitatore di entrare in contatto con il dramma delle leggi razziali, l’esclusione sociale, la persecuzione nazifascista e lo sterminio.
Il percorso concepito dai due curatori è infine arricchito al MEIS dall’installazione site-specific dell’artista israeliano di fama internazionale Dani Karavan, creata per ricordare l’esperienza italiana della Shoah.

sabato 19 settembre 2020

Il Capodanno Ebraico

 La sera di venerdì 18 settembre, corrispondente con il 1° giorno del mese ebraico di Tishrì, inizia Rosh Hashanà, il Capodanno ebraico che segna l'ingresso nell'anno 5781. Durante la sera, riuniti a cena con tutta la famiglia, si usa intingere uno spicchio di mela o un pezzo di pane nel miele augurando un anno dolce come dolce è il sapore del miele.

Alcuni celebrano il seder (ordine) consumando delle pietanze dal forte valore simbolico, tra queste la melagrana. Mangiando il frutto si chiede che i nostri meriti siano numerosi come i chicchi, un auspicio per l'anno a venire.

Con Rosh Hashanà inizia il periodo delle principali ricorrenze ebraiche, dieci giorni dopo cade infatti il giorno del digiuno di Kippur e il 15 di Tishrì inizia Sukkot, la festa delle capanne che si conclude con Simchat Torà, il giorno in cui in sinagoga si legge l’ultimo passo della Torà, ricominciando immediatamente dopo la sua rilettura per non interrompere il ciclo. Questo periodo è incentrato sull'espiazione, l'analisi di coscienza, l'impegno a migliorare le proprie azioni e ad avere un comportamento di maggiore rispetto verso il prossimo; gli ebrei ovunque si trovino iniziano un percorso per chiedere perdono delle proprie trasgressioni, un cammino di rinnovamento e rinascita lasciando indietro quanto di negativo è successo nell'anno precedente.

A Capodanno si invoca l’amore dell’Eterno verso le Sue creaturechiedendo di ricevere un giudizio favorevole per il nostro comportamento e di poter essere iscritti sul Libro della Vita.

 

In attesa di potervi accogliere nella prossima grande mostra del MEIS “Oltre il ghetto. Dentro & fuori” - curata da Andreina Contessa, Simonetta Della Seta, Carlotta Ferrara degli Uberti e Sharon Reichel - che verrà inaugurata il prossimo marzo del 2021, il Presidente del MEIS Dario Disegni e il Direttore Amedeo Spagnoletto vi augurano Shana Tovà Umetukà, che sia un anno buono e dolce come il miele e colmo di meriti come i chicchi della melagrana.

 

(Traduzione del testo in ebraico tratto dalle preghiere di Capodanno “Re che ami la vita ricorda le Tue creature con amore – Buon anno". Illustrazione di Giulio Stabellini)

lunedì 7 settembre 2020

Istruzione e resistenza in epoca nazista 2

di Alessia Biasiolo                                                                                                                         La questione della resistenza tedesca al nazismo è controversa. Infatti, molti personaggi anche illustri si sono affrettati, a guerra finita, a definirsi artefici di movimenti di spionaggio o di resistenza, fondatori della “Rosa Bianca” stessa, eccetera, forse per sfuggire a lunghe pene detentive dopo essersi trovati agli arresti per sospetta collusione con il regime dittatoriale. Non per tutti coloro sono state trovate prove certe, pertanto ancora oggi la Storia nutre dei dubbi che non può, in mancanza di documentazione, sfatare. Opporsi al regime nazista non fu semplice. Per sintetizzare la posizione tedesca, di più strati sociali in vari anni dalla proclamazione di Hitler a capo del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, si pensava che il programma politico così abilmente ostentato si sarebbe poi ridimensionato una volta raggiunto il potere. Quando, però, alcuni si resero conto che tutto si stava, invece, realizzando proprio come Hitler aveva pianificato, era troppo tardi per organizzare una qualche forma efficace di protesta. Eletto cancelliere ed entrato nei pieni poteri nel 1933, Hitler dispose immediatamente l’eliminazione di ogni forma di opposizione, soprattutto interna al partito (vedasi la tristemente famosa Notte dei Lunghi Coltelli).
I dati degli arresti a seguito dei controlli della Gestapo testimoniano che prese di posizione ci sono state. In meno di sei anni, circa un milione di tedeschi furono inviati nei campi di concentramento, il primo dei quali era stato aperto nel 1934. Attività antinazista è stata imputata a oltre duecentomila persone condannate a pene detentive in carcere; a circa due anni dalla salita a ruolo di cancelliere di Hitler, pare esistessero migliaia di centri clandestini di diffusione di volantini antinazisti. Molti oppositori erano appartenenti a partiti di sinistra, altri erano oppositori cattolici. Quella rete antinazista può spiegare la serie di attentati ai quali il Führer sfuggì durante la dittatura.
Neppure si deve dimenticare che il grande nemico del Terzo Reich, assieme agli ebrei, erano i comunisti, pertanto anche verso di loro si era concentrata l’azione repressiva e, di fatto, eliminatoria sin dai primi tempi del regime, a cominciare dall’incendio del Reichstag.
“Il vasto incendio del Parlamento segna l’ultimo conato del comunismo in Germania mentre il trionfo elettorale di Hitler apre un nuovo periodo della storia tedesca”, recitava il testo introduttivo al filmato Luce che documentava, in Italia, la vastità dell’incendio stesso, avvenuto il 27 febbraio 1933 per mano nazista per incolpare comunisti, ed eventualmente ebrei, del danno alla Germania. Nei pressi del Parlamento venne trovato il definito agitatore comunista Marinus Van der Lubbe, un muratore olandese ventiquattrenne che aveva fallito il progetto di trasferirsi in Unione Sovietica. Sotto tortura, ammise di essere stato lui a dare fuoco al Parlamento e l’episodio diede spazio ai nazisti per chiedere all’anziano presidente tedesco di firmare il Decreto dell’Incendio del Reichstag che aboliva la maggior parte dei diritti della Repubblica di Weimar, reintroducendo la pena di morte. A seguito di questo, fu possibile condannare a morte Van der Lubbe nel 1934. Il colpo di mano si rivelava di fatto utile per smorzare la possibilità di non avere un plebiscito alle elezioni federali del 5 marzo 1933, le ultime in Germania ad essere pluripartitiche prima della dittatura. Il partito di Hitler ottenere una percentuale intorno al 45%, ma il Partito Socialdemocratico e il Partito Comunista insieme ottennero comunque circa il 30% dei voti, addirittura sopravanzando il Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori in due casi, tra cui Berlino, dove ottennero addirittura oltre il 50% dei voti. A quel punto non fu più ostacolata la strada al totalitarismo hitleriano che si stava componendo in fretta, approvando leggi che mettessero subito in pratica il progetto politico. In occasione delle elezioni, per dichiarati motivi di sicurezza, molti esponenti comunisti vennero arrestati e incarcerati, così come sindacalisti e antinazisti in genere. Nel nuovo insediamento venne definito finito lo Stato di diritto e finite le garanzie civili per i cittadini. Già con il Decreto di incendio del Reichstag erano finiti la libera associazione, il diritto di riservatezza della posta, ad esempio. Ora si optava per esautorare il Parlamento dei suoi poteri, che di fatto non aveva più, mentre a breve verrà creata la Gestapo, la polizia politica. Locali pubblici come le mitiche birrerie tedesche, vennero messe sotto stretto controllo delle SA e delle SS. Proprio le birrerie, forse sapendo Hitler quanto potessero diventare pericolose! (continua con post in data 5 ottobre 2020)



giovedì 20 agosto 2020

Biografia di Giacomo NASATTI Internato in Germania 2

post precedente in data 12 agosto 2020


di MARIO NASATTI

Fine della guerra, nascita della Repubblica Italiana
 2 giugno 1946,  l’Italia, dalle macerie della guerra, rinasce come Repubblica libera e democratica fondata sul lavoro. Fra i padri costituenti il dott. Giuseppe Lazzati, ufficiale degli Alpini, reduce dai Lager nazisti.
Giacomo, congedato dopo 90 mesi passati al servizio della Patria, viene assunto come operaio falegname presso la Società elettrica Orobia, in seguito diverrà ENEL. Luglio 1946 nasce mia sorella Ada.  Nel 1950 insieme al fratello Galdino, (anch’egli reduce di guerra e prigionia) acquista una porzione terreno a Valmadrera. Lo zio muratore e papà falegname si rimboccano le maniche e, con l’aiuto di amici e parenti, costruiscono due casette ognuna col suo orticello. Ricordo la gioia di mamma e l’orgoglio di papà per la nostra casa. In quegli anni riceve visite dai suoi ex commilitoni. Il sindaco, nelle ricorrenze patriottiche, invita papà accanto a sé. Nel 1957 nasce mio fratello Fabrizio e il Gruppo Alpini Valmadrera di cui Giacomo è cofondatore e capogruppo.  
Due anni dopo, nel 1959, partecipa alla consacrazione della Chiesetta votiva del Battaglione “Morbegno” al Pian delle Betulle in Valsassina. Quella domenica ero presente anch’io, sedicenne, col gagliardetto del Gruppo Alpini Valmadrera. Ricordo la moltitudine di Alpini e persone sul prato antistante la nuova Chiesetta e il toccante incontro di mio padre con alcuni suoi Alpini i quali in segno di stima e sincera amicizia formarono un gruppetto vicino a Giacomo,il loro sergente”, che nei Lager nazisti aveva rifiutato i vantaggi di capo baracca per non lasciarli soli, sull’esempio del Beato Teresio Olivelli e del Venerabile  Giuseppe Lazzati.
Negli anni a seguire, ogni prima domenica di settembre, Giacomo salirà in pellegrinaggio al Pian Betulle presso la Chiesetta Votiva del “Morbegno” per ritrovarsi con i suoi Alpini e ricordare i commilitoni Caduti e quelli “andati avanti”.




 Gli anni della pensione
Nel  1974, il Presidente ENEL consegna a Giacomo la “Medaglia d’Argento per i 25 anni di effettivo servizio e operosa attività. Con la pensione avendo più tempo a disposizione, incapace di stare inattivo, amante della Montagna e della natura, oltre collaborare con le varie Associazioni Alpinistiche locali, adotta una porzione di terreno agricolo in stato d’abbandono sulle pendici del Monte Moregallo, con incantevole vista lago. Dopo aver estirpato erbacce e sterpi realizza una casetta in legno tipo “Baita alpina” al servizio dei famigliari e dei numerosi amici fra cui i reduci per trascorre momenti in lieta compagnia con l’amato Tricolore, il cappello Alpino e i suoi cani, sempre meticci trovatelli.
Nel 1979, riceve dal “Ministero della Difesa il distintivo d’onore per i patrioti “Volontari della Libertà” istituito con decreto luogotenenziale n.350 del 3-5-1945; essendo stato deportato nei lager ed avendo rifiutato la liberazione per non servire l’invasore e la repubblica sociale durante la resistenza”.
Mio padre è “andato avanti” nel 1990, dopo una vita laboriosa accanto alla sua sposa, ai suoi figli e numerosi nipoti, lasciando il ricordo di una persona attiva e disponibile con i bisognosi, rispettosa di sé, degli altri e della natura che ci circonda. Combattente valoroso e reduce dall’internamento nazista per la conquista della Libertà e Democrazia dell’amata Patria. Beni imprescindibili da custodire con amore e trasmettere intatti alle future generazioni.

“PER NON DIMENTICARE”
La Repubblica Italiana, dopo decenni di colpevole oblio, con la Legge n. 296 del 26 dicembre 2006, ha istituito la “Medaglia d’Onore” a titolo di riconoscimento, soprattutto morale, ai militari italiani che dopo l’8 settembre 1943, furono catturati e internati nei lager in territorio germanico destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra del Terzo Reich.
la Federazione dell’Istituto Nastro Azzurro di Lecco, in linea con gli scopi dello Statuto, da alcuni anni svolge, volontariamente, le ricerche dei Fogli Matricolari relativi ai militari che nelle guerre del secolo scorso hanno servito la Patria con atti d’eroismo, senso del dovere e dell’onore. Grazie alla fattiva collaborazione con l’Archivio di Stato di Como, dal 2012 ad oggi, sono state consegnate 120 Medaglie d’Onore agli IMI (Internati Militari Italiani) in massima parte alla (memoria) cui va aggiunta la posa di 34 “marmette” votive presso la Chiesetta del Battaglione “Morbegno” al Pian delle Betulle.
Valmadrera, 12 maggio 2020
Mario Nasatti

   

mercoledì 12 agosto 2020

Biografia di Giomo NASATTI Internato in Germania 1

  
Biografia Nasatti Giacomo

di Mario Nasatti*

Giacomo Nasatti nasce a Valmadrera (CO) il 21 maggio 1916,  figlio Santo e Anghileri Bambina, quintogenito di una famiglia di 4 maschi e due femmine, trascorre l’adolescenza nell’antica corte contadina “Fatebenefratelli”, sulla Rocca di Valmadrera a picco su  “Quel ramo del Lago di Como, ……….., tra due catene non interrotte di monti……..”  di manzoniana memoria. Conseguita la licenza di 5° elementare aiuta i genitori nei lavori campestri. Quattordicenne è assunto apprendista falegname presso una ditta in Lecco ed impara la lavorazione del legno.
In occasione della “Crociera Aerea del Decennale”, luglio - agosto 1933, guidata da Italo Balbo, (già eroico ufficiale degli Alpini, fondatore de L’Alpino), il giovane ebanista, fedele alla Voce del suo tempo, realizza un modellino in legno del famoso idrovolante SIAI Marchetti S 55 X. utilizzato per il volo transoceanico. La copia dell’aereo è perfetta. Sulle ali spicca il tricolore e l’opera viene esposta alla Mostra organizzata dal Fascio di Lecco, per celebrare l’evento di risonanza mondiale.
Nel tempo libero frequenta la Palestra Ghislanzoni di Lecco, pratica il pugilato (sport fra i più antichi  “nobile arte della difesa”).  Come dilettante partecipa a vari incontri provinciali e regionali con successo. Oltre la box ama la Montagna e compie escursioni sulle montagne lecchesi. Di fisico robusto è un ottimo alpinista, lo sarà anche in età avanzata.
Chiamata alle armi e Spagna
La chiamata alle armi arriva il 10 maggio 1938: arruolato nel 5° Reggimento Alpini Battaglione “Morbegno” a  Merano:  il “30 giugno 1938 è nominato soldato scelto, il 10 agosto promosso al grado di caporale e il 30 novembre 1938  promosso caporal maggiore di squadra fucilieri .   Distinzioni e servizi speciali : tiratore scelto col fucile mod. 91, fucile mitragliatore.
27 febbraio 1939, è “Volontario in servizio non isolato all’estero per tempo indeterminato nel “1° Battaglione Alpini in pratica “osservatore” in Spagna , dove gli Alpini vanno in borghese, ma non rinunciano cappello alpino che nascondono sotto il pastrano (vedi foto); arrivati a Cadice, via mare, non sono  impiegati perché nel frattempo il Generale Franco entra vittorioso a Madrid. Gli Alpini rientreranno in Patria, sempre via mare, facendo la “quarantena” a  Castellamare di Stabia (vedi foto).  Finita la quarantena il “1° Battaglione Alpini” viene sciolto e gli alpini rientrano ai Battaglioni di appartenenza.
Nella Caserma del 5° Alpini a  Merano,  dopo le esercitazioni,  era possibile organizzare attività sportive come partite di calcio, incontri di boxe e altre discipline. Il Caporal magg. Nasatti Giacomo, disputò alcuni incontri di box , fra cui quello famoso col Capitano Verdi (nome di fantasia) di cui sono venuto a conoscenza nel 2011 tramite il racconto del Ten. Col. (R.O.) Enzo Curti classe 1917  che, all’epoca del fatto era Caporal magg. della 44^ “Morbegno” con mio padre.
“ Il Capitano Verdi è un bell’uomo, atletico e forte,  però sul ring si trova in  difficolta in quanto tuo padre, pur essendo più basso (alto m. 1. 64,5) è più giovane, più agile e preparato. Ad un certo punto dell’incontro l’ufficiale dice, “ma tu fai sul serio”, la risposta di Giacomo è pronta: “Signor Capitano, se vuole, mi fermo” la replica :  “no, no, vai avanti, è un ordine!” Si riprende ma il Capitano non è in grado di competere con la tecnica precisa dell’avversario che lo obbliga più volte alle corde.  Al termine dell’avvincente incontro  l’arbitro assegna la vittoria al caporale; l’ufficiale con autentico spirito sportivo abbraccia tuo padre, per la correttezza e lealtà dimostrata durante il match. Scrosciano gli applausi degli Alpini che tifavano per il caporale, perché l’ufficiale era piuttosto rigido con la truppa e non lesinava punizioni. Morale: Giacomo diventa un mito per noi alpini e il Capitano Verdi meno rigido con la truppa.”
Questo a dimostrazione che lo Sport, praticato con puro agonismo, non conosce censo e gradi ed ha capacità di unire le persone: nelle gare internazionali supera i confini e unisce le Nazioni, vedi Olimpiadi.    
9 settembre 1939, Hitler invade la Polonia, il 6 novembre 1939, mio padre ha concluso i 18 mesi di leva e, anziché essere congedato, viene “Trattenuto alle armi a senso della “Circolare 4001 in data  24 agosto 1939  del Ministero di Guerra.”  E’ il preludio che anche l’Italia si appresta ad entrare in guerra: continuano le esercitazioni e gli addestramenti delle nuove reclute. Nell’inverno 1939-40, come ebanista realizza speciali sci da adattare ai muli, vedi foto d’epoca sul Monte Rosa, Nasatti è quello con la sacca sul davanti.
 10 giugno 1940, dichiarazione di guerra alla Francia e all’Inghilterra a fianco della Germania  
Il 5° Alpini, facente parte della “Tridentina” partecipa alle operazioni di guerra sul fronte Occidentale contro la Francia, dall’ 11 al 24 giugno, nella zona del Col de la Seigne.  
Il fronte greco – albanese,  28 ottobre 1940- 23 aprile 1941
28 ottobre 1940, l’Italia dichiara guerra alla Grecia. Il 5° Alpini inizia il trasferimento in ferrovia diretto a Brindisi il 4 novembre. Da Brindisi, nei giorni 10, 11 e 12 novembre raggiunge l’Albania.  Il Morbegno e l’Edolo sono aviotrasportati, mentre il Tirano e i reparti minori sbarcano in Albania via mare; il 13 novembre il Morbegno e L’Edolo sono già attestati nella zona montuosa di Coriza a contatto col nemico. Il Morbegno sostiene i primi accaniti combattimenti sul Monte Lofka
15 novembre, Kazanit, muore in combattimento anche il Caporale Nasatti Mario 47^ Cp. Mortai, cugino di mio padre, nato e cresciuto nella stessa corte “Fatebenefratelli” sulla Rocca di Valmadrera: grande è il cordoglio dei parenti per la morte di questo giovane, appena ventenne, le cui spoglie rimarranno insepolte in Albania.  
Nonostante l’eroica resistenza, causa anche le condizioni metereologiche avverse, il 5° Alpini è costretto a ripiegare nelle posizioni retrostanti: In un mese e mezzo di durissimi combattimenti ha dato un generoso contributo alla Campagna: 1300 uomini tra morti, dispersi,  feriti  e congelati (senza contare gli ammalati gravi) ,
il 28 dicembre 1940, per ricomporre i ranghi del Battaglione Morbegno, decimati dai combattimenti e dalle intemperie di quel terribile inverno, affrontato con un equipaggiamento inadeguato, iniziano ad arrivare i Complementi fra questi il Capitano Adriano Auguadri e gli Arditi di Battaglione che combatteranno al suo fianco sino all’estremo sacrificio.
 Inquadrato nei Complementi il caporal maggiore Nasatti Giacomo, il 19 gennaio 1941, è aviotrasportato da Foggia a Tirana. Trasferito in prima linea il 24 gennaio 1941, partecipa all’azione di carattere offensivo condotta dal Capitano Auguadri a quota 926 di Sqimari , Val Tomorezza, ricevendo la M.B.V.M.(sul campo) dal Comandante del 5° Alpini, Colonnello Carlo Fassi.
“Nasatti Giacomo di Santo e Anghileri Bambina, da Valmadrera (Como), classe 1916, caporal maggiore, 5° Alpini, Battaglione “Morbegno”
Comandante di squadra fucilieri, durante un attacco contro posizione nemica, guidava con perizia e coraggio il proprio reparto che incitava con la parola e coll’esempio, sull’obbiettivo assegnato alla squadra finchè, giunto a contatto col nemico, ne aggirava la posizione assaltando con bombe a mano e baionetta riuscendo così a ributtarlo con perdite e impadronirsi della posizione. Ad un tentativo nemico di contrassaltare si  opponeva con energico fuoco e bombe  a mano. Sempre di esempio ai suoi uomini, ha dimostrato alto senso del dovere ed ardimento.  – Quota 926 di Sqimari  (fronte greco) 24 gennaio 1941”
  A Sqimari gli Alpini del “Morbegno” durante  una  pausa dai combattimenti esprimono il Voto che sarà sciolto nel 1959 con la Chiesetta Votiva al Pian delle Betulle, Valsassina (LC). Seguiranno altre azioni sul Monte Guri i Topit: a quota 2110 il 9 marzo e  quota 2120 il 4 aprile 1941, con l’olocausto del “Morbegno” col sacrificio di Auguadri, Ferruccio Battisti e tantissimi caduti da ambo le parti.  Il 25 marzo,  Nasatti viene ricoverato all’Ospedale Militare da Campo, sarà dimesso il 5 maggio. Rientrato in Patria, il 25 luglio 1941, è mandato in licenza straordinaria di gg. 32 (Circolare 143750 / 53.1.9)  torna casa dai genitori e dalla sua amata fidanzata. Rientra al “Morbegno”, dislocato in Piemonte, il 26 agosto 1941, riprende le esercitazioni e gli addestramenti delle reclute. 12 marzo 1942, si sposa con mia madre Elvira Baù classe 1919, il matrimonio si celebra Veronella (VR), luogo di nascita della mamma. Il 20 maggio 1942 cessa di essere mobilitato perché passato effettivo al Comando Truppe al Deposito 5° Alpini. Eviterà la Campagna di Russia e farà la spola fra il Magazzino Deposito del Battaglione “Morbegno” in Lecco  e  la Caserma del 5° Alpini di Merano.
15 gennaio 1943, promosso al grado di sergente. 6 giugno 1943, a Malgrate, nasce il sottoscritto: alla bella notizia papà è in Val Venosta con le reclute classe 1924, offre da bere a tutti e viene a casa in licenza.






La prigionia nei Lager nazisti
 I momenti belli durano poco, infatti, 3 mesi dopo, l’8 settembre 1943, l’annuncio dell’Armistizio coglie mio padre e il Ten. Giuseppe Lazzati a Merano nella Caserma del 5° Alpini con le reclute del 2° scaglione, classe 1924, provenienti da Lecco. La maggioranza dei militari, compresi i Comandanti, rifiuta di continuare a combattere al fianco dei tedeschi: saranno catturati e deportati nei Lager nazisti in territorio germanico, dando inizio alla Resistenza disarmata. Il sergente Nasatti, veterano decorato al Valor Militare, è scelto come capo baracca, rispetto agli altri internati se accettasse avrebbe dei vantaggi: rinuncia per non servire i nazisti e stare accanto ai suoi Alpini. Stimato dai prigionieri, costretto al lavoro coatto, subirà maltrattamenti inumani dai Kapò, patirà umiliazioni, fame e freddo ma troverà la forza e il coraggio di resistere, al pensiero dei suoi cari che anelano il suo ritorno.
Lo scorso 2 maggio il Gen. di C.A. Salvatore Farina, attuale Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, in occasione del 75° anniversario della fine della 2°Guerra Mondiale ha ricordato il contributo dei militari italiani combattenti la Battaglia di Montelungo (7-16 dicembre 1943) a fianco degli Alleati e quello dei 700.000 Militari Italiani Internati (IMI) di cui ben 50.000 persero la vita nei famigerati Lager nazisti.
Papà sarà liberato a guerra finita dai russi. Tornerà a casa dopo un viaggio allucinante di 4 mesi in massima parte a piedi, dall’alta Polonia al Brennero, attraverso città e territori devastati dalla follia della guerra. Dimagrito e provato, finalmente, la mattina del 26 agosto abbraccia sua moglie e il suo bimbo che aveva lasciato in fasce. La famiglia è riunita e, la vita, degna d’essere vissuta, ricomincia.   
* Figlio di Giacomo Nasatti, Presidente della Federazione del nastro Azzurro di lecco, alpino
info: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org
segue con posto in data 20 agosto 2020

mercoledì 5 agosto 2020

Istruzione e Resistenza in epoca nazista 1


di Alessia Biasiolo

A proposito dell’educazione dei giovani in epoca nazista, se doveva essere obbligatorio in ogni scuola leggere “La mia battaglia” di Hitler, assieme a “Il fungo velenoso” o a “I Protocolli dei Savi di Sion”, in modo da addestrare la gioventù hitleriana soprattutto a non provare alcun tipo di compassione per altri esseri umani considerati inferiori o addirittura “non esseri umani”, non tutti si allinearono davvero alla politica in corso in quel tempo. Il caso celeberrimo è stato quello proprio di un gruppo di studenti.
I membri del gruppo denominato “Rosa Bianca” erano studenti universitari di Monaco di Baviera. Nei loro scritti si leggono illuminanti frasi sull’idea di Europa unita e federale che sembrano scritte da pochi giorni: un’Europa in cui la tradizione cristiana avrebbe dovuto segnare un periodo di rinnovamento non violento, con governi basati sulla tolleranza e la giustizia. Guidati da forti ideologie antinaziste maturate soprattutto a Ulm in seno alla comunità cattolica resistente al nazismo, e diffusesi grazie alle comunità parrocchiali, gli studenti si organizzarono per mettere in pratica le loro idee. Se dovevano fare la differenza con l’ideologia politica che aveva portato alla dittatura; se dovevano lottare contro la dilagante e sconsiderata violenza, allora per primi dovevano essere non violenti. Organizzarono pertanto un’opposizione pacifica e passiva, scrivendo, stampando e diffondendo volantini che fossero in grado di svegliare le coscienze tedesche e dimostrare, allo stesso tempo, che non tutto era perduto per gli ideali di pace e di vita in comune con ogni altro essere umano. I loro punti di riferimento erano i testi sacri, ma anche la migliore letteratura tedesca, come gli scritti di Goethe, ad esempio. L’attività iniziò nel 1942. I primi volantini vennero distribuiti in varie città tedesche e austriache, nelle zone che si pensavano più recettive del messaggio antimilitarista. Nel 1942 la situazione militare tedesca non era già delle migliori: gli Stati Uniti erano entrati nel conflitto e cominciavano ad organizzare le prime azioni autonome, non di solo appoggio agli alleati. Il fronte africano traballava e il fronte russo aveva già visto inenarrabili sofferenze anche per il grande e perfetto esercito teutonico. Quindi il messaggio giungeva in un momento ideale per essere letto e soppesato secondo l’ottica degli studenti, e ottenere consenso. L’attività del gruppo continuò così per ancora alcuni mesi, sempre diffondendo volantini. Nel febbraio del 1943, quando sembravano adatti i tempi, l’azione divenne più forte, aggiungendo ai volantini lanciati nell’università stessa, il 18 febbraio, anche slogan antinazisti dipinti sui muri dell’ateneo. A quel punto la resistenza diventava netta e manifesta. Un bidello individuò la ragazza che aveva preso l’eroica decisione di lanciare i messaggi di carta dalle scale verso l’atrio dell’università e la fece arrestare assieme al fratello, suo complice. I fratelli Scholl speravano di concentrare le attenzioni della polizia politica nazista su di loro, inutilmente. Sophie, autrice dell’atto più evidente, venne torturata fino al 21 febbraio per farle rivelare informazioni utili all’arresto degli altri membri del gruppo e il 22, assieme al fratello Hans e all’amico Christoph Probst, venne processata dal Tribunale del Popolo che li accusò di sabotaggio al regime, allo sforzo bellico, di rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista, diffamando nel contempo Hitler. Il giorno stesso i tre ragazzi vennero condannati e uccisi. In aprile vennero processati gli altri membri più importanti del gruppo, Alexander Schmorell, Willi Graf e Kurt Huber, un loro professore. Anch’essi vennero ritenuti colpevoli e condannati a morte, mentre altre persone della “Rosa Bianca” che avevano avuto ruoli di minor spicco, soprattutto di aiuto alla vedova di Probst rimasta sola e senza sostegno per sé e i tre figli, vennero condannati a pene detentive.
Per Hitler era fondamentale stroncare immediatamente episodi o organizzazioni di quel genere. Pensare che in seno alla Germania nazista qualcuno potesse liberamente fare circolare le proprie idee di necessario rovesciamento proprio del suo incarico, non era assolutamente possibile. Pertanto il Tribunale del Popolo doveva decidere in maniera drastica e immediata, in modo da non fare serpeggiare ancora il virus dell’incertezza, quando si doveva essere tutti tesi allo sforzo bellico.

(continua con post in data 5 settembre 2020)

giovedì 30 luglio 2020

Un Progetto da Riprendere. Il Giordino della Memoria dedicato agli Internati ed ai Deportati ad Osimo


Siamo alla quarta volta che riprendiamo questo progetto
Non è colpa di nessuno se il
Giardino della Memoria
dedicato agli Internati e ai Deportati  di Osimo
durante la Seconda Guerra Mondiale
non si sia realizzato

 Ad Osimo non abbiamo un qualcosa che ricordi alle giovani generazioni il loro sacrificio
Gli altri protagonisti della lotta per la libertà hanno in Osimo più di un monumento

Il difficile argomento dell'Internamento e della Deportazione Civile
 schiacciato dall'immane tragedia dell'Olocausto  del popolo ebraico
rilega ai margini e quindi all'oblio  chi ha combattuto ed ha subito in questa forma

A Casenove esiste il Monumento ai soldati del Corpo Italiano di Liberazione
che insieme ai Polacchi contribuirono a liberare Osimo



Il progetto, che sarà riformulato tenendo conto delle esperienze precedenti
ed anche degli errori commessi
avrà l'egida della
Federazione Provinciale del Nastro Azzurro
 di Ancona

sulla base della circolare n. 4 del Presidente Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro
in merito ai monumenti 

lunedì 27 luglio 2020

Procedura per il riconoscimento della Medaglia d'Onore


MEDAGLIA D’ONORE IMI : L’APPELLO DI “UN RICORDO PER LA PACE”

 Il 2 giugno di ogni anno la consegna delle onorificenze: ultimi giorni per far partire le richieste




Nuovo appello dell’Associazione “Un ricordo per la pace” agli aventi diritto ed ai loro eredi per richiedere la Medaglia d’Onore IMI.
Ultima settimana questa per provvedere all’invio della richieste che potrebbero essere valutate già ai primi di aprile in una riunione del Comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per la prossima consegna delle onorificenze il 2 giugno Festa della Repubblica.
La Medaglia d’Onore viene consegnata presso le Prefetture italiane generalmente due volte l’anno: il 27 gennaio Giorno della Memoria ed il 2 giugno ed è concessa con Decreto del Presidente della Repubblica ai cittadini italiani, militari e civili che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 rifiutarono di aderire alle formazioni naziste e pertanto vennero catturati dai tedeschi e internati nei lager, destinati a lavoro coatto per l’economia di guerra della Germania.
Si stimano oltre 616.000 i soldati italiani che dopo l’armistizio dell’Italia, rifiutando di continuare la
collaborazione con i nazisti, furono catturati e deportati nei campi di concentramento. Il loro status non fu quello di prigionieri di guerra, bensì di “internati militari”, abile stratagemma di Hitler per sottrarli alla tutela della Croce Rossa Internazionale. Considerati dai tedeschi “traditori” furono obbligati a svolgere lavori particolarmente pesanti e pericolosi ed esposti al rischio dei frequenti bombardamenti. A costo della propria vita gli Internati Militari Italiani mantennero fede al giuramento fatto alla Patria, allora Regno d’Italia. Solo una piccolissima percentuale, spinta dagli stenti e dalle continue vessazioni, optò a favore dei tedeschi. Più di 50.000 soldati italiani morirono in quei campi, per lo più di fame e malattie contratte a causa delle gravi carenze nutrizionali ed igieniche. Migliaia di loro morirono poco dopo il rientro in Italia.
Per richiedere la Medaglia d’Onore è necessario compilare e spedire, tramite raccomandata, una modulistica scaricabile dal sito internet del Governo Italiano – Medaglia d’Onore I.M.I. allegando le documentazioni di cui si è in possesso( foglio matricolare, lettere dal lager etc) che testimonino l’internamento nei campi di concentramento nazisti dopo l’8 settembre 1943.

Per informazioni ed assistenza rivolgersi all’Associazione “Un ricordo per la pace”che dal 2011 è attiva nel progetto divulgativo “MEMORIA AGLI I.M.I”.
 cell. 3280751587 ; e-mail el.bonacini@gmail.com


lunedì 20 luglio 2020

domenica 5 luglio 2020

Hitler e “I Protocolli dei Savi di Sion”


di Alessia Biasiolo. Pubblicato su internamenti e reticlati in data 5 luglio 2020
Hitler e il gerarca nazista Goebbels nutrivano una forte ammirazione per il libro “I Protocolli dei Savi di Sion” tradotto in tedesco da Gottfried zur Beek nel 1919, così come per la raccolta di pamphlet “L’ebreo internazionale”, finanziata da Henry Ford e pubblicata tra il 1920 e il 1922, che sviluppava la tesi de “I Protocolli”. Il volume “I Protocolli dei Savi di Sion” aveva già tirato trenta edizioni quando, nel 1933, Hitler divenne cancelliere.
I “Protokoly Sionskich Mudretsov uscirono per la prima volta nel 1903 in Russia, ma già nel 1921, grazie ad articoli pubblicati sul “Times”, fu evidente che si trattasse di un falso storico, rielaborazione di satire politiche, romanzi, articoli che non sempre avevano come argomento o protagonisti gli ebrei. In modo particolare ci si rifaceva all’opera di Maurice Joly che, per attaccare la politica di Napoleone III nella Francia della seconda metà dell’Ottocento, scrisse un “Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu”, a sua volta ispirata ad un romanzo inglese di Eugène Sue intitolato “I misteri del popolo”. In quest’ultimo libro alla gogna veniva messa un’altra categoria di persone, spesso odiate o argomento di maldicenze, i gesuiti. Nulla, quindi, a che fare con gli ebrei, ma molto bene si prestava l’argomentazione per applicarla alla razza odiata nel Vecchio Continente a ondate più o meno frequenti. Di cospirazioni narrava anche Alexandre Dumas padre che, nell’opera “Giuseppe Balsamo”, fa organizzare da Cagliostro e i suoi uomini una cospirazione. Serpeggiava, quindi, l’idea di qualcuno o qualcosa (o entrambi) che cospirava o aveva intenzione di cospirare in Europa, per minare la solidità dell’impianto positivista e del benessere, diffondendo zizzania, malattie, problemi e morte. Contro l’Occidente cristiano manovrava un’entità segreta che poteva, nell’immaginario di ciascuno, essere diversa a seconda degli interessi, anche se la maggior parte dei lettori pensava agli ebrei come a chi poteva mettere in atto diavolerie simili. Sarà, infatti il “Libro del Kahal” a diffondere l’idea del complotto ebraico ordito per giungere a dominare il mondo; oppure la trilogia uscita a puntate su “Il Messaggero Russo” tra il 1881 e il 1890 dal titolo “L’ebreo sta avanzando”.
La struttura de “I Protocolli” si basa sui discorsi degli Anziani che spiegano come comportarsi per convincere i non ebrei, o goyim, della loro bontà mentre tramano per conquistare il mondo. Un argomento che si leggerà anche in testi nazisti, come quelli scritti per i bambini, espressamente per l’educazione scolastica a diventare “bravi nazisti” di cui il più famoso è “Der Giftpilz” o “Il fungo velenoso”, pubblicato nel 1938 in Germania da Der Stuermer-Verlag, dell’autore Philipp Rupprecht. Nel testo si leggono molti aneddoti o esempi che richiamano toni de “I Protocolli”, soprattutto relativi all’aspetto innocuo degli ebrei, se non addirittura simpatico e “normale”, ma in realtà erano avidi di denaro, sporchi e puzzolenti, con il naso adunco. La mania delle “narici troppo ebraiche” aveva portato Hitler a farsi crescere i baffi, per cercare di nasconderle o mascherarle.
L’aspetto fisico per i tedeschi nazisti, infatti, era fondamentale, dal momento che inneggiavano alla pura razza ariana, contaminata da altre razze, soprattutto quella ebraica che, secondo Hitler, aveva tramato proprio per avvelenare la razza tedesca, superiore e dominatrice. Era necessario pertanto prima di tutto eliminare gli ebrei dai territori tedeschi e poi ripulire il popolo tedesco, eliminando tutti coloro che non dimostravano di essere adatti ad appartenervi. Un altro argomento particolarmente pregnante, soprattutto nella Germania ripiombata nella crisi dopo il crollo della Borsa di New York del 1929, era economico: gli ebrei si insinuavano nella società europea, tedesca in particolar modo, attraverso la pratica dell’usura, nella quale erano maestri.
L’opera di propaganda antiebraica era stata ripresa in Russia dopo la rivoluzione dalla fazione bianca; la guerra civile che seguì il movimento rivoluzionario di febbraio e ottobre, infatti, si divise in armate rosse, bolsceviche, e armate bianche, formate dai menscevichi e dai bolscevichi moderati, che non vedevano di buon occhio la rivoluzione “tutto e subito”. Pertanto si riacutizzò l’ondata antiebraica e anche antisemita, nell’idea che la fazione ebraica avesse sobillato a favore della tragedia che si era impadronita dell’Europa in quella porzione di secolo, e in Russia in particolar modo riuscendovi. Se dapprima si vedeva il nemico ovunque, quasi lo spettro del male dovesse per forza lasciare l’amaro in bocca in un’epoca di splendore e di positività come quella che ricordiamo con il termine Belle Epoque, adesso il nemico era arrivato ad ottenere i propri scopi. E si nascondeva dietro le sembianze ebraiche e la massoneria, accusata a più riprese anche nel passato di essere anticristiana.
Come abbiamo scritto, non c’è niente di meglio che cercare la verità dove la si vuole trovare: tolse ogni dubbio sulla veridicità della cospirazione ebraica russa e massonica, e quindi su “I Protocolli”, l’imprigionamento da parte dei bolscevichi del traduttore della versione inglese del libro. L’uomo, Victor Marsden, venne imprigionato nella fortezza di San Pietro e Paolo in quanto corrispondente del “Morning Post”. Una volta rilasciato e tornato in Gran Bretagna, Marsden cominciò la traduzione della versione di Sergei Nilus, prete mistico che era diventato famoso non solo per la pubblicazione de “I Protocolli” alla fine della terza edizione di un suo libro, ma per averne modificato il testo non appena gli venne fatto notare che conteneva dei dati dubbi o impossibili. Nilus aveva identificato la Francia come la culla del complotto massonico e anche questo ebbe buona parte nel successo della diffusione del testo, dal momento che era vero che Francia e Gran Bretagna erano state e rimanevano alleate, ma gli inglesi soprattutto si prodigavano per contenere le mire economico-espansionistiche francesi. Il successo fu assoluto: in un anno vennero tirate su suolo britannico cinque edizioni del libro; lo stesso anno dell’edizione finanziata negli Stati Uniti da Ford. L’idea comune, anche in Henry Ford, era che il testo contenesse la predizione di ciò che stava realmente accadendo; ed era stato scritto oltre un decennio prima.
Tornando ad Hitler, cita “I Protocolli” nel suo “Mein Kampf”, mentre nella Germania nazista il libro divenne una lettura scolastica obbligatoria.
Lo stesso Alfred Rosenberg, importante ideologo del Partito nazista, aveva curato un’edizione del libro, nel 1923. “I Protocolli”, infatti, erano in grado di spiegare nel dettaglio il motivo di ogni problema tedesco, l’origine di ogni afflizione che era capitata alla nazione durante e dopo la prima guerra mondiale, fino alla catastrofica crisi del ’29. Sembrava che ogni aspetto della vita fosse trattato ne “I Protocolli”, dalla sconfitta bellica all’inflazione alla congiura ebraica che, finalmente, stava trovando riscontro nei fatti.
Alla fine, tanto fu il successo e il clamore de “I Protocolli”, che il nazista svizzero Zander, nel 1934, venne citato in giudizio a Berna a causa degli articoli che aveva pubblicato utilizzando “I Protocolli” come veri. Arrivati alla causa grazie a Dreyfus-Brodsky, Cohen e Ehrenpreis, citanti, nel 1935 la corte dichiarò definitivamente “I Protocolli dei Savi di Sion” falsi, osceni e plagio di altre opere, addirittura nocivi e ipotizzandoli tali anche per il futuro.
Al processo testimoniò anche Burcev, scopritore di agenti provocatori dell’Ochrana, la polizia segreta zarista, che nel 1938 pubblicherà un volume dal titolo “I Protocolli dei Savi di Sion: un falso provato”. Molti Paesi condannarono delle persone perché diffondevano “I Protocolli” pur sapendo che erano falsi e che era vietato.
Ancora oggi “I Protocolli” fanno discutere perché, se molti Paesi evitano di diffonderli, in molti altri vengono citati e trattati come veri.
Perché gli ebrei avrebbero dovuto impegnarsi in un’azione così folle e crudele? Qualcuno ha affermato che il progetto di dominare il mondo da parte degli ebrei, avesse origini antiche, dall’Antico Testamento al Talmud e che, con “I Protocolli” avessero raggiunto il modo di vendicarsi di tutte lo oppressioni subite in particolar modo per mano dei cristiani. La massoneria aveva il compito, alleata con gli ebrei, di controllare la massa incolta attraverso le proprie logge.
“I Protocolli”, quindi, non erano altro che i verbali degli incontri segreti che i Savi di Sion, gli ebrei più potenti, avevano organizzato a Basilea. Gli incontri avevano coinciso con il primo Congresso Sionista mondiale, promosso da Theodor Herzl che voleva diffondere tra gli ebrei l’idea di avere un Paese proprio, una nazione che li riunisse in Palestina. Al Congresso avevano partecipato molti esponenti non ebrei di molti Paesi del mondo e la storia suonava stonata già allora. La stesura del testo la si deve a Matvey Golovinsky, appunto un agente dell’Ochrana, che doveva cercare di aumentare nel popolo russo la convinzione che gli ebrei fossero, d’accordo con i massoni, personaggi di sinistra che volevano cospirare contro la Russia e le altre parti del mondo. In questo modo, il processo di democratizzazione in Russia sarebbe stato ulteriormente allontanato. Proprio nel 1905, ad esempio, lo zar cercò di mandare la propria gente in guerra per accontentarla nell’idea di avere terre e soldi, senza però cambiare nulla dell’organizzazione dell’immenso e arretrato territorio russo. Scoppiata la rivoluzione nel 1917, i fatti sembravano dare ragione ai falsi Protocolli, soprattutto perché lo stesso Trotsky, capo della fazione che poi si rivelerà contraria a quella di Lenin, era ebreo. E quindi tutto sembrava deporre a favore della veridicità delle predizioni, diffuse in Europa da coloro che fuggivano, per vario motivo, dalla Russia sconvolta dalla guerra civile. Forse perché gli esseri umani amano molto gli oroscopi e cercare di conoscere il futuro prima che questo si avveri: per alcuni, quindi, “I Protocolli” erano moderne Cassandre o King cinesi, anche se purtroppo con conseguenze non atte a migliorare la vita, bensì a provocare la morte di milioni di persone innocenti.

Comm. Alessia Biasiolo

Bibliografia essenziale
Adolf Hitler: “Mein Kampf”, Free Ebrei edizioni, 2017
Javier Alonso Lopez: “Il mito dei Protocolli dei Savi di Sion”, Storica, N.G., n. 105, 2017
Philipp Rupprecht: “Il fungo velenoso”, in Ceritto, Messineo: “Libriamoci”, Le Monnier


venerdì 5 giugno 2020

Hitler e l'Occultismo

Perché il rimando ai Cavalieri Teutonici?
L’Ordine dei Fratelli della Casa Ospedaliera di Santa Maria dei Teutonici in Gerusalemme, fu fondato a San Giovanni d’Acri e approvato da papa Celestino III nel 1191 come ordine assistenziale. Si trasformò ben presto in Ordine militare, come confermato da papa Innocenzo III nel 1199, poi equiparato a Templari e Ospedalieri da papa Onorio III nel 1221. La caratteristica dell’Ordine era la connotazione nazionalistica che, pur non essendo vincolante, faceva in modo che la maggior parte dei Cavalieri fossero di origine tedesca. Per questo motivo godettero del forte appoggio di molti imperatori, come da parte di Federico II che aveva proprio nel quarto Maestro dell’Ordine il suo consigliere. Impegnati in oriente come gli altri cavalieri, i Teutonici vennero impiegati anche in Europa già dal 1211 quando il re d’Ungheria Andrea II li fece intervenire in Transilvania contro i nomadi pagani cumani. Anche in Prussia servirono per fermare l’avanzata delle tribù pagane, popolando intere aree. Il massimo splendore e la massima potenza l’Ordine lo ebbe nel Trecento, quando fu titolare di un ampio stato sovrano, assoggettando e cristianizzando i pagani loro prossimi, contando spesso sull’appoggio di molti crociati. Avversati dal Granducato di Lituania, pagano, e dal Regno di Polonia, le vicende dinastiche dei due Stati videro un’alleanza militare contro i teutoni nel Quattrocento, approfittando del casus belli del 1409, quando la popolazione della Samogizia si ribellò ai teutonici. Ne scaturì la battaglia di Tannenberg con il gran maestro dell’Ordine teutonico Ulrico von Jungingen a capo di un’armata di circa 20mila uomini contro i circa 40mila dell’esercito polacco-lituano fiancheggiato da contingenti boemi, russi, tartari. I Cavalieri teutonici furono ad un passo dall’annientamento, ma, grazie al futuro gran maestro Heinrich von Plauen, riuscirono a scongiurare la caduta del loro quartier generale a Marienburg. Via via, i domini teutonici andarono riducendosi, fino al 1525, quando il gran maestro Alberto di Brandeburgo si convertì al luteranesimo, secolarizzando i domini prussiani dei teutonici in un ducato personale; lo stesso accadde in Livonia, nel 1562, ad opera di Gottardo Kettler che creò il ducato di Curlandia e Semgallia, legandolo in vassallaggio al Granducato di Lituania. L’Ordine teutonico rimase vivo solo in Germania, fino a quando non si legò agli Asburgo.
 ( la prima parte è stata pubblicata in data 5 aprile 2020 e la seconda parte in data 20 maggio 2020)