"Non più reticolati nel mondo" Lo studio dell' Internamento come strumento per contrastare la violenza e la violenza bellica, in ogni tipo di società del secolo breve e del secolo in corso.. Come base di studio per affrontare il problema delle migrazioni e dello spostamento di massa delle popolazioni. E' spazio di ricerca su questi temi del CESVAM - Istituto Nastro Azzurro ( Massimo Coltrinari) info:centrostudicescam@istitutonastroazzurro.org
Traduzione
Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.
This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.
giovedì 23 giugno 2016
domenica 12 giugno 2016
venerdì 27 maggio 2016
lunedì 16 maggio 2016
Ricerca sui Carabinieri arrestati a MIlano il 5 agosto 1944
Riceviamo e pubblichiamo
mi chiamo Lova Marisa e sono la nipote del maresciallo maggiore a piedi dei Carabinieri LORENZO GIGLIO TOS, nato a Chiaverano (TO) il 01-08-1900. Mi complimento con lei per il grande lavoro di ricerca e di trasmissione della memoria di ciò che è stato ai nostri giovani.
Ho ricevuto lo scorso anno la medaglia d'onore alla memoria del nonno quale ex internato nei lager nazisti.
Sono alla ricerca di ulteriori notizie sulla sua prigionia e sul suo rimpatrio. Venne arrestato a Milano il 05 agosto 1944, mentre era scrivano al Gruppo Interno di Milano a P. Vittoria e deportato.
L'unica notizia in mio possesso è che venne liberato dai militari canadesi il 01 aprile 1945 a BILK ( probabilmente a Wettringen North Rheine - Westfalia) e condotto nel Camp 2224 a Jabbeke in Belgio. Poi venne condotto in Inghilterra quale cooperante, ma soprattutto per essere curato a causa delle sue pessime condizioni di salute. Si salvò e rientrò in Italia, non so come, presentandosi al Centro Recuperi della Legione Napoli.
Non ho alcuna notizia relativa ai campi nei quali venne deportato. Molto probabilmente il 5 agosto 1945 venne trasferito, con tutti gli altri Carabinieri dell' Alta Italia, presso il campo di San Michele Extra a Verona.
Per questo mi rivolgo a lei. Potrebbe aiutarmi nella ricerca di altri carabinieri che vennero arrestati il 5 agosto 1944 come tutti i carabinieri che si rifiutarono di mettersi al servizio delle SS?
Gliene sarei veramente grata.
Le scrivo i dati di mio nonno:
Giglio Tos Lorenzo, nato a Chiaverano (TO), il 01 agosto 1900
figlio di Savino e di Moià Rosa
coniugato con Borgo Marta
matricola n. 14320
arrestato a Milano P. Vittoria il 05-08-1944
deportato e liberato da BILK il 01-04-1945
dal 20-11-1945 al centro recuperi legione Napoli e
dal 02-02-1946 alla legione di Torino.
Le ho scritto tutti i dati in mio possesso.
Spero vivamente che possa aiutarmi.
Nel frattempo la saluto caramente
dr. Marisa Lova
marisa.lova@alice.it
Lova Marisa
vicolo Flavio Gioia 4
10080 Vistrorio (TO)
tel. 0125 789537
lunedì 2 maggio 2016
Ricerche sui prigionieri. Richiesta collaborazione
Riceviamo ed estendiamo a tutti i lettori di questo blog:
Mi chiamo Mirco Carrattieri e lavoro a Istoreco reggio emilia e all’università di modena e reggio.
Collaboro anche con l’Insmli di Milano.
Da circa 10 anni mi occupo anche, con crescente soddisfazione, di prima guerra mondiale.
In particolare qui a Reggio abbiamo fatto diverse mostre e creato un gruppo di lavoro su musica e grande guerra (musicaegrandeguerra.com/).
In quest’ambito abbiamo approfondito il tema dei prigionieri, soprattutto con una mostra e un volume sugli italiani prigionieri a Cellelager in Germania (http://www.gangemieditore.com/scheda_articolo.php?id_prodotto=6171).
Ma qui in zona avevamo a Scandiano anche un grosso campo per prigionieri austroungarici.
Ora sto collaborando su questo tema anche con la Croce Rossa, che sta scrivendo una grande opera sul periodo della guerra.
Ho visto sul suo blog alcune immagini e il riferimento ad alcune iniziative a col fiorito e altrove in tema di prigionieri.
Le chiedo se mi può dare qualche notizia o riferimento in più.
Grazie
Mirco Carrattieri
venerdì 15 aprile 2016
giovedì 24 marzo 2016
giovedì 3 marzo 2016
Progetto Albania. Articolo su battaglione Gramsci
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Carissimi,
vi mando per opportuna riflessione il titolo di quest'articolo.
Bova.
http://www.albanianews.it/uncategorized/2363-battaglione-gramsci-fianco-partigiani-albanesi-guerra-antifascista
Articolo dal titolo:
Da occupatori a partigiani. La gloriosa storia del battaglione “Gramsci” nelle montagne albanesi | ALBANIA NEWS
Carissimi,
vi mando per opportuna riflessione il titolo di quest'articolo.
Bova.
http://www.albanianews.it/uncategorized/2363-battaglione-gramsci-fianco-partigiani-albanesi-guerra-antifascista
Articolo dal titolo:
Da occupatori a partigiani. La gloriosa storia del battaglione “Gramsci” nelle montagne albanesi | ALBANIA NEWS
domenica 28 febbraio 2016
Festa della Donna. Concerto al Centro Russo di Cultura
Il 4 marzo alle ore 19:00, in occasione della Festa della Donna, il
Centro russo di scienza e cultura a Roma vi invita al concerto
«L’Ambasciata della maestria», organizzato dalla Casa della Musica di
San Pietroburgo. Il vincitore di numerosi concorsi internazionali, Pavel
Miljukov (violino) eseguirà opere di Beethoven, Brahms, Paganini e
Čajkovskij.
Pavel Miljukov si è laureato presso l'Academic Music College del
Conservatorio di Mosca e, in seguito, presso il conservatorio statale di
Mosca «P.I.Čajkovskij» (classe dell’Artista del popolo russo, il
Professor Vladimir Ivanov). Nel 2012 termina il dottorato di ricerca.
Attualmente è uno studente del Conservatorio di Vienna, in Austria
(classe del Professor Boris Kushnir).
Il violinista ha viaggiato in Russia e in Europa e si è esibito sui
palcoscenici più importanti della Russia: la sala concerti
P.I.Čajkovskij, la sala Grande del Conservatorio di Mosca, la sala
concerti del Teatro Mariinskij. Collabora con direttori del calibro di
Valerij Gergiev, Vladimir Fedoseyev, Yuri Simonov, Maxim Fedotov,
Michail Pletnev, Robert Canetti, Vasily Petrenko, così come con le
orchestre più importanti della Russia: la Grande Orchestra Sinfonica
P.I.Čajkovskij, l'Orchestra sinfonica del teatro Mariinskij, l’Orchestra
Sinfonica Statale di Mosca, l’Orchestra Filarmonica di Mosca,
l'Orchestra Filarmonica di Sverdlovsk. Collabora con la Swedish Wind
Ensemble e ha suonato con l'Orchestra Giovanile del Baltico la Baltic
Youth Philharmonic.
Dal 2007 è solista permanente della Casa della Musica di San
Pietroburgo. Dal 2012 è solista della Filarmonica di Mosca.
Pavel Miljukov suona il violino del maestro Pietro Guarneri, gentilmente
concessogli dal Fondo Svizzero «Neva».
4 марта 2016 г. в 19:00 в преддверии Международного женского дня
Российский центр науки и культуры в Риме приглашает на концерт
«Посольство мастерства», организованного Санкт-Петербургским домом
музыки. Лауреат многочисленных международных конкурсов Павел Милюков
(скрипка) исполнит произведения Л. ван Бетховена, И.Брамса, Н.Паганини и
П.Чайковского.
Павел Милюков окончил Академический музыкальный колледж при Московской
консерватории, а позже - Московскую консерваторию им. П.И.Чайковского
(класс Народного артиста России, профессора Владимира Иванова). В 2012
году там же окончил аспирантуру. В настоящее время – студент Венской
консерватории, Австрия (класс профессора Бориса Кушнира).
Скрипач гастролирует в России и в Европе, выступает на крупнейших сценах
России: в Концертном зале им. П.И. Чайковского, в Большом зале
Московской Консерватории, в Концертном зале Мариинского театра.
Сотрудничает с известными дирижерами такими как: Валерий Гергиев,
Владимир Федосеев, Юрий Симонов, Максим Федотов, Михаил Плетнёв, Роберт
Канетти, Василием Петренко, а также с ведущими оркестрами России:
Большим Симфоническим оркестром им. П.И.Чайковского, Симфоническим
оркестром Мариинского театра, Московским Государственным Академическим
Симфоническим оркестром, Академическим Симфоническим оркестром
Московской филармонии, Оркестром Свердловской филармонии. Сотрудничает с
Шведским духовым оркестром, выступал с Балтийским Молодёжным оркестром
Baltic Youth Philharmonic.
С 2007 года - постоянный солист Санкт-Петербургского Дома музыки, с 2012
года – солист Московской филармонии.
Павел Милюков играет на скрипке мастера Пьетро Гварнери, любезно
предоставленной ему швейцарским фондом «Нева».
--
Cordiali saluti,
Polina Efimkova
Ufficio Stampa
Centro Russo di Scienza e Cultura
Piazza Benedetto Cairoli, 6
00186 Roma
tel.39 0688816333
ufficiostampa@centroculturalerusso.it
Seguici su Facebook http://www.facebook.com/centrorusso
Centro russo di scienza e cultura a Roma vi invita al concerto
«L’Ambasciata della maestria», organizzato dalla Casa della Musica di
San Pietroburgo. Il vincitore di numerosi concorsi internazionali, Pavel
Miljukov (violino) eseguirà opere di Beethoven, Brahms, Paganini e
Čajkovskij.
Pavel Miljukov si è laureato presso l'Academic Music College del
Conservatorio di Mosca e, in seguito, presso il conservatorio statale di
Mosca «P.I.Čajkovskij» (classe dell’Artista del popolo russo, il
Professor Vladimir Ivanov). Nel 2012 termina il dottorato di ricerca.
Attualmente è uno studente del Conservatorio di Vienna, in Austria
(classe del Professor Boris Kushnir).
Il violinista ha viaggiato in Russia e in Europa e si è esibito sui
palcoscenici più importanti della Russia: la sala concerti
P.I.Čajkovskij, la sala Grande del Conservatorio di Mosca, la sala
concerti del Teatro Mariinskij. Collabora con direttori del calibro di
Valerij Gergiev, Vladimir Fedoseyev, Yuri Simonov, Maxim Fedotov,
Michail Pletnev, Robert Canetti, Vasily Petrenko, così come con le
orchestre più importanti della Russia: la Grande Orchestra Sinfonica
P.I.Čajkovskij, l'Orchestra sinfonica del teatro Mariinskij, l’Orchestra
Sinfonica Statale di Mosca, l’Orchestra Filarmonica di Mosca,
l'Orchestra Filarmonica di Sverdlovsk. Collabora con la Swedish Wind
Ensemble e ha suonato con l'Orchestra Giovanile del Baltico la Baltic
Youth Philharmonic.
Dal 2007 è solista permanente della Casa della Musica di San
Pietroburgo. Dal 2012 è solista della Filarmonica di Mosca.
Pavel Miljukov suona il violino del maestro Pietro Guarneri, gentilmente
concessogli dal Fondo Svizzero «Neva».
4 марта 2016 г. в 19:00 в преддверии Международного женского дня
Российский центр науки и культуры в Риме приглашает на концерт
«Посольство мастерства», организованного Санкт-Петербургским домом
музыки. Лауреат многочисленных международных конкурсов Павел Милюков
(скрипка) исполнит произведения Л. ван Бетховена, И.Брамса, Н.Паганини и
П.Чайковского.
Павел Милюков окончил Академический музыкальный колледж при Московской
консерватории, а позже - Московскую консерваторию им. П.И.Чайковского
(класс Народного артиста России, профессора Владимира Иванова). В 2012
году там же окончил аспирантуру. В настоящее время – студент Венской
консерватории, Австрия (класс профессора Бориса Кушнира).
Скрипач гастролирует в России и в Европе, выступает на крупнейших сценах
России: в Концертном зале им. П.И. Чайковского, в Большом зале
Московской Консерватории, в Концертном зале Мариинского театра.
Сотрудничает с известными дирижерами такими как: Валерий Гергиев,
Владимир Федосеев, Юрий Симонов, Максим Федотов, Михаил Плетнёв, Роберт
Канетти, Василием Петренко, а также с ведущими оркестрами России:
Большим Симфоническим оркестром им. П.И.Чайковского, Симфоническим
оркестром Мариинского театра, Московским Государственным Академическим
Симфоническим оркестром, Академическим Симфоническим оркестром
Московской филармонии, Оркестром Свердловской филармонии. Сотрудничает с
Шведским духовым оркестром, выступал с Балтийским Молодёжным оркестром
Baltic Youth Philharmonic.
С 2007 года - постоянный солист Санкт-Петербургского Дома музыки, с 2012
года – солист Московской филармонии.
Павел Милюков играет на скрипке мастера Пьетро Гварнери, любезно
предоставленной ему швейцарским фондом «Нева».
--
Cordiali saluti,
Polina Efimkova
Ufficio Stampa
Centro Russo di Scienza e Cultura
Piazza Benedetto Cairoli, 6
00186 Roma
tel.39 0688816333
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venerdì 12 febbraio 2016
martedì 2 febbraio 2016
Paolo Giunta La Spada in ricordo di suo Padre
Penso a che cosa mai potrei scrivere in giorni in cui era prevista la mia presenza e il mio impegno come Direttore Scientifico della Casa della Memoria di Servigliano e ho perso papà.
Eppure sento che papà ha qualcosa da dirci anche oggi, anche ora che non è più tra noi (ma in realtà lo sarà sempre).
Eppure sento che papà ha qualcosa da dirci anche oggi, anche ora che non è più tra noi (ma in realtà lo sarà sempre).
Papà, nel giugno del 1943, era Maresciallo dei Carabinieri, di servizio ad Atene, in Grecia, forza militare occupante. Era nei servizi ed era incaricato di interrogare il presunto capo della Resistenza ellenica. Dopo 48 ore di fermo e interrogatorio papà decise di rilasciarlo, "era un buon padre di famiglia", mi ha sempre detto papà, "una persona retta e onesta".
"Ho anche pensato", mi ha sempre detto papà, "che probabilmente era davvero un capo della Resistenza, ma io che avrei fatto al posto suo? Noi italiani avevamo aggredito, senza alcuna ragione, la Grecia, l'avevamo occupata brutalmente con l'aiuto delle truppe tedesche. Chi non avrebbe combattuto, al posto dei greci, per la libertà"?
"Ho anche pensato", mi ha sempre detto papà, "che probabilmente era davvero un capo della Resistenza, ma io che avrei fatto al posto suo? Noi italiani avevamo aggredito, senza alcuna ragione, la Grecia, l'avevamo occupata brutalmente con l'aiuto delle truppe tedesche. Chi non avrebbe combattuto, al posto dei greci, per la libertà"?
Come è andata a finire la storia? Papà mi raccontava: l'uomo non se ne andava, aspettava sulla porta, chiedeva di parlarmi.
Dopo tanta attesa, papà lo ricevette di nuovo. Gli disse: che vuole, l'ho già interrogata per 48 ore, che cosa desidera ancora? L'uomo disse che desiderava con tutto il cuore ringraziarlo. Di questi tempi, disse, è molto facile essere torturati, sparire, non tornare a casa.
Lei mi ha interrogato con accuratezza e severità e ha fatto per intero il suo dovere di soldato e di italiano, ma ha dato ordini precisi di non farmi toccare, non è stato torto un capello, nè a me, nè agli altri fermati da questo ufficio che lei dirige. Di questi tempi è raro. Grazie infinite.
Papà lo congedò.
Prima di andarsene il signore greco, sospettato di far parte della Resistenza, si girò verso mio padre, e disse, dandogli un biglietto da visita: ho un ristorante al porto, al Pireo, è un buon ristorante, se avesse bisogno sarei onorato di servirla...
Papà, lo ringraziò in modo sbrigativo, con tutto il rigore che competeva al suo ruolo, compenetrato fino in fondo nel suo dovere; poi, preso da altri impegni, si dimenticò di quell'incontro...
Dopo tanta attesa, papà lo ricevette di nuovo. Gli disse: che vuole, l'ho già interrogata per 48 ore, che cosa desidera ancora? L'uomo disse che desiderava con tutto il cuore ringraziarlo. Di questi tempi, disse, è molto facile essere torturati, sparire, non tornare a casa.
Lei mi ha interrogato con accuratezza e severità e ha fatto per intero il suo dovere di soldato e di italiano, ma ha dato ordini precisi di non farmi toccare, non è stato torto un capello, nè a me, nè agli altri fermati da questo ufficio che lei dirige. Di questi tempi è raro. Grazie infinite.
Papà lo congedò.
Prima di andarsene il signore greco, sospettato di far parte della Resistenza, si girò verso mio padre, e disse, dandogli un biglietto da visita: ho un ristorante al porto, al Pireo, è un buon ristorante, se avesse bisogno sarei onorato di servirla...
Papà, lo ringraziò in modo sbrigativo, con tutto il rigore che competeva al suo ruolo, compenetrato fino in fondo nel suo dovere; poi, preso da altri impegni, si dimenticò di quell'incontro...
Questa storia ci insegna che, pur sottoposto agli ordini che derivavano dal suo status di militare, papà seppe assolverli, ma senza mai venir meno al suo dovere di mantenere un quoziente di umanità, di amore e rispetto per l'altro, di onestà, di coraggio, di generosità, che nessun ordine e nessuna ideologia poteva sopprimere.
In quell'epoca furono molti, invece, che usarono la divisa per trasformarsi in carnefici e torturatori, o tanti che vendettero le persone in cambio del premio in denaro che si dava a chi denunciava ebrei e oppositori del regime; e ancora molti che facevano i soldi sulla pelle degli ebrei che non potendo lavorare e dovendo nascondersi non erano in grado di procacciarsi il cibo se non al prezzo di pagarlo sempre di più. E furono tanti quelli che si accaparravano i beni degli antifascisti o degli ebrei incuranti delle sofferenze che così procuravano.
Anche oggi mi sorprende quanti giovani paiono rassegnati alle ingiustizie, al male, ad un mondo senza sogni.
Le giovani generazioni, inoltre, sono cresciute in Europa e in Italia nella convinzione che la pace e le libertà civili siano valori acquisiti, ormai scontati, conquistati in un'epoca lontana di cui si ha un ricordo confuso, spesso retaggio di uno studio scolastico nozionistico e frettoloso.
Molti giovani addirittura seguono, per mera ignoranza oppure per un costume di malinteso anti-conformismo, le stesse ideologie che nel passato soppressero la pace e ogni tipo di libertà.
Nell'Europa e nell'Italia di oggi si è diffusa un'acuta e drammatica perdita di memoria storica.
L'infame progetto dell'eliminazione degli ebrei venne deciso e concretizzato dalla Germania nazista nel corso della seconda guerra mondiale e, in Italia, trovò piena collaborazione nel regime fascista e nei suoi sostenitori, i fascisti.
Se i vincitori della seconda guerra mondiale fossero stati la Germania nazista, l’Italia fascista, la Francia di Vichy, la Croazia degli ustascia, non un solo ebreo sarebbe rimasto in vita.
La storia della Shoah è una storia che parla anche di noi, esseri umani, uomini e donne, vittime o carnefici o torturatori, collaborazionisti o osservatori passivi, spie, delatori o salvatori.
È una storia che va anche studiata, indagata, osservata per cercare di comprendere e conoscere la psicologia degli esseri umani, di tutti noi che ogni giorno costruiamo la storia con il nostro agire quotidiano. Ogni giorno la vita ci pone davanti al bene e davanti al male, davanti alla vigliaccheria e davanti al coraggio, davanti alla convenienza e all'utile, oppure davanti all'onestà e alla generosità.
Studiare la Shoah significa inquadrare i fatti dal punto di vista storico, studiare con rigore scientifico la complessità di quei fatti; non rinunciare alle implicazioni morali, religiose, filosofiche per riuscire non solo a ricordare, ma a capire come è stata possibile una cesura della storia, un black-out dell'umanità come ad Auschwitz - Birkenau, o a Treblinka.
Il mondo di oggi è sempre più occupato dalle guerre, dai razzismi di ogni genere, dal ritorno delle ideologie totalitarie.
Abbiamo il diritto di costruire il mondo nel senso della libertà e della pace.
In quell'epoca furono molti, invece, che usarono la divisa per trasformarsi in carnefici e torturatori, o tanti che vendettero le persone in cambio del premio in denaro che si dava a chi denunciava ebrei e oppositori del regime; e ancora molti che facevano i soldi sulla pelle degli ebrei che non potendo lavorare e dovendo nascondersi non erano in grado di procacciarsi il cibo se non al prezzo di pagarlo sempre di più. E furono tanti quelli che si accaparravano i beni degli antifascisti o degli ebrei incuranti delle sofferenze che così procuravano.
Anche oggi mi sorprende quanti giovani paiono rassegnati alle ingiustizie, al male, ad un mondo senza sogni.
Le giovani generazioni, inoltre, sono cresciute in Europa e in Italia nella convinzione che la pace e le libertà civili siano valori acquisiti, ormai scontati, conquistati in un'epoca lontana di cui si ha un ricordo confuso, spesso retaggio di uno studio scolastico nozionistico e frettoloso.
Molti giovani addirittura seguono, per mera ignoranza oppure per un costume di malinteso anti-conformismo, le stesse ideologie che nel passato soppressero la pace e ogni tipo di libertà.
Nell'Europa e nell'Italia di oggi si è diffusa un'acuta e drammatica perdita di memoria storica.
L'infame progetto dell'eliminazione degli ebrei venne deciso e concretizzato dalla Germania nazista nel corso della seconda guerra mondiale e, in Italia, trovò piena collaborazione nel regime fascista e nei suoi sostenitori, i fascisti.
Se i vincitori della seconda guerra mondiale fossero stati la Germania nazista, l’Italia fascista, la Francia di Vichy, la Croazia degli ustascia, non un solo ebreo sarebbe rimasto in vita.
La storia della Shoah è una storia che parla anche di noi, esseri umani, uomini e donne, vittime o carnefici o torturatori, collaborazionisti o osservatori passivi, spie, delatori o salvatori.
È una storia che va anche studiata, indagata, osservata per cercare di comprendere e conoscere la psicologia degli esseri umani, di tutti noi che ogni giorno costruiamo la storia con il nostro agire quotidiano. Ogni giorno la vita ci pone davanti al bene e davanti al male, davanti alla vigliaccheria e davanti al coraggio, davanti alla convenienza e all'utile, oppure davanti all'onestà e alla generosità.
Studiare la Shoah significa inquadrare i fatti dal punto di vista storico, studiare con rigore scientifico la complessità di quei fatti; non rinunciare alle implicazioni morali, religiose, filosofiche per riuscire non solo a ricordare, ma a capire come è stata possibile una cesura della storia, un black-out dell'umanità come ad Auschwitz - Birkenau, o a Treblinka.
Il mondo di oggi è sempre più occupato dalle guerre, dai razzismi di ogni genere, dal ritorno delle ideologie totalitarie.
Abbiamo il diritto di costruire il mondo nel senso della libertà e della pace.
La storia non finì lì. Tre mesi dopo giunse la resa incondizionata dell'Italia e il 9 settembre le forze di occupazione italiane si stavano concentrando al Grand Hotel di Atene in attesa di ordini che non arrivavano.
Papà, dei tedeschi, non si fidava.
Invece di andare al Grand Hotel come gli era stato detto, disse ai suoi sottoposti che lui sarebbe salito sul tetto dei palazzi vicini al Grand Hotel. Con lui andarono tutti i militi di quell'ufficio, vestiti in borghese, in attesa di notizie, in un silenzio sempre più gravido di pensieri.
Quando la piazza davanti all'hotel era quasi piena di militi italiani, la gran parte non in assetto da guerra, arrivarono i mezzi corazzati e le autoblindo tedesche che, senza aspettare, spararono subito, circondarono il quartiere, mitragliarono gli italiani senza che questi potessero abbozzare una reazione di qualche efficacia. Fu una strage. Alla fine iniziò il rastrellamento e, con una lunga fila di camion, la deportazione dei soldati italiani.
Papà e il suo gruppo erano andati via ai primi spari, da un tetto all'altro, tentavano di aggirare il cerchio chiuso dai nazisti. Infine scesero un muro e si ritrovarono in strada.
Papà aveva un'idea: l'idea era il biglietto da visita ricevuto tre mesi prima, c'era il nome, l'indirizzo, il nome del ristorante.
Papà parlava perfettamente il greco.
Aveva fatto, tra i migliori studenti della scuola, il liceo classico, e in pochi anni di occupazione del suolo greco aveva imparato il greco moderno.
Se fossero stati fermati avrebbe parlato lui.
Il gruppo camminò per tutta la notte e giunse al porto. Le indicazioni sul biglietto da visita erano chiare.
Papà lasciò indietro il gruppo: lasciate che vada avanti da solo, se mi succede qualcosa buona fortuna.
Papà vide il ristorante. Non era ancora l'alba, ma già il cielo andava rischiarandosi.
Bussò alla porta. Venne una donna ad aprire. La sala del ristorante era grande, i tavoli avevano le sedie rovesciate sopra in ordine come quando si puliscono i pavimenti, altri tavoli avevano le tovaglie a quadretti sopra. Papà mostrò il biglietto da visita, disse che cercava l'uomo del ristorante, aggiunse di essere un italiano.
La donna richiuse la porta e si avviò alla fine della sala dove c'erano delle scale.
Dalle scale scese poco dopo un uomo, papà lo riconobbe: era lui, l'uomo che tre mesi prima aveva fermato e interrogato personalmente.
L'uomo non disse nulla. Attraversò la grande sala e, senza una parola, abbracciò mio padre.
Quanti siete? Sei solo? disse a papà.
Ce ne sono undici con me. Un attimo dopo erano tutti seduti ai tavoli con le tovaglie a quadretti.
Poche ore dopo erano su un camion nel nord ovest della Grecia.
Papà fece 16 mesi di guerriglia per liberare la Grecia con il pensiero che la sua azione avrebbe liberato anche l'Italia e il mondo dalla barbarie nazifascista. Riuscì anche a salvare un generale dei Carabinieri e altri 4 militi, che stavano per essere uccisi dai nazisti, con un'azione spericolata, come testimoniano le certificazioni delle autorità militari e dell'A.N.P.I..
Per circa 50 anni, ogni Natale, arrivava un pacco con dei dolci. Era di quel generale e conteneva sempre un biglietto di ringraziamento a papà.
Papà, dei tedeschi, non si fidava.
Invece di andare al Grand Hotel come gli era stato detto, disse ai suoi sottoposti che lui sarebbe salito sul tetto dei palazzi vicini al Grand Hotel. Con lui andarono tutti i militi di quell'ufficio, vestiti in borghese, in attesa di notizie, in un silenzio sempre più gravido di pensieri.
Quando la piazza davanti all'hotel era quasi piena di militi italiani, la gran parte non in assetto da guerra, arrivarono i mezzi corazzati e le autoblindo tedesche che, senza aspettare, spararono subito, circondarono il quartiere, mitragliarono gli italiani senza che questi potessero abbozzare una reazione di qualche efficacia. Fu una strage. Alla fine iniziò il rastrellamento e, con una lunga fila di camion, la deportazione dei soldati italiani.
Papà e il suo gruppo erano andati via ai primi spari, da un tetto all'altro, tentavano di aggirare il cerchio chiuso dai nazisti. Infine scesero un muro e si ritrovarono in strada.
Papà aveva un'idea: l'idea era il biglietto da visita ricevuto tre mesi prima, c'era il nome, l'indirizzo, il nome del ristorante.
Papà parlava perfettamente il greco.
Aveva fatto, tra i migliori studenti della scuola, il liceo classico, e in pochi anni di occupazione del suolo greco aveva imparato il greco moderno.
Se fossero stati fermati avrebbe parlato lui.
Il gruppo camminò per tutta la notte e giunse al porto. Le indicazioni sul biglietto da visita erano chiare.
Papà lasciò indietro il gruppo: lasciate che vada avanti da solo, se mi succede qualcosa buona fortuna.
Papà vide il ristorante. Non era ancora l'alba, ma già il cielo andava rischiarandosi.
Bussò alla porta. Venne una donna ad aprire. La sala del ristorante era grande, i tavoli avevano le sedie rovesciate sopra in ordine come quando si puliscono i pavimenti, altri tavoli avevano le tovaglie a quadretti sopra. Papà mostrò il biglietto da visita, disse che cercava l'uomo del ristorante, aggiunse di essere un italiano.
La donna richiuse la porta e si avviò alla fine della sala dove c'erano delle scale.
Dalle scale scese poco dopo un uomo, papà lo riconobbe: era lui, l'uomo che tre mesi prima aveva fermato e interrogato personalmente.
L'uomo non disse nulla. Attraversò la grande sala e, senza una parola, abbracciò mio padre.
Quanti siete? Sei solo? disse a papà.
Ce ne sono undici con me. Un attimo dopo erano tutti seduti ai tavoli con le tovaglie a quadretti.
Poche ore dopo erano su un camion nel nord ovest della Grecia.
Papà fece 16 mesi di guerriglia per liberare la Grecia con il pensiero che la sua azione avrebbe liberato anche l'Italia e il mondo dalla barbarie nazifascista. Riuscì anche a salvare un generale dei Carabinieri e altri 4 militi, che stavano per essere uccisi dai nazisti, con un'azione spericolata, come testimoniano le certificazioni delle autorità militari e dell'A.N.P.I..
Per circa 50 anni, ogni Natale, arrivava un pacco con dei dolci. Era di quel generale e conteneva sempre un biglietto di ringraziamento a papà.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Paolo Giunta La Spada
venerdì 29 gennaio 2016
Aprilia: 27 gennaio 2016
Associazione un Ricordo per la Pace
questo è il primo link del mio articolo pubblicato integralmente in una testata di Aprilia:
Elisa Bonacini
martedì 26 gennaio 2016
lunedì 25 gennaio 2016
Aprilia: La Giornata della memoria
ISTITUTO COMPRENSIVO GIOVANNI PASCOLI –
APRILIA
UNA
MANIFESTAZIONE PER NON DIMENTICARE
“FLAH
MOB DELLA MEMORIA”
NEL
CIELO DI APRILIA UNA LANTERNA E TANTI PALLONCINI BIANCHI E VERDI IN RICORDO
DELLE VITTIME DELL'OLOCAUSTO
EMOZIONANTE
L'INCONTRO DEI RAGAZZI CON ENNIO BORGIA SOPRAVVISSUTO A DACHAU CURATO DALL'ASSOCIAZIONE “UN RICORDO PER LA PACE”
Anche quest'anno è
tornato nelle Scuole il progetto divulgativo dell'Associazione “Un ricordo per
la pace” sul tema della deportazione nei campi nazisti.
Martedì 26 gennaio
presso l'Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli ad Aprilia nell'ambito delle iniziative
legate alla ricorrenza della Giornata della Memoria si è tenuto l’incontro tra
Ennio Borgia, sopravvissuto al lager di Dachau ed i ragazzi delle nove classi delle
terze medie.
Nato a Roma nel 1927,
ma residente dagli anni '60 ad Aprilia, Borgia nel 1944 a soli 16 anni venne
catturato dalle SS per motivi politici e deportato nel lager di Dachau, dove
trascorse un anno infernale di privazioni alimentari, soprusi e cattiverie di
ogni genere fino alla liberazione del campo avvenuta il 29 aprile 1945 per
l'intervento degli americani.
L'iniziativa è stato organizzata
dalla Vice Preside Prof.ssa Lisiana Brignone, dalla Prof.ssa Loredana
Melgiovanni Docente di Lettere e dalla Prof.ssa Carla De David Docente di Musica
con l'approvazione del Dirigente Scolastico Prof. Giorgio Giusfredi e la
collaborazione dei Docenti dell'Istituto.
Ennio era
accompagnato dalla moglie Speranza Botticelli e da Elisa Bonacini presidente
dell'Associazione “Un ricordo per la pace” che nel 2011 scoprì la sua storia
nell'attività di ricerca di testimonianze di ex deportati nei campi nazisti
durante la seconda guerra mondiale.
Ha assistito alla
manifestazione Franco Tantari di Campoloeone che lo scorso anno ha seguito i
ragazzi delle scuole apriliane nel Viaggio della Memoria ad Auschwitz.
La giornata ha avuto
inizio con l'intervento della Vice Preside Prof.ssa Brignone che ha spiegato ai
ragazzi l'importanza della Giornata della Memoria ed introdotto gli ospiti.
I giovani studenti che sono stati preparati dagli insegnanti
all'evento in maniera veramente encomiabile, hanno assistito con attenzione
alla proiezione del video “Ennio Borgia
n°69791 - Un
sopravvissuto
a
Dachau” realizzato da Elisa Bonacini
dell'Associazione “Un ricordo per la pace” che ha ottenuto nel 2015 la concessione del logo ufficiale del 70°
Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione rientrando nel Programma di iniziative curato dalla Presidenza del Consiglio dei
Ministri - Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale.
Ennio è stato accolto con affetto dai ragazzi che gli hanno
rivolto numerose domande; è intervenuta
la Bonacini che ha raccontato alcuni particolari inediti della
storia di Ennio, ad integrazione del filmato.
Un'esperienza indimenticabile e dall'alto valore educativo questa
vissuta dalle classi dell'I.C. G.Pascoli perché solo il contatto diretto con i
rarissimi ex deportati ancora viventi può rendere veramente tangibile l'immane
tragedia dell'Olocausto. che come rimarca sempre Ennio “non si esaurì nella
persecuzione sistematica e nello sterminio di 6 milioni di ebrei, ma coinvolse
drammaticamente milioni di altri cittadini europei per tutte altre motivazioni:
oppositori politici, zingari, omosessuali, testimoni di Geova, criminali
comuni, disabili fisici e psichici... Furono ben 6 milioni di persone (non
ebrei) che morirono nei campi nazisti a causa delle sevizie, del duro lavoro,
della fame e delle malattie”.
Durante la manifestazione ì ragazzi hanno eseguito alcuni
pezzi musicali e letto brani sul tema della Shoa; hanno interpretato anche una
toccante coreografia sfilando con alcune candele bianche accese.
E' seguito poi nel cortile dell'Istituto un “flash mob
della memoria” con il lancio nel cielo di una lanterna e di tanti
palloncini bianchi e verdi cui erano legati messaggi di pace e disegni
realizzati dai ragazzi. “Bianco come la purezza dei bambini ebrei
deportati e morti nei lager e verde come la speranza che certi avvenimenti
così tragici non debbano verificarsi mai più” ha spiegato con emozione la
Prof.ssa Melgiovanni.
Il “flash mob” ha avuto inizio con il lancio del
primo palloncino verde di Ennio Borgia cui sono seguiti i palloncini di tutti i
ragazzi presenti.
Il cielo di Aprilia si è così colorato di questo messaggio
di pace, un gesto significativo che rimarrà scolpito nella memoria dei giovani
studenti apriliani quale monito per combattere ogni forma di razzismo, di
discriminazione e di violenza.
La storia di Borgia sta per essere proposta da
Elisa Bonacini in un libro rivolto in particolare alle giovani generazioni
apriliane,
auspicando che tali tragedie non si perpetuino mai più, e che mai più le
decisioni dei potenti del mondo si ripercuotano sulla popolazione con il loro
strascico infinito di sofferenze e di morte. Per non dimenticare.
(foto Elisa Bonacini- Ass. Un ricordo per la pace)
mercoledì 13 gennaio 2016
Servignano: "La Shoah ed i bambini" 29 gennaio 2016.
Giornata della Memoria. 27 gennaio 2016, ore 21.00.
Alla Casa della Memoria di Servigliano:
Concerto della Giornata della Memoria
con
i Maestri Daniele Berdini (sassofono)
e Sergio Capoferri (fisarmonica)
Giornata della Memoria. 29 gennaio 2016, ore 10.15.
Alla Casa della Memoria di Servigliano:
"La Shoah e i bambini"
Relatori:
Paolo Giunta La Spada,
Direzione Scientifica Casa della Memoria di Servigliano;
Costantino di Sante, I.S.M.L. di Ascoli Piceno.
Ospiti i rappresentanti delle Comunità ebraiche delle Marche e testimoni delle vicende storiche.
Con gli studenti delle Classi Terze delle Scuole Medie di Servigliano e del territorio
Promotore ed Organizzatore.
Paolo Giunta La Spada
lunedì 11 gennaio 2016
Elisa Bonacini ed un altro traguardo raggiunto
“ ENNIO BORGIA 697991 : UN SOPRAVVISSUTO A
DACHAU”
IL VIDEO
REALIZZATO DALL'ASSOCIAZIONE “UN RICORDO PER LA PACE” PER LE SCUOLE DEL
TERRITORIO
Una
testimonianza autentica delle contraddizioni e delle sofferenze della guerra
ha
ottenuto la concessione del logo ufficiale del 70° Anniversario della Resistenza e della
Guerra di Liberazione
di Elisa Bonacini
unricordoperlapace.blogspot.it
Anche ad Aprilia nella
vicinanza della giornata della Memoria del 27 gennaio grazie ad alcuni
sopravvissuti alla prigionia ancora viventi abbiamo la possibilità di
comprendere cosa realmente fu la deportazione nei campi nazisti durante la
seconda guerra mondiale.
Da quando con
l'intervento degli alleati si aprirono i cancelli dei campi di concentramento e
di sterminio, tra cui quello di Auschwitz il 27 gennaio 1945, e fu possibile
constatare quanto venisse barbaramente effettuato al loro
interno, poco si è parlato delle centinaia e centinaia di lager sparsi in tutta
Europa dove oltre agli ebrei vennero imprigionati milioni di persone per
tutt'altre motivazioni che quelle razziali.
Questi prigionieri non morivano
gassati come la maggior parte degli ebrei, ma per le stesse dure condizioni cui
erano sottoposti, le privazioni alimentari, le carenze igieniche, il duro
lavoro, le torture, le malattie. Su una stima complessiva di circa 13 milioni
di vittime furono circa 6 milioni i morti non ebrei in quei campi, ed è giusto
ricordarlo sempre.
L'Associazione “Un ricordo per la
pace” negli ultimi anni, particolarmente nell'ambito del progetto “MEMORIA AGLI
IMI “, ha svolto un' ampia ricerca nel territorio pontino ed ha raccolto la
testimonianza di molti ex militari, deportati ed internati nei campi di
concentramento; grazie all'interessamento dell'Associazione a molti di questi è
stata conferita la “Medaglia d'Onore” l'onorificenza
che dal 2007 viene concessa dal Governo Italiano a tutti i cittadini italiani –
civili e militari- e ove deceduti ai loro familiari che, dopo l’armistizio
dell'8 settembre 1943, furono catturati e detenuti dai tedeschi nei lager
nazisti, non accettando l’adesione alla R.S.I. o alle formazioni delle SS.
Per tutti gli altri che non ci sono
più la memoria della loro prigionia è mantenuta solamente attraverso i ricordi
dei familiari.
Tra le varie testimonianze sulla
deportazione raccolte dalla Associazione “Un ricordo per la pace” spicca quella di Ennio Borgia che nel 1944 a soli 16
anni venne deportato “per motivi politici” nel lager di Dachau in Germania.
Borgia è uno dei pochi
sopravvissuti non ebrei di Dachau ancora
vivente; nato a Roma nel 1927 risiede dagli anni '70 ad Aprilia. Nel settembre
2011 la scrivente Elisa Bonacini, presidente dell'Associazione apriliana “Un
ricordo per la pace” scoprì la sua storia, realizzando una video- intervista
che è stata organizzata nel video “ENNIO BORGIA 697991 : UN SOPRAVVISSUTO A
DACHAU” .
Il video nel 2015 ha
ottenuto la concessione del logo ufficiale delle celebrazioni del 70° Anniversario
della Resistenza e della Guerra di Liberazione rientrando nel Programma di iniziative curato dalla Presidenza del Consiglio dei
Ministri - Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale.
Per una più facile
fruibilità dei contenuti, il filmato è articolato in capitoli tematici; il
racconto parte dagli antefatti della cattura nel 1944 fino a descrivere il
rientro in Italia dopo la liberazione del campo, che avvenne per l'intervento
degli americani il 29 aprile 1945.
Non sono state incluse
immagini sul crudele trattamento inflitto ai prigionieri nel lager e pertanto è
adatto ad un pubblico di qualsiasi età, a partire dalle Scuole Primarie.
Gli Istituti di Istruzione
interessati possono fare richiesta del dvd all' Associazione “Un ricordo per la
pace” all' indirizzo e-mail el.bonacini@gmail.com e concordare eventualmente, come è avvenuto
negli anni scorsi, un incontro degli studenti con Ennio Borgia.
LA STORIA
Ennio
Borgia nasce a Roma nel 1927 e cresce nella Roma del regime fascista. A 6 anni
rimane orfano di madre e vede mutare presto la sua condizione familiare con il
nuovo matrimonio del padre e la nascita di altri fratelli. Nel 1944 dopo le
conseguenze dell'armistizio e lo sbarco degli alleati ad Anzio, poco più che
sedicenne, vuole ricongiungersi al fratello Edelberto in Piemonte, aviere nella
Repubblica Sociale. A Venaria Reale nei pressi dell'aeroporto militare è
coinvolto in una sparatoria tra repubblichini ed un gruppo di partigiani monarchici.
Nella disperata ricerca di una via di scampo fugge per caso nella direzione dei
partigiani che lo incorporano nella loro formazione ancora in via di
organizzazione.
Il
giovanissimo
Borgia
trascorre
circa
due
mesi
con
questo
gruppo,
condividendone
le
peripezie
dalle
valli
del
torinese
sino
alla
provincia
di
Gorizia. A Sagrado
il probabile tradimento di un componente del gruppo porta i nazisti alla
cattura dei patrioti. Dopo un periodo di prigionia alla Risiera di San Sabba a
Trieste viene deportato quale prigioniero politico nel campo di concentramento
di Dachau in Germania, Qui inizia la lotta per la sopravvivenza tra le sevizie
delle SS e la protezione dei compagni italiani della baracca 25.
Dopo
la liberazione viene accolto e curato amorevolmente da una famiglia di Dachau,
che però gli nasconde un segreto terribile: il capofamiglia era una delle SS
del campo.
Racconta
nel video il
signor
Ennio che
finita
la
guerra avrebbe
voluto
dimenticare
quel
triste
periodo
della
sua
vita,
non
voleva
raccontare
quello
che
aveva
vissuto
nel
lager,
tanto
più
che
nei
rari
casi
in
cui
lo
aveva
fatto
si era reso conto di
non
essere
creduto.
“Non
era
credibile
che
si
potesse
sopravvivere
con
una
fettina
di
pane
e
poco
più
al
giorno,
e
che
le
SS
fossero
così
cattive”
sostenendo pure con
amarezza
che
poco
nel
corso
degli
anni
si
è
parlato
di
campi
di
concentramento
come
quello
di
Dachau, nei quali
decine
di migliaia di
prigionieri
di
diverse
nazionalità
(non
ebrei)morirono
a
causa
di
maltrattamenti,
soprusi e
sevizie
da
parte
dei
nazisti.
A
Dachau,
oltre
ad un esiguo numero di ebrei c'erano i prigionieri
politici
come Borgia (con il triangolo identificativo rosso), detenuti
comuni,
sacerdoti,
omosessuali,
zingari e testimoni
di Geova. I prigionieri
erano
sottoposti
per
futili
motivi
a
gravi
punizioni
corporali
sino
alla
morte
che
avveniva
per
impiccagione
o
per
fustigazione
ed
erano
utilizzati
come
cavie
per
crudeli
esperimenti
medici, tra
cui
il
congelamento
e
le
prove
di
resistenza
ad
alta
quota.
Lo stesso Borgia fu sottoposto a una cura sperimentale su un neo al volto.
Molti
prigionieri con handicap fisici e mentali, quindi inabili al lavoro, vennero
“gassati”
su
furgoni
predisposti.
Migliaia
di
cadaveri
vennero
cremati
nei
forni
crematori
del
campo.
“E'
bene
che
i
giovani
ascoltino
oggi
anche
questa
testimonianza"
si
augura
Ennio
“perché
questi
tragici
avvenimenti
non
accadano
mai
più,
in
una
società
dove
ognuno
deve
avere
la
possibilità
di
esprimere
in
un
pacifico
confronto
la
propria
opinione,senza
per
questo
essere
considerato
un nemico
e
sterminato
come
tale.”
Una
testimonianza autentica quella di Borgia che esprime le contraddizioni e le
sofferenze insite nella guerra che nelle sue follie trascina spesso le persone
più umili ed innocenti. Presto la storia di Borgia sarà proposta anche un
libro, a cura di Elisa Bonacini.
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