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martedì 9 marzo 2021

QUADERNI ON LINE Indice. Anno LXXXII Supplemento on line, II, n. 62 Febbraio 2021

 

SOMMARIO

ANNO LXXXII, Supplemento on line, II, n.62

Febbraio 2021

www.valoremilitare.blogspot.com

Massimo Coltrinari, Editoriale, Febbraio  2021

                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data        26.02.2021

Massimo Coltrinari, Copertina, Febbraio 2021

                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data        27.02.2021

 

 

APPROFONDIMENTI

Redazionale, La Battaglia di Eylau

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 12.02.2021

 

DIBATTITI

 

Redazionale, Maria Luisa Suprani Personaggi e protagonisti della Grande Guerra

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 5.02.2021

Redazionale, 11 Febbraio 1918 La Beffa di Buccari

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 11.02.2021

Redazionale, Le scelte difficili. Quale scelta?

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 14.02.2021

Redazionale, Maria Luisa Suprani. Personaggi e Protagonisti della Grande Guerra

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 15.02.2021

Redazionale, Dietro la foto

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 21.02.2021

Redazionale, Considerazioni ed analisi sull'intervento dell'Italia nel 1915

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 23.02.2021

Redazionale, Progetto 2019/1 Il Corpo di Liberazione Italiano

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 24.02.2021

 

 

ARCHIVIO

 

Redazionale, Le scelte difficili. Iconografia

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 1.02.2021

Redazionale, La prima medaglia d'oro. 3 FEBBRAIO 1834

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 3.02.2021

Redazionale, Progetto 2017/2 Prigionia della Grande Guerra Note di ricerca

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 10.02.2021

Redazionale, Elisa Bonacini. Evaristo Frezza. Medaglia d'Onore

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 13.02.2021

Redazionale, Progetto 2017/2 Prigionieri degli Imperi Centrali. Campi di concentramento in Italia.

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 16.02.2021

Redazionale, Dietro la Foto. I Binari di Auchewitz

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 17.02.2021

Redazionale, Progetto 2017/2 Prigionieri degli Imperi Centrali. Campi di concentramento in Bulgaria

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 19.02.2021

Redazionale, Progetto 2017/2 Prigionieri degli Imperi Centrali. Campi di concentramento in Bosnia Erzegovina. Slovenia, Croazia, Slovacchia, Romania, Siria, Serbia e Macedonia

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 22.02.2021

Redazionale, Progetto 2017/2 Prigionieri degli Imperi Centrali. Campi di concentramento in Francia

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 25.02.2021

 

 

 

 CESVAM NOTIZIE

CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

 

Redazionale, Comunicazione

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 2.02.2021

Redazionale, Insegnamenti ed attualità della Costituzione della Repubblica Romana del 1849

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 9.02.2021

Redazionale, Programmazione attività futura

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 20.02.2021

 

 

SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Redazionale, Istituto per la storia delle Resistenza e della Società contemporanea nel Biellese,

nel Vercellese e in Valsesia.

                              su www. valore militare.blogspot.com con post in data 18.02.2021

 

 

 AUTORI

 

Pecce Alessio, ricercatore

Bottoni Roberta, Istituto del Nastro Azzurro

Coltrinari, Massimo direttore CESVAM

Francesco Attanasio, Presidente della federazione di Siracusa

Mario Pereira, Vice presidente Federazione di Pistoia

Carandente  Chiara, Istituto del Nastro Azzurro

Baldoni, Massimo, pseudonimo

Giorgio Lavorini, Presidente Federazione di Prato

Federico Levy, collaboratore

Elsa Bonacini, collaboratrice CESVAM

Osvaldo Biribicchi, Associato CESVAM

Alessia Biasiolo, collaboratrice CESVAM

Luigi Marsibilio, membro del Collegio dei redattori della Rivista

Giancarlo Ramaccia, vice direttore CESVAM

Giovanni Cecini membro del Collegio dei redattori della Rivista

 

Numero chiuso in data 28.02. 2021

 

venerdì 19 febbraio 2021

Palide Farnesi, internato.

 

“ MIO PADRE ERA IL MIO EROE”

 

Era un IMI il Bersagliere Palide Farnesi, padre dell’attore Roberto Farnesi

 

L’APPELLO DI “UN RICORDO PER LA PACE” PER RICHIEDERE LA MEDAGLIA D’ONORE ALLA MEMORIA

 

È uno dei volti più popolari, dal cinema alle fiction televisive, una carriera decennale iniziata come attore di fotoromanzi grazie all’indiscussa avvenenza e gradevolezza nel comportamento sempre pacato ed elegante. Roberto Farnesi, tra gli attori più amati dal pubblico italiano, nasce a Navacchio (Pisa) nel 1969. Dopo 3 figlie femmine è il figlio maschio desideratissimo in particolare dal padre, il Generale dei Bersaglieri Palide Farnesi. Classe 1914, figura austera e bellezza nel DNA di famiglia, ma a differenza del figlio Roberto, nato in un’epoca più fortunata, per Palide un duro passato di guerra e prigionia. Prima la Campagna d’Africa e poi, dopo l’armistizio dell’Italia, la cattura e la prigionia nei lager nazisti. Palide Farnesi fu tra chi per fedeltà alla Patria non continuò la collaborazione con il nazifascismo. Deportato dai tedeschi dapprima in Polonia e poi in un campo di concentramento in Germania. Lo status fu quello di “I.M.I.” acronimo di “Internati Militari Italiani”, abile stratagemma di Hitler per sottrarre i militari alla tutela della Croce Rossa Internazionale. Furono circa 650. 000 gli “Schiavi di Hitler”: considerati dai tedeschi “traditori” furono obbligati a svolgere lavori particolarmente pesanti e pericolosi, esposti al rischio dei frequenti bombardamenti. A costo della propria vita gli Internati Militari Italiani tennero fede al giuramento fatto all’allora Regno d'Italia. Solo una piccola percentuale, spinta dagli stenti e da continue vessazioni, optò a favore dei tedeschi. Più  di 50.000 soldati morirono nei lager, per lo più di fame e malattie, in particolare la tubercolosi. Migliaia ne morirono al rientro in Italia e negli anni successivi a causa del grave deperimento organico e delle malattie contratte in prigionia.

A citare le vicissitudini del padre Palide è stato il figlio Roberto il 6 ottobre dello scorso 2020 nella trasmissione pomeridiana di Rai 1 “Oggi è un altro giorno”condotta da Serena Bortone; la partecipazione non è sfuggita all’associazione “Un ricordo per la pace” attiva da oltre 10 anni nel progetto ”MEMORIA AGLI IMI”. Ed ancora una volta l’associazione apriliana fa scattare l’appello affinché l’attore richieda la Medaglia d’onore alla memoria del padre, come è accaduto con successo per la famiglia di Vasco Rossi e Francesco Guccini, entrambi figli di internati militari cui è stata già conferita l’onorificenza. La Medaglia d’onore viene concessa tramite Decreto del Presidente della Repubblica agli ex internati militari ed ai civili deportati nei campi di concentramento nazisti e costretti a lavorare per l’economia di guerra della Germania; la richiesta può essere effettuata dagli eredi (rarissimi ormai i viventi).

Commenta l’iniziativa la presidente di “Un ricordo per la pace” Elisa Bonacini, a sua volta figlia di un IMI: “Non conoscevo la storia di Palide Farnesi. Mi sono emozionata nell’ascoltare le parole del figlio dal cui sguardo trapelava, tra una commozione celata, l’amore e la stima nei confronti del padre deceduto diversi anni fa. Palide è uno degli eroi di una resistenza per molti anni oscurata, un’oblio perpetuato nei confronti degli IMI fino all “istituzionalizzazione” della memoria che in Italia arrivò di fatto con la legge n. 296 del 27 dicembre 2006. È con questa legge che lo Stato Italiano ha previsto per gli ex internati la concessione della Medaglia d’Onore a titolo di risarcimento morale per la fedeltà alla Patria.

Siamo pronti come associazione a dare il nostro contributo per rendere giusto onore al papà IMI di Roberto Farnesi. Una persona, Palide, che ha suscitato subito la mia particolare simpatia in quanto Bersagliere  come mio nonno Giuseppe ed il povero mio zio Dante, morto a 21 anni in Russia. Siamo a disposizione di Roberto e della sua famiglia con il medesimo impegno per cui ci adoperiamo nell’assistere gratuitamente centinaia di IMI di tutta Italia che non hanno la fortuna di avere discendenti famosi e che hanno richiesto l’onorificenza dopo Vasco Rossi e Francesco Guccini. Il nostro è un modo per mettere in luce tutti gli altri. Sono tutti VIP i nostri IMI! Onore!”

sabato 30 gennaio 2021

Elisa Bonacini ed il 27 Gennaio

 

GIORNATA DELLA MEMORIA

 

Il comunicato dell’Associazione “Un ricordo per la pace”

 

76 Anni fa, il 27 gennaio 1945, la liberazione del campo di Auschwitz. Le truppe sovietiche dell'Armata Rossa svelarono al mondo l'orrore del campo di concentramento in Polonia, uno dei luoghi divenuti simbolo del genocidio nazista; circa 6 milioni gli ebrei uccisi nei campi di sterminio.

Causa restrizioni anti- covid questa Giornata della Memoria non verrà celebrata nella maniera consueta. Molte cerimonie commemorative si terranno in modalità ridotta o rinviate a date più favorevoli, quando sarà possibile tornare alla normalità.  Molte invece nel web le iniziative virtuali a ricordo della Shoah.

 

Il comunicato dell’Associazione “Un ricordo per la pace”

 

“La Giornata della Memoria ai tempi della pandemia da covid assume un carattere ancora più intimo per riflettere  a quanto, come la storia crudelmente ha mostrato, possa arrivare l’odio di un uomo verso un altro uomo. Aver pensato all’eliminazione di un intero popolo è una follia, un progetto sadico realizzato grazie a complicità e  indifferenza, un male non meno condannabile.

Una Giornata questa per riflettere su quanta violenza si perpetui ancora su innocenti, vittime delle tante guerre nel mondo cui sembra non si voglia trovar fine.

Come associazione soffriamo  questo periodo che ci nega  di svolgere liberamente la nostra attività divulgativa. Ci mancano gli incontri con i ragazzi, le conferenze, e soprattutto ci mancano i testimonial della deportazione, alcuni cari amici, che anno dopo anno il tempo inesorabilmente sta portando via.

Ora che pericolosamente non si chetano le voci negazioniste, ma anzi sono amplificate  dai  mezzi virtuali, spesso vigliaccamente dietro la tastiera di un computer, l’impegno del ricordo si fa più necessario. Ancora più  oggi  spetta alle Istituzioni, a noi associazioni, ai cultori della storia ed alle future generazioni  il compito morale di  ricordare incessantemente e condannare una delle pagine più buie ed orribili della nostra storia, che rimarrà sempre onta e vergogna del genere umano.

Stamattina in internet nella pagina f.b.“ Associazione Figli della Shoah” mi sono imbattuta nel faccino di Istavan, uno dei bambini uccisi dall’orrore nazista: la meraviglia nei profondi occhioni scuri ed un sorriso aperto al mondo. Improvvisamente il sole e l'azzurro del cielo di oggi sono diventati nero pesto, buio nell'anima. Come è stato possibile uccidere bambini innocenti, circa un milione e mezzo quelli “scomparsi nelle tenebre della Shoah”. Come è stato possibile tutto questo? E  pensare che  tutto potrebbe accadere di nuovo, se non ricorderemo il passato e condanneremo sul nascere ogni forma di violenza e discriminazione razziale, culturale, religiosa, sessista e omofoba.

È giusto celebrare la Giornata della Memoria, ma non perdiamo la memoria nei rimanenti  giorni dell'anno. Ciao piccolo Istavan!  Mai più!”

 

Elisa Bonacini

presidente Associazione”Un ricordo per la pace” - Aprilia(LT)

 

Istavan Reiner aveva solo 4 anni quando nell'estate del 1944 venne deportato dal Ghetto della città ungherese di Miskolc ad Auschwitz Birkenau.

All'arrivo, in braccio alla nonna, non sopravvisse alla selezione iniziale.

La foto scattata nel Ghetto qualche giorno prima della deportazione.

 

(su Istavan Reiner https://www.facebook.com/figlidellashoah)

 su Auschwitz ://encyclopedia.ushmm.org/content/it/gallery/auschwitz-photographs)

lunedì 25 gennaio 2021

La giornata della Memoria

    Ritenendo di fare cosa gradita, si comunica che, con la videoconferenza di mercoledì prossimo su "La Shoah e il Senigalliese", in occasione del Giorno della Memoria - per la quale si segnala in calce il link di invito -, si dà avvio nella stessa rete ad una serie di trasmissioni analoghe intitolata "Storie delle Marche", curata dallo scrivente e concernente il ricordo o la riscoperta di eventi, fatti o momenti del nostro passato, anche tramite interviste o tavole rotonde, proposte approssimativamente con cadenza mensile e visibili, tramite link, in diretta da remoto o nelle registrazioni su Youtube o  Facebook, 

   Nell'invitare a diffondere il contenuto di questo messaggio fra conoscenti interessati, onde evitare di arrecare disturbo con le relative informazioni a quanti non desiderassero riceverle, si richiede una nota di consenso per essere coinvolti nelle successive iniziative .
                                                       Cordiali saluti,  Prof. Ettore Baldetti

   


Post scriptum: per un disguido tecnico era stato omesso il seguente link di Youtube

martedì 19 gennaio 2021

L'internamento di Guerra. Il caso della Guerra Anglo Boera. 1901-1903


 

L’internamento di guerra trova un ulteriore sviluppo nella guerra boera condotta dai Britanni in Sud Africa a partire dal 1901 Gli olandesi che si erano trasferiti in Sud Africa a partire dal XVII videro le loro esistenze minacciate dal colonialismo britannico. La inevitabile guerra si tradusse ben presto in uno scontro tra il debole, i Boeri, come venivano chiamati i coloni olandesi del Sud Africa e le truppe britanniche, i forti. Non era minimamente pensabile che si potesse affrontare in campo apertole forze britanniche. Pertanto il capo dei Boeri Luois Botha non esitò a ricorrere alla guerriglia. Per fronteggiare questo tipo di guerra i comandanti britannici prima Lord Roberts e poi il suo successore Lord Kitchener, dopo vari avvertimenti, non esitarono a prendere provvedimenti più volte minacciati, che in pratica si tradusse nient’altro che nell’internamento della popolazione civile. L’obiettivo di questi provvedimenti era, in primo luogo quello di distruggere i luoghi e i centri di vita civile boere, in secondo luogo quello di creare aree di accoglienza degli abitanti dei centri di cui sopra. In tal modo gli uomini che conducevano la guerriglia sarebbero stati colpiti non solo in termini militari ma anche negli affetti più cari. I Britannici sono determinati a stroncare ogni aiuto alla guerriglia e, sostenuti anche dalla opinione pubblica, non esitano a mettere in pratica, ispirandosi a quanto avevano fatto gli spagnoli a Cuba, i provvedimenti di restrizione nei confronti dei civili, che in pratica erano indirizzati verso vecchi, donne e bambini.

In totale sarebbero stati allestiti circa 58 campi di internamento [1]. Aperti ad iniziare dai primi del 1900 come quello di Springfontein, Mafeking, Bloenfontein, Pietermaitzbirg, Kroonstad, Pochefstroom e Vereening. La politica britannica verso i civili fu ben orchestrata; molto fu fatto per convincere i civili boeri a raggiungere spontaneamente i campi di concentramento, ove avrebbero trovato protezione e sicurezza, i ribelli li definirono con marcato disprezzo “hunds up”. IL fenomeno assunse dimensioni mai viste prima. Secondo fonti inglesi[2] la popolazione civile internata ammontava a 116.000.  nel Transval erano concentrato 43.000 civili, nello Stato Libero d’Orange, circa 45.000, mentre nei campi del Natal erano raccolti 25.600. In pratica la maggioranza di questi internati erano donne e bambini; quasi inesistenti gli uomini atti alla guerra.  Le condizioni di vita in questi campi non erano delle migliori. Ben presto comparvero le epidemie dovute al basso livello delle condizioni igienico-sanitari ed alla scarsa nutrizione. Si calcola[3] i deceduti in questi campi oscillano dai 20.000 ai 28.000 persone, per la maggior parte causate da malattie infettive e carenza di alimentazione.

I Britannici adottando l’internamento di guerra non volevano la eliminazione dei boeri in quanto tale, ma anemizzare ogni forma di sostegno alla guerriglia boera, che altrimenti non poteva essere combattuta con i mezzi tradizionali. La applicazione non corretta di questo internamento provocò risultati collaterali negativo, sorgendo critiche anche in partire di scarsa umanità.  Nel caso della guerra boera non si verificò un intervento a carattere umanitario esterno data la situazione geostrategica. Nessuna nazione europea era in grado di intervenire, come gli Stati Uniti ebbero modo di fare a Cuba. Pertanto i britannici poterono condurre a termine la loro guerra e mantenere il possesso della colonia. Rimase una scia negativa a carico della Gran Bretagna. Secondo la propaganda nazista i Britannici in Sud Africa si rilevarono ancora più barbari dei selvaggi ed essa era funzionale all’azione in atto in Germania dove si metteva a punto un sistema concentrazionario più efficace ed omicida che verrà scoperto all’indomani della sconfitta nazista nel 1945.

 L’internamento di guerra britannico in Sud Africa si rilevò, come quello spagnolo, utile alle operazioni di guerra, ma come quello spagnolo ebbe risvolti che si rivoltarono contro la nazione che lo aveva adottato.

Massimo Coltrinari

[1] Cfr. Lugan B. La guerra des Boers, Paris, Perrin, 1998.

[2] Joseph Chamberlain, ministro delle Colonie, Further Corrispondence Relating to Affairs in South Africa Presented to Both Hauses of Parliament, London, 1902

[3] Hobhouse E., The Brunt of the war and Where it Fell, London, Methuen & Co, 1902, Inoltre vds anche di Arthur Conan Doyle, che non scrisse solo Le avventure di Sherloch Holmes, la sua opera sulla guerra boera, The Great Boer War, London, Smith Elder e& Co, 1901.

sabato 9 gennaio 2021

Internamento di Guerra. Origine Il Caso di Cuba

 


L’internamento di guerra è applicato a due livelli: dai Comandi Militari e dagli organi centrali dello Stato. I Comandi militari negli scacchieri operativi operano l’internamento di guerra in relazione alla sicurezza delle truppe non tanto quelle di prima linea, quanto quelle operanti nelle retrovie. Il controllo della popolazione è essenziale per prevenire il fenomeno della guerriglia. Se si opera sul territorio nazionale le misure di internamento sono rivolte a potenziali cittadini ostili. Queste misure in genere si sommano a quelle già esistenti.

 Si fa risalire alla guerra coloniale condotta dalla Spagna a Cuba nel 1896-1898 l’esordio delle misure dell’internamento, ovvero la raccolta e la restrizione in un ambiente limitato e sorvegliato di civili in relazione alle operazioni militari in corso. Fu il comandante delle forze spagnole che per la prima volta, nel 1895,  pronunciò un termine che poi segno tutto l’internamento successivo : “ concentramento”, o, per essere più precisi, “riconcentramento” nel quadro dei suoi sforzi per mantenere la colonia cubana ancora in possesso della corona spagnola. Gli Spagnoli hanno difficoltà a domare l’insurrezione degli indipendentisti cubani e, sostituto il comandante in campo, inviano un comandante che adotta la linea dura. Emerge a questo punto uno dei presupposti dell’internamento di guerra: se si vuole ottenere la vittoria, occorre adottare misure  che fino ad allora non si erano adottate, ovvero emerge il noto principio, in fine giustifica i mezzi. Le iniziative che vengono prese, attraverso decreti ed ordinanze mirano ad impedire ai contadini cubani di sostenere gli insorti e quindi negare i mezzi di sussistenza alla ribellione; impedire alla popolazione cubana di acquisire informazioni sulla consistenza e sui movimenti delle truppe regolari spagnole; ridurre la propaganda rivoluzionaria; arrestare l’espandersi della ribellione, demoralizzare ed isolare sempre più i ribelli, adottando una massiccia azione di arresto dei familiari dei ribelli tenuti come ostaggi.



Le autorità militare spagnole in breve spopolano le campagne e “concentrano la popolazione contadine in aree ben delimitare, sorvegliate da una guarnigione spagnola. All’interno di queste aree vi è una certa libertà, ma ben presto iniziano a scarseggiare i messi di sussistenza e compare la fame. Chi si avventura fuori dalla zona indicata viene ucciso sul posto. La situazione in queste aree diventa sempre più difficile, dando una anteprima di quelli che saranno i campi di concentramento  del secolo breve.[1] Anche se non vi sono elementi per stabilire quale influenza l’internamento di guerra a Cuba abbia inciso sulle operazioni militari, sta di fatto che nel dicembre 1897 le autorità militari spagnole riprendo il controllo di tutta l’isola; le truppe spagnole mettono a segno una vittoria dopo l’altra, intere provincie vengono pacificate e molti capi della ribellione cadono sul campo. Ma quando la vittoria sembrava a portata di mano, si profila un nuovo elemento che non era stato considerato: l’intervento umanitario. Gli Stati Uniti, interessati al controllo dei Caraibi e quindi alla influenza su Cuba, accusano gli Spagnoli di atrocità verso le popolazioni civili; una campagna di stampa molto estesa, l’intervento della stessa Presidente della Croce Rossa degli USA, ed altre iniziative di neutrali, mettono in difficoltà gli Spagnoli che non sanno come reagire. Su queste premesse, l’esplosione di una nave da guerra statunitense nella baia dell’Avana, il Maine, da il pretesto agli Stati Uniti di intervenire nella guerra a favore degli insorti. La guerra sarà molto breve e condurrà all’indipendenza di Cuba. L’internamento di guerra ha avuto il suo esordio, ha mostrato tutte le sue potenzialità ed i suoi limiti, ma soprattutto ha impressionato l’opinione pubblica mondiale molti statiti e politici

(massimo coltrinari) (ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org)

[1] Ampie notizie in merito alla situazione nei campi cubani sono in Kotek, J., Rigoulot., IL secolo dei campi. Detenzione, concentramento e sterminio 1900-2000, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2001, pag29 e segg

mercoledì 30 dicembre 2020

Bilancio 2020 Accesso al Blog

 


Il presente blog in questo 2020 ha avuto dalla sua apertura n.    39231    accessi

La media degli accessi al blog è stata:

I Trimestre  pari a 400

II Trimestre pari a 404

III Trimestre pari a 336

IV Trimestre pari a 603

La media degli accessi annua è di 436     elementi

I Post totali dalla apertura del blog  è pari a

I Trimestre  pari a 3,33

II Trimestre pari a 4

III Trimestre pari a 1,56

IV Trimestre pari a 2,33

La media dei post per l’anno 2020 è di    2,33  ogni mese

sabato 12 dicembre 2020

Il Processo degli Ammiragli. Parma Maggio 1944

 

Amm. Luigi Mascherpa

Nel mese di maggio si svolse a Parma un processo voluto personalmente da Mussolini dal 22 al 24 maggio 1944. contro l’amm. Iginio Campioni e l’amm. Luigi Mascherpa per “essersi opposti ai tedeschi” in Egeo, e contro l’amm. Priamo Leonardi, per la resa della Piazzaforte di Augusta (luglio 1943) e l’amm. Gino Pavesi per la resa di Pantelleria (giugno 1943). Un attacco di una formazione partigiana al carcere aveva dato la possibilità a Mascherpa e a Campioni di fuggire, ma essi si rifiutarono, ritenendo di avere fatto il proprio dovere. Pavesi e Leonardi erano contumaci essendo prigioneri degli Alleati. Precedentemente Il 12 maggio 1944 si era svolto un analogo processo contro gli ammiragli Pellegrino Matteucci e Franco Zannoni, rispettivamente comandanti della piazza marittima di Tolone e del Dipartimento marittimo dell'Alto Adriatico, vennero prosciolti perché si dovette riconoscere che avevano accolto l’armistizio in modo passivo, senza opporre resistenza ai tedeschi.  L’istruttoria fu affidata ad un certo Vincenzo Cersosimo, che praticamente non ci fu.[1] Campioni e Mascherpa era Senatori del regno d’Italia e questo loro titolo li sottraeva alla giustizia ordinaria. Potevano essere giudicati per l’accusa di alto tradimento solo dal Senato del Regno.

Senza basi giuridiche, furono tutti condannati a morte. Fucilati Campioni e Mascherpa, gli altri erano contumaci. Campioni prima di morire ebbe a scrivere “bisogna saper offrire in qualunque momento la vita al proprio Paese, perché nulla vi è di più alto e più sacro della Patria”.

 


Amm. Iginio Mascherma



La RSI perse ulteriore credibilità presso l’opinione pubblica, giudicando questo processo e la sua conclusione un vero e proprio omicidio motivato solo da rancore e vendetta e volto a addebitare al altri le proprie colpe. Mussolini voleva dimostrare che la Regia Marina era la vera responsabile della sconfitta. Insieme a quello di Verona, in cui voleva additare il colpevole del crollo del fascismo, che si concluse con la fucilazione di Galeazzo Ciano e di altri gerarchi fascisti, l’11 gennaio 1944 fu un terribile sbaglio da parte di Mussolini, che lo sminuì sia di fronte ai tedeschi, che di fronte ai fascisti e soprattutto di fronte agli italiani. Questi processi, intesi da chi li aveva voluti come prove di risolutezza, furono interpretati per quelli che erano: addebitare ad altri le proprie colpe ed i propri errori.

Nell’assunto che noi proponiamo il IV Fronte, la resistenza dei militari italiani all’estero, in questo caso nell’Isole dell’Egeo, si salda con il I Fronte, nella lotta contro la coalizione hitleriana , di cui la RSI faceva parte, in cui non vi è parvenza di rispetto di diritto.



[1]“«L'istruttoria, condotta dal giudice Vincenzo Cersosismo, procedette a passo di carica. Gli interrogatori degli imputati furono sbrigativi. La ricerca di prove quasi inesistente. (...) C'era in Cersosimo una volontà preconcetta: ai suoi occhi erano colpevoli e basta. Nessuna giustificazione, anche legittima, lo scuoteva nei suoi convincimenti. (...) "Questo processo" disse con grande coraggio l'avvocato Bazini "in realtà non esiste: manca assolutamente di base giuridica, è illogico, assurdo". Tocca poi all'avvocato Toffanin difendere Mascherpa. Dimostrò lucidamente che l'ammiraglio non poteva non attuare gli ordini ricevuti dal Comando Supremo, riconfermati poi dal governatore dell'Egeo, e cioè da Campioni, da cui direttamente dipendeva. Era un soldato, che da due anni combatteva nella sperduta isola di Lero, all'oscuro di tutti i travagli politici della capitale. E come tale doveva obbedire agli ordini del re e dei governi in carica. Il Pubblico ministero intervenne energicamente contro l'avvocato, prospettando alla Corte la possibilità di una sua incriminazione per apologia di reato. Il clima del processo, con le illegalità e le intimidazioni, non poteva essere che quello di un Tribunale speciale»   Vikipedia, voce “Processo agli Ammiragli”

sabato 5 dicembre 2020

Italia Ebraica: il programma di dicembre

  #ITALIAEBRAICA, il progetto che riunisce i musei ebraici italiani.

Si inizia a partire da giovedì 10 dicembre alle 18.00 con una nuova serie di appuntamenti online, coordinati dal MEIS e live sulla piattaforma Zoom, alla scoperta della straordinaria ricchezza del patrimonio culturale ebraico.

Ogni mese due musei per volta saranno i protagonisti di un episodio e costruiranno insieme un unico racconto che avrà al centro i beni culturali ebraici italiani, le persone, le famiglie, gli usi e i costumi che li accomunano. Il dialogo metterà in luce l’intreccio di storie che legano una comunità all’altra.

 

Giovedì 10 dicembre, in occasione dell'inizio di Hanukkah, la festa delle luci, si inaugura con il Museo della Padova Ebraica e il Museo dei Lumi di Casale Monferrato che racconteranno le origini della celebrazione e la collezione di Hanukkiot, i candelabri a nove bracci.

 

Durante l'incontro, un simbolico primo lume di questa rassegna, in diretta da Ferrara, Padova e Casale, verrà accesa la prima candela della festa.

 

Intervengono:

 

Elio Carmi - Presidente della Comunità ebraica di Casale Monferrato

Adolfo Locci - Rabbino capo della Comunità ebraica di Padova

domenica 15 novembre 2020

Il Giardino dei Finzi Contini

Museo dell'ebraismo. info@mesiweb.it

ILl 4 dicembre del 1970, cinquanta anni fa, usciva nelle sale italiane "Il giardino dei Finzi-Contini", trasposizione cinematografica del best seller firmato da Giorgio Bassani e pubblicato nel 1962.

Diretto da Vittorio De Sica e interpretato da Lino Capolicchio e Dominique Sanda, il lungometraggio - che porta sulla scena una travagliata storia di amore non corrisposto all'ombra delle leggi razziali - divenne immediatamente un successo planetario e conquistò l'Oscar per il Miglior film straniero.

 

Mezzo secolo dopo, cosa ci rivela il magico e segreto giardino dei Finzi-Contini?

 

Giovedì 3 dicembre alle 21.00 a discuterne sulla piattaforma Zoom saranno Damiano Garofalo, ricercatore e docente di Cinema, fotografia e televisione  all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza di Roma" e Luca Peretti, ricercatore di Cinema e storia all'Università di Warwick.

 

 

Per prenotarti premi il tasto:

 

 

giovedì 5 novembre 2020

Istruzione e resistenza in epoca nazista 4

L’inizio della seconda guerra mondiale, tutto a favore della Germania hitleriana, fece accantonare i progetti sovversivi da parte degli interessati che, invece, ripresero dopo la fallimentare Campagna di Russia e dopo le sconfitte sul fronte africano. Nei mesi di quiescenza bellica che seguirono l’invasione della Polonia, i numerosi eccidi compiuti dall’esercito tedesco e dalle SS disgustarono alcuni militari che ripresero i propri cauti progetti di rovesciamento del regime: unica soluzione ai più di questo parere, era uccidere Hitler stesso. Senza uccidere il padre della Patria, il Capo assoluto liberatore e salvatore dell’integrità ariana, sarebbe stato impossibile giungere a risultati davvero capaci di invertire quell’infernale tendenza. Pertanto si riaccesero le idee di eliminazione del dittatore. Fu proprio la Campagna di Russia, a seguito dell’Operazione Barbarossa, a minare di più la solidità di Hitler agli occhi dei militari. Essi gli suggerirono a più riprese di ritirarsi una volta evidente che l’avanzata dell’inverno, la strenua difesa russa e l’azzeramento dell’idea che i fatti si sarebbero conclusi prima del freddo (per il quale i tedeschi non erano equipaggiati né in armamento né nell’organizzazione dei rifornimenti) avrebbero ostacolato i piani fatti a tavolino. Lo spettro della famosa ritirata napoleonica aleggiava al punto da impedire qualsiasi decisione che non fosse resistere e così si fece, a scapito di migliaia di morti. Lo scontro tra Hitler e i suoi generali sulla Russia fu frequente, senza che egli volesse cedere di un metro sulle proprie decisioni e fu proprio quello che portò all’allontanamento di alcuni di essi dalla fedeltà giurata. Molti ufficiali non appoggiarono il colpo di Stato che venne tentato nel 1944, ma non tradirono comunque i commilitoni. L’Operazione Valchiria fu significativa perché attuata all’interno del Quartier Generale di Rastenburg dove, alle ore 12.42 del 20 luglio venne fatta esplodere una bomba che uccise quattro persone e ne ferì venti, senza riuscire ad uccidere Hitler. L’organizzazione, capeggiata dal colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, aveva già pensato a come organizzare il colpo di Stato, che avrebbe avuto il principale compito di chiedere una pace separata agli Alleati. Questa avrebbe evitato l’invasione della Germania e la resa incondizionata alla quale Hitler la portò. Il fallimento dell’attentato, non soltanto svelato ma che soprattutto, per le intenzioni degli organizzatori, non era riuscito a eliminare il Führer uscitone con qualche ferita lieve, portò all’arresto di migliaia di militari e collaboratori, alcuni dei quali vennero uccisi, mentre altri vennero inviati ai campi di concentramento.
A parte il finale fallimentare, fu sul piano morale che la mancata riuscita dell’Operazione Valchiria agì. Hitler sembrava intoccabile e imbattibile ma, soprattutto, sembrava sempre più vicino il disastro totale. Come in effetti, per macerie e cumuli di morti, fu. Fermare la guerra anche solo di alcuni mesi avrebbe risparmiato inenarrabili sofferenze. (le precedenti parti sono state pubblicate in data 5 agosto,5 settembre, 5 ottobre 2020)

domenica 1 novembre 2020

Museo dell'Ebraismo a Ferrara


 A partire dal mese di novembre, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara sarà aperto dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 18.

La biblioteca del museo osserverà i seguenti orari: martedì e giovedì 10.00-13.00 e 14.00-18.00; sabato 10.00-14.00.

Oltre alla visita fisica delle mostre “Ebrei, una storia italiana” e “1938: l’umanità negata” durante il weekend e nel pieno rispetto delle norme anti-contagio,  il MEIS proporrà tutte le settimane sulle sue pagine social e sul sito web contenuti multimediali esclusivi.

Da mercoledì 11 novembre, inoltre, inizieranno da remoto i corsi di ebraico biblico e di ebraico moderno realizzati con il sostegno dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara e il patrocinio dell’Università degli Studi di Ferrara.