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lunedì 16 maggio 2016

Ricerca sui Carabinieri arrestati a MIlano il 5 agosto 1944

Riceviamo e pubblichiamo


      mi chiamo Lova Marisa e sono la nipote del maresciallo maggiore a piedi dei Carabinieri LORENZO GIGLIO TOS, nato a Chiaverano (TO) il 01-08-1900. Mi complimento con lei per il grande lavoro di ricerca e di trasmissione della memoria di ciò che è stato ai nostri giovani.
      Ho ricevuto lo scorso anno la medaglia d'onore alla memoria del nonno quale ex internato nei lager nazisti.
      Sono alla ricerca di ulteriori notizie sulla sua prigionia e sul suo rimpatrio. Venne arrestato a Milano il 05 agosto 1944, mentre era scrivano al Gruppo Interno di Milano a P. Vittoria  e deportato. 

L'unica notizia in mio possesso è che venne liberato dai militari canadesi il 01 aprile 1945 a BILK ( probabilmente a Wettringen North Rheine - Westfalia) e condotto nel Camp 2224 a Jabbeke in Belgio. Poi venne condotto in Inghilterra quale cooperante, ma soprattutto per essere curato a causa delle sue pessime condizioni di salute. Si salvò e rientrò in Italia, non so come, presentandosi al Centro Recuperi della Legione Napoli. 

Non ho alcuna notizia relativa ai campi nei quali venne deportato. Molto probabilmente il 5 agosto 1945 venne trasferito, con tutti gli altri Carabinieri dell' Alta Italia, presso il campo di San Michele Extra a Verona.

Per questo mi rivolgo a lei. Potrebbe aiutarmi nella ricerca di altri carabinieri che vennero arrestati il 5 agosto 1944 come tutti i carabinieri che si rifiutarono di mettersi al servizio delle SS?

 Gliene  sarei veramente grata. 
Le scrivo i dati di mio nonno:
Giglio Tos Lorenzo, nato a Chiaverano (TO), il 01 agosto 1900
figlio di Savino e di Moià Rosa
coniugato con Borgo Marta
matricola n. 14320
arrestato a Milano P. Vittoria il 05-08-1944
deportato e liberato da BILK il 01-04-1945
dal 20-11-1945 al centro recuperi legione Napoli e
dal 02-02-1946 alla legione di Torino.
Le ho scritto tutti i dati in mio possesso.
Spero vivamente che possa aiutarmi.
Nel frattempo la saluto caramente
                                                     dr. Marisa Lova


marisa.lova@alice.it

Lova Marisa
vicolo Flavio Gioia 4
10080 Vistrorio (TO)
tel.  0125 789537

lunedì 2 maggio 2016

Ricerche sui prigionieri. Richiesta collaborazione

Riceviamo ed  estendiamo a tutti i lettori di questo blog:


Mi chiamo Mirco Carrattieri e lavoro a Istoreco reggio emilia e all’università di modena e reggio.
Collaboro anche con l’Insmli di Milano.

Da circa 10 anni mi occupo anche, con crescente soddisfazione, di prima guerra mondiale.
In particolare qui a Reggio abbiamo fatto diverse mostre e creato un gruppo di lavoro su musica e grande guerra (musicaegrandeguerra.com/).
In quest’ambito abbiamo approfondito il tema dei prigionieri, soprattutto con una mostra e un volume sugli italiani prigionieri a Cellelager in Germania (http://www.gangemieditore.com/scheda_articolo.php?id_prodotto=6171).
Ma qui in zona avevamo a Scandiano anche un grosso campo per prigionieri austroungarici.
Ora sto collaborando su questo tema anche con la Croce Rossa, che sta scrivendo una grande opera sul periodo della guerra.

Ho visto sul suo blog alcune immagini e il riferimento ad alcune iniziative a col fiorito e altrove in tema di prigionieri.
Le chiedo se mi può dare qualche notizia o riferimento in più.

Grazie

Mirco Carrattieri

venerdì 15 aprile 2016

IL RASTRELLAMENTO DEL QUADRARO ROMA 17 APRILE 1944



Da 
Storia della Memoria Popolare
ASSOCIAZIONE NAZIONALE REDUCI DALLA PRIGIONIA

Il Rastrellamento del Quadraro Roma 17 aprile 1994

www.anrp.it







VDS

Post in data 25 aprile 2016
su
www.secondorisorgimeto.blogspot.com

Don Gioacchino Rey. Una ricerca in itinere. I

Da 
Storia della Memoria Popolare
ASSOCIAZIONE NAZIONALE REDUCI DALLA PRIGIONIA

Il Rastrellamento del Quadraro Roma 17 aprile 1994

www.anrp.it




giovedì 24 marzo 2016

Albania. Entro maggio 2016 la ristam

Il Presente volume è in corso di ristampa. Ogni informazione può essere chieste a
 coltrinari2011@libero.it


giovedì 3 marzo 2016

Progetto Albania. Articolo su battaglione Gramsci

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:


Carissimi,
vi mando per opportuna riflessione il titolo di quest'articolo.
Bova.


http://www.albanianews.it/uncategorized/2363-battaglione-gramsci-fianco-partigiani-albanesi-guerra-antifascista

Articolo dal titolo: 
Da occupatori a partigiani. La gloriosa storia del battaglione “Gramsci” nelle montagne albanesi | ALBANIA NEWS

domenica 28 febbraio 2016

Festa della Donna. Concerto al Centro Russo di Cultura

Il 4 marzo alle ore 19:00, in occasione della Festa della Donna, il
Centro russo di scienza e cultura a Roma vi invita al concerto
«L’Ambasciata della maestria», organizzato dalla Casa della Musica di
San Pietroburgo. Il vincitore di numerosi concorsi internazionali, Pavel
Miljukov (violino) eseguirà opere di Beethoven, Brahms, Paganini e
Čajkovskij.

Pavel Miljukov si è laureato presso l'Academic Music College del
Conservatorio di Mosca e, in seguito, presso il conservatorio statale di
Mosca «P.I.Čajkovskij» (classe dell’Artista del popolo russo, il
Professor Vladimir Ivanov). Nel 2012 termina il dottorato di ricerca.
Attualmente è uno studente del Conservatorio di Vienna, in Austria
(classe del Professor Boris Kushnir).

Il violinista ha viaggiato in Russia e in Europa e si è esibito sui
palcoscenici più importanti della Russia: la sala concerti
P.I.Čajkovskij, la sala Grande del Conservatorio di Mosca, la sala
concerti del Teatro Mariinskij. Collabora con direttori del calibro di
Valerij Gergiev, Vladimir Fedoseyev, Yuri Simonov, Maxim Fedotov,
Michail Pletnev, Robert Canetti, Vasily Petrenko, così come con le
orchestre più importanti della Russia: la Grande Orchestra Sinfonica
P.I.Čajkovskij, l'Orchestra sinfonica del teatro Mariinskij, l’Orchestra
Sinfonica Statale di Mosca, l’Orchestra Filarmonica di Mosca,
l'Orchestra Filarmonica di Sverdlovsk. Collabora con la Swedish Wind
Ensemble e ha suonato con l'Orchestra Giovanile del Baltico la Baltic
Youth Philharmonic.

Dal 2007 è solista permanente della Casa della Musica di San
Pietroburgo. Dal 2012 è solista della Filarmonica di Mosca.

Pavel Miljukov suona il violino del maestro Pietro Guarneri, gentilmente
concessogli dal Fondo Svizzero «Neva».




4 марта 2016 г. в 19:00 в преддверии Международного женского дня
Российский центр науки и культуры в Риме приглашает на концерт
«Посольство мастерства», организованного Санкт-Петербургским домом
музыки. Лауреат многочисленных международных конкурсов Павел Милюков
(скрипка) исполнит произведения Л. ван Бетховена, И.Брамса, Н.Паганини и
П.Чайковского.

Павел Милюков окончил Академический музыкальный колледж при Московской
консерватории, а позже - Московскую консерваторию им. П.И.Чайковского
(класс Народного артиста России, профессора Владимира Иванова). В 2012
году там же окончил аспирантуру. В настоящее время – студент Венской
консерватории, Австрия (класс профессора Бориса Кушнира).

Скрипач гастролирует в России и в Европе, выступает на крупнейших сценах
России: в Концертном зале им. П.И. Чайковского, в Большом зале
Московской Консерватории, в Концертном зале Мариинского театра.
Сотрудничает с известными дирижерами такими как: Валерий Гергиев,
Владимир Федосеев, Юрий Симонов, Максим Федотов, Михаил Плетнёв, Роберт
Канетти, Василием Петренко, а также с ведущими оркестрами России:
Большим Симфоническим оркестром им. П.И.Чайковского, Симфоническим
оркестром Мариинского театра, Московским Государственным Академическим
Симфоническим оркестром, Академическим Симфоническим оркестром
Московской филармонии, Оркестром Свердловской филармонии. Сотрудничает с
Шведским духовым оркестром, выступал с Балтийским Молодёжным оркестром
Baltic Youth Philharmonic.

С 2007 года - постоянный солист Санкт-Петербургского Дома музыки, с 2012
года – солист Московской филармонии.

Павел Милюков играет на скрипке мастера Пьетро Гварнери, любезно
предоставленной ему швейцарским фондом «Нева».

-- 
Cordiali saluti,
Polina Efimkova

Ufficio Stampa
Centro Russo di Scienza e Cultura
Piazza Benedetto Cairoli, 6
00186 Roma
tel.39 0688816333

ufficiostampa@centroculturalerusso.it
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martedì 2 febbraio 2016

Paolo Giunta La Spada in ricordo di suo Padre

Penso a che cosa mai potrei scrivere in giorni in cui era prevista la mia presenza e il mio impegno come Direttore Scientifico della Casa della Memoria di Servigliano e ho perso papà.
Eppure sento che papà ha qualcosa da dirci anche oggi, anche ora che non è più tra noi (ma in realtà lo sarà sempre).

Papà, nel giugno del 1943, era Maresciallo dei Carabinieri, di servizio ad Atene, in Grecia, forza militare occupante. Era nei servizi ed era incaricato di interrogare il presunto capo della Resistenza ellenica. Dopo 48 ore di fermo e interrogatorio papà decise di rilasciarlo, "era un buon padre di famiglia", mi ha sempre detto papà, "una persona retta e onesta". 
"Ho anche pensato", mi ha sempre detto papà, "che probabilmente era davvero un capo della Resistenza, ma io che avrei fatto al posto suo? Noi italiani avevamo aggredito, senza alcuna ragione, la Grecia, l'avevamo occupata brutalmente con l'aiuto delle truppe tedesche. Chi non avrebbe combattuto, al posto dei greci, per la libertà"?
Come è andata a finire la storia? Papà mi raccontava: l'uomo non se ne andava, aspettava sulla porta, chiedeva di parlarmi.
Dopo tanta attesa, papà lo ricevette di nuovo. Gli disse: che vuole, l'ho già interrogata per 48 ore, che cosa desidera ancora? L'uomo disse che desiderava con tutto il cuore ringraziarlo. Di questi tempi, disse, è molto facile essere torturati, sparire, non tornare a casa. 
Lei mi ha interrogato con accuratezza e severità e ha fatto per intero il suo dovere di soldato e di italiano, ma ha dato ordini precisi di non farmi toccare, non è stato torto un capello, nè a me, nè agli altri fermati da questo ufficio che lei dirige. Di questi tempi è raro. Grazie infinite.
Papà lo congedò.
Prima di andarsene il signore greco, sospettato di far parte della Resistenza, si girò verso mio padre, e disse, dandogli un biglietto da visita: ho un ristorante al porto, al Pireo, è un buon ristorante, se avesse bisogno sarei onorato di servirla...
Papà, lo ringraziò in modo sbrigativo, con tutto il rigore che competeva al suo ruolo, compenetrato fino in fondo nel suo dovere; poi, preso da altri impegni, si dimenticò di quell'incontro...

Questa storia ci insegna che, pur sottoposto agli ordini che derivavano dal suo status di militare, papà seppe assolverli, ma senza mai venir meno al suo dovere di mantenere un quoziente di umanità, di amore e rispetto per l'altro, di onestà, di coraggio, di generosità, che nessun ordine e nessuna ideologia poteva sopprimere. 
In quell'epoca furono molti, invece, che usarono la divisa per trasformarsi in carnefici e torturatori, o tanti che vendettero le persone in cambio del premio in denaro che si dava a chi denunciava ebrei e oppositori del regime; e ancora molti che facevano i soldi sulla pelle degli ebrei che non potendo lavorare e dovendo nascondersi non erano in grado di procacciarsi il cibo se non al prezzo di pagarlo sempre di più. E furono tanti quelli che si accaparravano i beni degli antifascisti o degli ebrei incuranti delle sofferenze che così procuravano.
Anche oggi mi sorprende quanti giovani paiono rassegnati alle ingiustizie, al male, ad un mondo senza sogni.
Le giovani generazioni, inoltre, sono cresciute in Europa e in Italia nella convinzione che la pace e le libertà civili siano valori acquisiti, ormai scontati, conquistati in un'epoca lontana di cui si ha un ricordo confuso, spesso retaggio di uno studio scolastico nozionistico e frettoloso. 
Molti giovani addirittura seguono, per mera ignoranza oppure per un costume di malinteso anti-conformismo, le stesse ideologie che nel passato soppressero la pace e ogni tipo di libertà.
Nell'Europa e nell'Italia di oggi si è diffusa un'acuta e drammatica perdita di memoria storica.
L'infame progetto dell'eliminazione degli ebrei venne deciso e concretizzato dalla Germania nazista nel corso della seconda guerra mondiale e, in Italia, trovò piena collaborazione nel regime fascista e nei suoi sostenitori, i fascisti. 
Se i vincitori della seconda guerra mondiale fossero stati la Germania nazista, l’Italia fascista, la Francia di Vichy, la Croazia degli ustascia, non un solo ebreo sarebbe rimasto in vita.
La storia della Shoah è una storia che parla anche di noi, esseri umani, uomini e donne, vittime o carnefici o torturatori, collaborazionisti o osservatori passivi, spie, delatori o salvatori. 
È una storia che va anche studiata, indagata, osservata per cercare di comprendere e conoscere la psicologia degli esseri umani, di tutti noi che ogni giorno costruiamo la storia con il nostro agire quotidiano. Ogni giorno la vita ci pone davanti al bene e davanti al male, davanti alla vigliaccheria e davanti al coraggio, davanti alla convenienza e all'utile, oppure davanti all'onestà e alla generosità. 
Studiare la Shoah significa inquadrare i fatti dal punto di vista storico, studiare con rigore scientifico la complessità di quei fatti; non rinunciare alle implicazioni morali, religiose, filosofiche per riuscire non solo a ricordare, ma a capire come è stata possibile una cesura della storia, un black-out dell'umanità come ad Auschwitz - Birkenau, o a Treblinka.
Il mondo di oggi è sempre più occupato dalle guerre, dai razzismi di ogni genere, dal ritorno delle ideologie totalitarie.
Abbiamo il diritto di costruire il mondo nel senso della libertà e della pace.

La storia non finì lì. Tre mesi dopo giunse la resa incondizionata dell'Italia e il 9 settembre le forze di occupazione italiane si stavano concentrando al Grand Hotel di Atene in attesa di ordini che non arrivavano.
Papà, dei tedeschi, non si fidava. 
Invece di andare al Grand Hotel come gli era stato detto, disse ai suoi sottoposti che lui sarebbe salito sul tetto dei palazzi vicini al Grand Hotel. Con lui andarono tutti i militi di quell'ufficio, vestiti in borghese, in attesa di notizie, in un silenzio sempre più gravido di pensieri. 
Quando la piazza davanti all'hotel era quasi piena di militi italiani, la gran parte non in assetto da guerra, arrivarono i mezzi corazzati e le autoblindo tedesche che, senza aspettare, spararono subito, circondarono il quartiere, mitragliarono gli italiani senza che questi potessero abbozzare una reazione di qualche efficacia. Fu una strage. Alla fine iniziò il rastrellamento e, con una lunga fila di camion, la deportazione dei soldati italiani.
Papà e il suo gruppo erano andati via ai primi spari, da un tetto all'altro, tentavano di aggirare il cerchio chiuso dai nazisti. Infine scesero un muro e si ritrovarono in strada.
Papà aveva un'idea: l'idea era il biglietto da visita ricevuto tre mesi prima, c'era il nome, l'indirizzo, il nome del ristorante.
Papà parlava perfettamente il greco. 
Aveva fatto, tra i migliori studenti della scuola, il liceo classico, e in pochi anni di occupazione del suolo greco aveva imparato il greco moderno. 
Se fossero stati fermati avrebbe parlato lui.
Il gruppo camminò per tutta la notte e giunse al porto. Le indicazioni sul biglietto da visita erano chiare.
Papà lasciò indietro il gruppo: lasciate che vada avanti da solo, se mi succede qualcosa buona fortuna.
Papà vide il ristorante. Non era ancora l'alba, ma già il cielo andava rischiarandosi.
Bussò alla porta. Venne una donna ad aprire. La sala del ristorante era grande, i tavoli avevano le sedie rovesciate sopra in ordine come quando si puliscono i pavimenti, altri tavoli avevano le tovaglie a quadretti sopra. Papà mostrò il biglietto da visita, disse che cercava l'uomo del ristorante, aggiunse di essere un italiano.
La donna richiuse la porta e si avviò alla fine della sala dove c'erano delle scale. 
Dalle scale scese poco dopo un uomo, papà lo riconobbe: era lui, l'uomo che tre mesi prima aveva fermato e interrogato personalmente.
L'uomo non disse nulla. Attraversò la grande sala e, senza una parola, abbracciò mio padre. 
Quanti siete? Sei solo? disse a papà. 
Ce ne sono undici con me. Un attimo dopo erano tutti seduti ai tavoli con le tovaglie a quadretti. 
Poche ore dopo erano su un camion nel nord ovest della Grecia. 
Papà fece 16 mesi di guerriglia per liberare la Grecia con il pensiero che la sua azione avrebbe liberato anche l'Italia e il mondo dalla barbarie nazifascista. Riuscì anche a salvare un generale dei Carabinieri e altri 4 militi, che stavano per essere uccisi dai nazisti, con un'azione spericolata, come testimoniano le certificazioni delle autorità militari e dell'A.N.P.I..
Per circa 50 anni, ogni Natale, arrivava un pacco con dei dolci. Era di quel generale e conteneva sempre un biglietto di ringraziamento a papà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Paolo Giunta La Spada

lunedì 25 gennaio 2016

Aprilia: La Giornata della memoria

ISTITUTO COMPRENSIVO GIOVANNI PASCOLI – APRILIA
 UNA MANIFESTAZIONE PER NON DIMENTICARE

 “FLAH MOB DELLA MEMORIA”

NEL CIELO DI APRILIA UNA LANTERNA E TANTI PALLONCINI BIANCHI E VERDI IN RICORDO DELLE VITTIME DELL'OLOCAUSTO

EMOZIONANTE L'INCONTRO DEI RAGAZZI CON ENNIO BORGIA SOPRAVVISSUTO A DACHAU CURATO DALL'ASSOCIAZIONE “UN RICORDO PER LA PACE”



Anche quest'anno è tornato nelle Scuole il progetto divulgativo dell'Associazione “Un ricordo per la pace” sul tema della deportazione nei campi nazisti.
Martedì 26 gennaio presso l'Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli ad Aprilia nell'ambito delle iniziative legate alla ricorrenza della Giornata della Memoria si è tenuto l’incontro tra Ennio Borgia, sopravvissuto al lager di Dachau ed i ragazzi delle nove classi delle terze medie.
Nato a Roma nel 1927, ma residente dagli anni '60 ad Aprilia, Borgia nel 1944 a soli 16 anni venne catturato dalle SS per motivi politici e deportato nel lager di Dachau, dove trascorse un anno infernale di privazioni alimentari, soprusi e cattiverie di ogni genere fino alla liberazione del campo avvenuta il 29 aprile 1945 per l'intervento degli americani.
L'iniziativa è stato organizzata dalla Vice Preside Prof.ssa Lisiana Brignone, dalla Prof.ssa Loredana Melgiovanni Docente di Lettere e dalla Prof.ssa Carla De David Docente di Musica con l'approvazione del Dirigente Scolastico Prof. Giorgio Giusfredi e la collaborazione dei Docenti dell'Istituto.
Ennio era accompagnato dalla moglie Speranza Botticelli e da Elisa Bonacini presidente dell'Associazione “Un ricordo per la pace” che nel 2011 scoprì la sua storia nell'attività di ricerca di testimonianze di ex deportati nei campi nazisti durante la seconda guerra mondiale.
Ha assistito alla manifestazione Franco Tantari di Campoloeone che lo scorso anno ha seguito i ragazzi delle scuole apriliane nel Viaggio della Memoria ad Auschwitz.
La giornata ha avuto inizio con l'intervento della Vice Preside Prof.ssa Brignone che ha spiegato ai ragazzi l'importanza della Giornata della Memoria ed introdotto gli ospiti.
I giovani studenti che sono stati preparati dagli insegnanti all'evento in maniera veramente encomiabile, hanno assistito con attenzione alla proiezione del video “Ennio Borgia n°69791 - Un sopravvissuto a Dachau” realizzato da Elisa Bonacini dell'Associazione “Un ricordo per la pace” che ha ottenuto nel 2015 la concessione del logo ufficiale del 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione rientrando nel Programma di iniziative curato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale.
Ennio è stato accolto con affetto dai ragazzi che gli hanno rivolto numerose domande; è intervenuta
la Bonacini che ha raccontato alcuni particolari inediti della storia di Ennio, ad integrazione del filmato.
Un'esperienza indimenticabile e dall'alto valore educativo questa vissuta dalle classi dell'I.C. G.Pascoli perché solo il contatto diretto con i rarissimi ex deportati ancora viventi può rendere veramente tangibile l'immane tragedia dell'Olocausto. che come rimarca sempre Ennio “non si esaurì nella persecuzione sistematica e nello sterminio di 6 milioni di ebrei, ma coinvolse drammaticamente milioni di altri cittadini europei per tutte altre motivazioni: oppositori politici, zingari, omosessuali, testimoni di Geova, criminali comuni, disabili fisici e psichici... Furono ben 6 milioni di persone (non ebrei) che morirono nei campi nazisti a causa delle sevizie, del duro lavoro, della fame e delle malattie”.
Durante la manifestazione ì ragazzi hanno eseguito alcuni pezzi musicali e letto brani sul tema della Shoa; hanno interpretato anche una toccante coreografia sfilando con alcune candele bianche accese.
E' seguito poi nel cortile dell'Istituto un “flash mob della memoria” con il lancio nel cielo di una lanterna e di tanti palloncini bianchi e verdi cui erano legati messaggi di pace e disegni realizzati dai ragazzi. “Bianco come la purezza dei bambini ebrei deportati e morti nei lager e verde come la speranza che certi avvenimenti così tragici non debbano verificarsi mai più” ha spiegato con emozione la Prof.ssa Melgiovanni.
Il “flash mob” ha avuto inizio con il lancio del primo palloncino verde di Ennio Borgia cui sono seguiti i palloncini di tutti i ragazzi presenti.
Il cielo di Aprilia si è così colorato di questo messaggio di pace, un gesto significativo che rimarrà scolpito nella memoria dei giovani studenti apriliani quale monito per combattere ogni forma di razzismo, di discriminazione e di violenza.
La storia di Borgia sta per essere proposta da Elisa Bonacini in un libro rivolto in particolare alle giovani generazioni apriliane, auspicando che tali tragedie non si perpetuino mai più, e che mai più le decisioni dei potenti del mondo si ripercuotano sulla popolazione con il loro strascico infinito di sofferenze e di morte. Per non dimenticare.


(foto Elisa Bonacini- Ass. Un ricordo per la pace) 

mercoledì 13 gennaio 2016

Servignano: "La Shoah ed i bambini" 29 gennaio 2016.

Giornata della Memoria. 27 gennaio 2016, ore 21.00. 
Alla Casa della Memoria di Servigliano:

Concerto della Giornata della Memoria 
con 
i  Maestri Daniele Berdini (sassofono) 
e Sergio Capoferri (fisarmonica)


Giornata della Memoria. 29 gennaio 2016, ore 10.15.
Alla Casa della Memoria di Servigliano:
"La  Shoah e i bambini"
Relatori:
Paolo Giunta La Spada, 
Direzione Scientifica Casa della Memoria di Servigliano;

Costantino di Sante, I.S.M.L. di Ascoli Piceno.

Ospiti i rappresentanti delle Comunità ebraiche delle Marche e testimoni delle vicende storiche.

Con gli studenti delle Classi Terze delle Scuole Medie di Servigliano e del territorio 


Promotore ed Organizzatore.
Paolo Giunta La Spada

lunedì 11 gennaio 2016

Elisa Bonacini ed un altro traguardo raggiunto

“ ENNIO BORGIA 697991 : UN SOPRAVVISSUTO A DACHAU”

IL VIDEO REALIZZATO DALL'ASSOCIAZIONE “UN RICORDO PER LA PACE” PER LE SCUOLE DEL TERRITORIO

Una testimonianza autentica delle contraddizioni e delle sofferenze della guerra

 ha ottenuto la concessione del logo ufficiale del 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione



di Elisa Bonacini
unricordoperlapace.blogspot.it

Anche ad Aprilia nella vicinanza della giornata della Memoria del 27 gennaio grazie ad alcuni sopravvissuti alla prigionia ancora viventi abbiamo la possibilità di comprendere cosa realmente fu la deportazione nei campi nazisti durante la seconda guerra mondiale.
Da quando con l'intervento degli alleati si aprirono i cancelli dei campi di concentramento e di sterminio, tra cui quello di Auschwitz il 27 gennaio 1945, e fu possibile constatare quanto venisse barbaramente effettuato al loro interno, poco si è parlato delle centinaia e centinaia di lager sparsi in tutta Europa dove oltre agli ebrei vennero imprigionati milioni di persone per tutt'altre motivazioni che quelle razziali.
Questi prigionieri non morivano gassati come la maggior parte degli ebrei, ma per le stesse dure condizioni cui erano sottoposti, le privazioni alimentari, le carenze igieniche, il duro lavoro, le torture, le malattie. Su una stima complessiva di circa 13 milioni di vittime furono circa 6 milioni i morti non ebrei in quei campi, ed è giusto ricordarlo sempre.
L'Associazione “Un ricordo per la pace” negli ultimi anni, particolarmente nell'ambito del progetto “MEMORIA AGLI IMI “, ha svolto un' ampia ricerca nel territorio pontino ed ha raccolto la testimonianza di molti ex militari, deportati ed internati nei campi di concentramento; grazie all'interessamento dell'Associazione a molti di questi è stata conferita la “Medaglia d'Onore” l'onorificenza che dal 2007 viene concessa dal Governo Italiano a tutti i cittadini italiani – civili e militari- e ove deceduti ai loro familiari che, dopo l’armistizio dell'8 settembre 1943, furono catturati e detenuti dai tedeschi nei lager nazisti, non accettando l’adesione alla R.S.I. o alle formazioni delle SS.
Per tutti gli altri che non ci sono più la memoria della loro prigionia è mantenuta solamente attraverso i ricordi dei familiari.

Tra le varie testimonianze sulla deportazione raccolte dalla Associazione “Un ricordo per la pace” spicca quella di Ennio Borgia che nel 1944 a soli 16 anni venne deportato “per motivi politici” nel lager di Dachau in Germania.
Borgia è uno dei pochi sopravvissuti non ebrei  di Dachau ancora vivente; nato a Roma nel 1927 risiede dagli anni '70 ad Aprilia. Nel settembre 2011 la scrivente Elisa Bonacini, presidente dell'Associazione apriliana “Un ricordo per la pace” scoprì la sua storia, realizzando una video- intervista che è stata organizzata nel video “ENNIO BORGIA 697991 : UN SOPRAVVISSUTO A DACHAU” .
Il video nel 2015 ha ottenuto la concessione del logo ufficiale delle celebrazioni del 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione rientrando nel Programma di iniziative curato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale.
Per una più facile fruibilità dei contenuti, il filmato è articolato in capitoli tematici; il racconto parte dagli antefatti della cattura nel 1944 fino a descrivere il rientro in Italia dopo la liberazione del campo, che avvenne per l'intervento degli americani il 29 aprile 1945.
Non sono state incluse immagini sul crudele trattamento inflitto ai prigionieri nel lager e pertanto è adatto ad un pubblico di qualsiasi età, a partire dalle Scuole Primarie.
Gli Istituti di Istruzione interessati possono fare richiesta del dvd all' Associazione “Un ricordo per la pace” all' indirizzo e-mail el.bonacini@gmail.com  e concordare eventualmente, come è avvenuto negli anni scorsi, un incontro degli studenti con Ennio Borgia.
LA STORIA
Ennio Borgia nasce a Roma nel 1927 e cresce nella Roma del regime fascista. A 6 anni rimane orfano di madre e vede mutare presto la sua condizione familiare con il nuovo matrimonio del padre e la nascita di altri fratelli. Nel 1944 dopo le conseguenze dell'armistizio e lo sbarco degli alleati ad Anzio, poco più che sedicenne, vuole ricongiungersi al fratello Edelberto in Piemonte, aviere nella Repubblica Sociale. A Venaria Reale nei pressi dell'aeroporto militare è coinvolto in una sparatoria tra repubblichini ed un gruppo di partigiani monarchici. Nella disperata ricerca di una via di scampo fugge per caso nella direzione dei partigiani che lo incorporano nella loro formazione ancora in via di organizzazione.
Il giovanissimo Borgia trascorre circa due mesi con questo gruppo, condividendone le peripezie dalle valli del torinese sino alla provincia di Gorizia. A Sagrado il probabile tradimento di un componente del gruppo porta i nazisti alla cattura dei patrioti. Dopo un periodo di prigionia alla Risiera di San Sabba a Trieste viene deportato quale prigioniero politico nel campo di concentramento di Dachau in Germania, Qui inizia la lotta per la sopravvivenza tra le sevizie delle SS e la protezione dei compagni italiani della baracca 25.
Dopo la liberazione viene accolto e curato amorevolmente da una famiglia di Dachau, che però gli nasconde un segreto terribile: il capofamiglia era una delle SS del campo.
Racconta nel video il signor Ennio che finita la guerra avrebbe voluto dimenticare quel triste periodo della sua vita, non voleva raccontare quello che aveva vissuto nel lager, tanto più che nei rari casi in cui lo aveva fatto si era reso conto di non essere creduto.Non era credibile che si potesse sopravvivere con una fettina di pane e poco più al giorno, e che le SS fossero così cattive” sostenendo pure con amarezza che poco nel corso degli anni si è parlato di campi di concentramento come quello di Dachau, nei quali decine di migliaia di prigionieri di diverse nazionalità (non ebrei)morirono a causa di maltrattamenti, soprusi e sevizie da parte dei nazisti. A Dachau, oltre ad un esiguo numero di ebrei c'erano i prigionieri politici come Borgia (con il triangolo identificativo rosso), detenuti comuni, sacerdoti, omosessuali, zingari e testimoni di Geova. I prigionieri erano sottoposti per futili motivi a gravi punizioni corporali sino alla morte che avveniva per impiccagione o per fustigazione ed erano utilizzati come cavie per crudeli esperimenti medici, tra cui il congelamento e le prove di resistenza ad alta quota. Lo stesso Borgia fu sottoposto a una cura sperimentale su un neo al volto.

Molti prigionieri con handicap fisici e mentali, quindi inabili al lavoro, vennerogassatisu furgoni predisposti. Migliaia di cadaveri vennero cremati nei forni crematori del campo.E' bene che i giovani ascoltino oggi anche questa testimonianza" si augura Ennioperché questi tragici avvenimenti non accadano mai più, in una società dove ognuno deve avere la possibilità di esprimere in un pacifico confronto la propria opinione,senza per questo essere considerato un nemico e sterminato come tale.

Una testimonianza autentica quella di Borgia che esprime le contraddizioni e le sofferenze insite nella guerra che nelle sue follie trascina spesso le persone più umili ed innocenti. Presto la storia di Borgia sarà proposta anche un libro, a cura di Elisa Bonacini.