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mercoledì 30 gennaio 2019

Internamento. Definizioni 2.


  1. Internamento. 
  2. Metodologia e Definizioni 2. 
  3. Campo di concentramento per prigionieri di guerra e campi di internamento per civili..

La ricerca mira ad una chiarificazione tra Il soldato prigioniero di guerra ed il civile internato, nella accezione che entrambi sono detenuti in un “campo di concentramento.
Il militare che cade nelle mani de nemico, una volta disarmati e reso impossibilitato ad esercitare sul nemico stesso la violenza bellica, è un uomo che deve essere rispettato, curato, mantenuto e privato solo della possibilità di ritornare nelle proprie file. La potenza detentrice lo deve custodire fino al termine della guerra, periodo in cui si esercita la violenza bellica. Terminata questa, il soldato deve essere restituito. Quindi il soldato,pur dietro un reticolato, non è un criminale, non ha villato nessuna norma di legge, non ha subito processi, non è un “sospetto” ne un “socialmente pericoloso”. Deve essere custodito per evitare che possa di nuovo esercitare contro la potenze detentrice la violenza bellica. Pertanto il campo di concentramento che “ospita” prigioneri di guerra non è il campo di concentramento che ospita internati civili. Sono due entità completamente differenti. La ricerca dovrebbe con casi di varia specie e di diverse epoche fare luce su questa differenza e individuare anche una terminologia che permetta di non chiamate più due cose diverse con lo stesso nome.
documentario disponibile.


domenica 20 gennaio 2019

Internamento Definizioni


  1. Internamento.
  2. Metodologia e Definizioni 1.
  3.  La differenza tra campo di concentramento e prigione.


La ricerca è imposta su questi presupposti.
Una linea precisa di determinazione e di confine tra campo di concentramento e prigione non è facile da stabilire. Il lavoro forzato non prmette di stabilire alcun confine, in quanto anche in prigione, oltre che al campo si lavora e non poco. Come primo approccio si può dire che il campo di concentramento che è alla base di un sistema di un insieme concentrazionario, e che lo può distinguere dalla prigione, è l’inquadramento giudiziario. La prigione,in linea di massima è riservata a elementi della collettività che sono state giudicate da un tribunale o in modo preventivo con la carcerazione preventiva; la detenzione è di tipo penale, con un inizio e duna fine stabiliti; il campo di concentramento è destinato a elementi della colletività extragiudiziari, che sono tali attraverso una determinazione amministrativa, ovvero accoglie anche  i casi “dubbi”, i sospetti, i nocivi per antonomasia, e coloro che non hanno commesso atti criminali ma si teme che li compiranno, essendo potenzialmente dannosi per la società. Altro ulteriore elemento di distinzione. La prigione ospita gli elementi ritenuti più pericolosi e nefasti per la società e che sono stati riconosciuti tali.

La definizione che si suggerisce per il campo di concentramento – sistema concentrazionario è quella di Olga Wormser-Migot  il campo di concentramento –“ il sistema concentrazionario è un mezzo supplementare parallelo all’apparato di repressione legale ed ufficiale, di cui una società di dota per estromettere uomini e donne che ufficialmente non si sono macchiati di alcun crimine e che, per tale ragione, non possono essere giudicati dal normale apparato giudiziario.
Altro approccio suggerito: il campo di concentramento è il domino dell’arbitrio più assoluto, e concerne le masse, il collettivo, con una funzione che è quella di “concentrare”, da qui il nome, in gran numeri non tanto individui, quanto membri di categorie ritenute pericolose “anazionali”, “araziali”, “asociali” percepite come sospette, pericolose, dannose e questa percezione è data per definizione. Dal punto di vista amministrativo le chiavi di lettura sono “sospetti” “elementi socialmente pericolosi”, “uso della reclusione extragiudiziaria e preventiva”

Bibliografia Olga Wormser-Migot, L’Eredes Camps, Pais, 10/10, 1973.
Ulteriori dati ed informazioni su www.internametnoereticolati.blogspot.com; 


domenica 13 gennaio 2019

Volume di estremo interesse. Geografia del terrore.



Il volume riporta fotografie e documenti
che danno una idea dello sviluppo del Nazismo
e della sua politica terroristica contro
tutti coloro che non condividevano le proprie convinzioni

info
centro studi sul valore militare
(centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)

sabato 5 gennaio 2019

Giornata della memoria 2019

In occasione del Giorno della Memoria 2019, il MEIS vi invita a partecipare ai seguenti appuntamenti.
Contro l'indifferenza e la distorsione della storia, per costruire insieme un presente più consapevole
Liliana Segre incontra gli studenti
Incontro
Teatro NuovoPiazza Trento e Trieste, 52 - Ferrara
“Il debito di tramandare la memoria di coloro che non sono tornati fa sì che io, finché avrò fiato, parlerò ai giovani, che stanno a sentire più degli adulti, di quello che è successo per la colpa di essere nati ebrei. Quando incontro i ragazzi di oggi, così fragili, così pronti a delegare, a dare la colpa allo stato, alla famiglia, alle istituzioni, cerco sempre di spingerli ad avere fiducia in loro stessi, perché solo così potranno andare avanti e decidere della loro vita. Devono ascoltare la voce della loro coscienza e non quella di chi grida più forte degli altri”.
Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e nominata un anno fa senatrice a vita, dedica la sua vita soprattutto al dialogo con i giovani, che questa volta incontra a Ferrara.
L'evento, organizzato dal MEIS, con il supporto dell'Istituto di Storia Contemporanea, si apre con i saluti del Prefetto di Ferrara, Michele Campanaro, del Sindaco Tiziano Tagliani, di Dario Disegni, Presidente del Museo, e di Giovanni Desco, Dirigente dell'Ufficio Scolastico Territoriale. Introduce Simonetta Della Seta, Direttore del MEIS. Coordina la Presidente di ISCO, Anna Quarzi

venerdì 4 gennaio 2019

Il terzo Reich: Hitler e l'occultismo




Hitler e l’occultismo

di

ALESSIA BIASIOLO



L’Illuminismo rinascimentale ebbe una grande influenza in Germania, soprattutto sul Romanticismo. Albert Béguin ricorda come diverse correnti letterarie prepararono quella manifestazione d’irrazionalismo che non fu, secondo lui, né brusca né nuova come si potrebbe pensare. L’Illuminismo secondo l’Autore, aveva già affermato qualcuna di quelle idee fondamentali che saranno comuni alla maggior parte dei fisici romantici. Keplero, Nicolò Cusano, Giordano Bruno, pensavano che l’universo fosse un essere vivente provvisto di un’anima. Che un’identità essenziale unisse tutti gli esseri particolari che sono un’emanazione del Tutto. In nome di questo, ciascun essere è legato all’altro, nulla è isolato e ogni manifestazione può raggiungere chiunque nell’universo, soprattutto grazie alla magia, mezzo per mettere tutto e tutti in comunicazione. Anche l’astrologia è fondamentale, per questi filosofi, perché l’analogia essenziale tra la natura e l’uomo permette di concepire che ciascun destino è legato al corpo degli astri e delle costellazioni. L’uomo è al centro della creazione in un posto privilegiato nella catena degli esseri, perché è un essere pensante, specchio in cui l’universo si riflette e si riconosce. La conoscenza del reale, dunque, si opera attraverso la pura contemplazione interiore, grazie all’esperienza vissuta. In molti casi, l’esperienza al tempo non era del singolo, ma di piccoli gruppi che si riunivano intorno ad un Maestro e che, condividendola, la propagavano con pubblicazioni o condivisioni con altri studiosi, viaggi e anche conversazioni segrete per evitare l’interesse dell’Inquisizione. Sembra che una pre-Massoneria si sia così formata a partire dal XVI secolo estendendosi in Inghilterra, Germania, Francia e Italia. Francesco Bacone ipotizzava assemblee di studiosi che potevano esaminare e perfezionare tutte le conoscenze umane, coloro che definiva i tesorieri della scienza. Proprio a Bacone si fa risalire la Framassoneria, tesi sostenuta sin dal 1870, oltre a ricondurre molti interessi ai circoli artistici e filosofici di Norimberga, soprattutto ruotanti intorno ad Albrecht Dührer. Erano anni in cui la Chiesa si dimostrava scettica dinanzi ai circoli scientifici, compresa la Royal Society inglese che venne tacciata di empietà nel 1639. A suo carico si parlava di una società segreta, detta Macaria, e di un Invisible College, ma non si trovarono prove, fatto sempre molto difficile nei casi di sette segrete. Si parlava anche di Johannes Valentinus Andreae o Andrewas, creatore della Rosa-Croce, come appartenente ad una società segreta detta della Palma, fondata a Weimar nel 1617. Uno studio sulla Rosa-Croce lo si deve a Paul Arnold che indica come la Germania luterana conobbe una notevole intransigenza dinanzi al fiorire di sette ed eresie, tanto che una minima parola poteva essere oggetto di accuse, di conclusioni di carriere ecclesiastiche protestanti, di cadere in disgrazia agli occhi dei principi. Soprattutto i membri della Rosa-Croce subirono repressioni, anche per gli stretti legami con l’alchimia. I rosacrociani asserivano di comunicare con il pensiero, di poter operare per parlare la lingua di ogni popolo presso cui risiedevano e che, se qualcuno li voleva avvicinare sinceramente, li avrebbero incontrati sempre nei luoghi del pensiero, inaccessibili agli altri. Essi si dichiaravano discendenti da mistici tedeschi e fiamminghi, con nozioni ellenistiche ed ermetiche sulla divinità dell’essere umano e una concezione esoterica dell’emanazione divina, la capacità di utilizzare i simboli esoterici già adoperati dai framassoni, tra i quali soprattutto la scala di Giacobbe, il Sole, la Luna. Influirono molto sui sistemi rosacrociani il pensiero di Cartesio e Spinoza, anche se non risulta che i due filosofi si siano mai iscritti alla setta; risulta, però, che in occasione dei 250 anni dalla morte di Spinoza, nel 1927, la Framassoneria olandese ufficialmente partecipò alle celebrazioni con un omaggio alla tomba di colui che aveva contribuito alla creazione della Massoneria speculativa e al suo ideale di tolleranza e libertà.
Arriviamo così al 1776 quando viene costituito il cosiddetto Ordine degli Illuminati di Baviera, accusato addirittura di avere tramato per la preparazione della Rivoluzione Francese. In quegli anni si rincorrevano gli editti di divieto di alcune logge e di altre no, oppure di appartenenza: spesso era vietato appartenere a logge umanitarie contemporaneamente a quelle dette antico-prussiane, ad esempio.  Alcuni Ordini, nella Germania di inizi Novecento, si dichiaravano nazionalisti, fedeli al cristianesimo dogmatico e al razzismo, molto prima dell’avvento delle ideologie hitleriane. Questo perché si rifacevano a posizioni specialmente settecentesche rispetto alla divisione interna alle Chiese cristiane, alla volontà di portare un punto fermo nella dottrina, secondo il punto di vista settario. C’erano allora regole di stretta osservanza che prevedevano negli Ordini l’esclusione delle donne e degli ebrei, mentre prevedevano per ciascun adepto un severo programma di studio e di vita quotidiana, sotto il vigile controllo dell’Ordine stesso. Il rito di iniziazione variava da Ordine a Ordine, ma aveva all’incirca le stesse regole: l’iniziato veniva accolto di notte in una stanza dalle finestre ermeticamente chiuse, poco illuminata, in presenza dei suoi padrini. Domande e risposte rituali ricordavano all’iniziato i suoi obblighi e la sua volontà; quindi venivano espressi i voti, o rinnovati, soprattutto di segretezza e di obbedienza. Nell’Ordine di Minerva, rappresentato da una civetta che stringeva tra gli artigli un libro con le iniziali P.M.C.V. dalla frase Per me caeci vident, Grazie a me i ciechi vedono, durante la seconda metà del Settecento vennero introdotte delle variazioni e gerarchizzazioni a completamento dell’organizzazione preesistente. Una di questa comprendeva i nuovi gradi di Illuminatus major e Illuminator dirigens. Il grado si Illuminato minor corrispondeva all’insegnamento dell’arte di governare gli uomini per dirigerli verso il bene e la luce. Si sviluppavano i talenti dell’osservazione e del retto giudizio del neofita, oltre alla persuasione e convinzione degli spiriti ribelli. Dopo attenta osservazione dei difetti e delle qualità dell’Illuminator minor, poteva essere condotto ad accedere ai gradi superiori. Abbiamo allora gli Illuminati di Baviera, Ordine che esercitò influenza politica fino al 1784: secondo alcune fonti dei servizi segreti austriaci, essi diressero occultamente il governo bavarese fino agli inizi dell’800. Lo stesso Massimiliano Giuseppe, re di Baviera, sembra fosse framassone, appartenente alla Stretta Osservanza con il nome di Cavaliere dell’Aquila di Giove. Comunque emanò il rinnovo dell’editto di interdizione di tutte le società segrete il 5 marzo 1804. La vicenda del Re dimostra, vista nella sua interezza, come fosse complesso appartenere ad un Ordine e come fosse delicato il meccanismo di ingresso, uscita, carriera. L’Ordine degli Illuminati rimase dormiente fino al 1906, quando un tale Theodor Reuss lo riportò in vita attiva. Prima della Grande Guerra riapparve a Dresda un bollettino dell’Ordine, mentre nel 1912 a Berlino esisteva una loggia all’opera per costituire una Grande Loggia degli Illuminati Framassoni per la Germania. Reuss importò molte pratiche dall’Inghilterra, creando molta confusione sui riti dell’Ordine stesso, mentre il movimento gioannita diventava sempre più potente emigrando in Austria, dove la sua influenza divenne molto forte. Sempre nel 1912, André Chéradame pubblicò un articolo dal titolo “Tra la pace e la guerra” in cui metteva in guardia dalla Germania che, malgrado l’attitudine apparentemente pacifica, sarebbe stata pronta ad attaccare la Francia. Chéradame aveva intrapreso studi sul movimento pangermanico politico e militare nelle sue ripercussioni internazionali, cercandone le ramificazioni in quasi tutto il mondo. La presenza di dottrine pangermaniche era nota in molti circoli, ma nessuno avrebbe mai pensato che ci fosse un piano per l’egemonia tedesca. Secondo lo studioso, i tedeschi si muovono sempre con metodo e ogni piano d’azione si basa su una dottrina che si sono fatti. “A partire da questa concezione, essi marciano in seguito con tenace risoluzione”, affermava Chéradame. L’intento era che i tedeschi governassero il nuovo impero che si sarebbe costituito dal piano, con la coscienza di essere un popolo padrone, mentre i sottomessi avrebbero svolto i compiti inferiori, specialmente gli stranieri sottomessi dalla dominazione tedesca. Il piano pangermanista, pertanto, sembra avere trovato nel razzismo hitleriano un’espressione atta a portare a termine i propri progetti. Soprattutto, l’evidente antisemitismo hitleriano avrebbe giocato a favore della strategia di coalizzare intorno al piano le persone che non vedevano di buon occhio gli ebrei in Europa, e in Germania in modo particolare. Dopo il crollo della Borsa di Wall Street nel 1929 e la successiva crisi economica, l’antisemitismo fu un modo come un altro per catalizzare l’attenzione delle persone contro ebrei e marxisti, a contenere l’ondata di demoralizzazione e rabbia conseguenti alla spaventosa crisi economica che, ancora una volta, colpiva il popolo tedesco. Il progetto hitleriano cavalcò, allora, la borghesia già antiebraica che viveva un clima da affare Dreyfus in Francia, con una legge di emancipazione prussiana entrata in vigore nel 1869 e mai revocata, che aveva notevolmente  aumentato la minoranza ebraica e di conseguenza le recriminazioni dei non ebrei. In questo quadro, non va dimenticato che non fu solo la società tedesca a sviluppare circoli, e circoli esoterici, o idee di dominio, che la accumunavano ad altri Stati europei. Inoltre, l’opera di Ramée aveva svolto un’importante azione in molti circoli francesi, proponendo una teologia di governo fondata sulla superiorità dell’uomo di razza caucasica sulla razza semitica mediterranea, considerata iniqua. Argomenti che non devono stupire, dato che in quegli anni erano alla base del pensiero soprattutto europeo e “giustificazione” per un imperialismo che portò, per varie cause, al primo conflitto mondiale. Pare che Hitler ignorasse l’opera di Ramée, ma molti passaggi del Mein Kampf rassomigliano al lavoro del francese. Ramée sosteneva la necessità di una ideologia e di una politica razziste, nell’interesse generale, con prevalenza della legge del legame di sangue e personalità forti in grado di governare, con uno strano legame con il divino di cui si è immagine. E se Dio è Padre dell’Universo, il capo dello Stato doveva essere immagine del divino, quindi Padre dello Stato. Chi governava assumeva i contorni di una sorta di Dio in terra, quindi. Si crea intorno al razzismo una falsa comunità nel male, tuttavia non si deve confondere questa posizione con la gnosi razzista hitleriana e dei suoi accoliti. Secondo i nazisti, infatti, la religione del sangue ariana doveva costituire una nuova nobiltà alla quale aspiravano uomini senza un lignaggio e che, appartenenti alla medio bassa borghesia, sognavano di accedere alla classe degli aristocratici in questo modo. Hitler riuscì, con la sua ideologia, a distinguere la comunità del partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori dalle comunità nazionali e religiose tedesche comuni. In questo modo, i suoi seguaci venivano affrancati dalle leggi di moralità proprie della plebe, sottraendoli nel contempo dalle legge umanistica considerata “giudeo-cristiana” e poco virile.
Chi rivendicava di avere “seminato ciò che il Fuhrer aveva raccolto” fu, senza mai alcuna smentita, il barone Rudolf von Sebottendorff nel suo Prima che Hitler venisse. Secondo Maser, la Thule-Gesellschaft era un’organizzazione clandestina dell’Ordine dei Germani, fondata nel 1912 con a capo, per la provincia di Baviera, il barone von Sebottendorff dal 1918, un uomo tornato in Germania dalla Turchia misteriosamente molto ricco. Pur essendo stato protetto da un commerciante ebreo, divenne fortemente contrario agli ebrei europei e, sotto la sua direzione, la Thule-Gesellschaft divenne fortemente razzista e nazionalista soprattutto operando a Monaco, dove il barone conobbe Hitler ed insieme misero a punto le basi per il nuovo partito Nazionalsocialista. Nelle liste della Thule-Gesellschaft, come pubblicate da von Sebottendorff nel 1933, Adolf Hitler risulta nato il 20 aprile 1889 a Braunau-am-Inn; dopo gli studi alla Realschule, studiò alla scuola di architettura di Vienna. È indicato come “Manovale e pittore”, dal 1912 risiedente a Monaco. Arruolatosi volontario allo scoppio della prima guerra mondiale nel 16° Reggimento bavarese di fanteria List, fu gravemente colpito dai gas tossici a Ypres il 14 ottobre 1918. Il 10 maggio 1919, agli ordini del capitano Roehm in qualità di ufficiale istruttore, fu nel 4° Reggimento di fanteria a Monaco. Sempre in quell’anno, Hitler inizia ad impegnarsi nella lotta politica. Nella stessa lista si trovavano Rudolf Hess (condannato all’ergastolo a Norimberga nel 1946), Hans Riemann (che esercitò una forte influenza ideologica sull’NSDAP), Alfred Rosenberg (capo dei servizi di politica estera dell’NSDAP), Michel Hans Frank (criminale di guerra giudicato a Norimberga e impiccato nel 1946), tra gli altri. Tutta la trattazione del barone von Sebottendorff nella Thule era fortemente antiebraica, fino alla reinterpretazione della storia di Israele. L’Ordine dei Germani, che aveva come simbolo la croce gammata e spesso il dio Wotan, nel 1912 divenne una società segreta razzista, di cui la Thule-Gesellschaft era la Gran Loggia bavarese. Pertanto l’idea della croce gammata, così come del saluto “Sieg Heil”, proviene dalla Thule e precedentemente alla nascita dell’NSDAP, che scelse il simbolo come segnatura araldica. Sembra che la croce gammata, o artigliata hitleriana, sia poi stata scelta segretamente per i suoi rapporti simbolici con le armi degli Hohenzoller. Essi, davanti al progredire dei valori cristiani, abbandonarono temporaneamente la tradizionale genealogia solare pagana rossa e oro della Ruota Solare, sacrificandosi al nero e bianco in attesa che la vera antica gerarchia venisse ristabilita. Il ristabilimento si sarebbe prodotto quando i portatori dello scudo della Ruota Solare avrebbero rivelato che la croce equilatera nella ruota altri non è che un disegno occulto della croce artigliata, nel momento in cui la superiore razza germanica si fosse liberata dagli Ebrei, così come dai loro Rabbini e dai Gesuiti, portando la Germania ad un nuovo avvenire e ristabilendo la religione antica di Wotan (o Wuotan). Rimaneva la tradizione di un rapporto religioso tra un avo degli Hohenzollern e il culto di Odino: gli Hohenzollern erano i depositari delle conoscenze pagane e la religione solare era una delle più antiche credenze della Svevia sulla quale dominavano. Plinio affermava che la Thule era la più lontana delle terre conosciute, sulla quale non c’erano notti al solstizio d’estate e dove le tenebre rimanevano tutto l’inverno. Della Thule scrissero Tacito, Plutarco, ma nella tradizione esoterica, la Thule era l’isola sacra per eccellenza della rivelazione primordiale, il primo dei centri iniziatici difeso da una cavalleria mistica e dove risiederebbe il re del mondo. Secondo la simbologia, tuttavia, i nazisti non sembravano così profondi conoscitori del reale significato della svastica e della croce gammata, pertanto bisogna separare il senso tradizionale della Thule con il senso razziale e nazionalista che von Sebottendorff, e i suoi accoliti, accordarono all’allegoria della loro società segreta.
Per la cerimonia di inaugurazione dei nuovi locali della Thule di Monaco, nell’agosto 1918, il barone von Sebottendorff venne eletto Gran Maestro e si decise che ogni sabato sarebbe stato consacrato alla creazione di nuove logge. Infatti, sabato è il giorno di Saturno dal segno simbolico molto simile alla firma di Hitler. Nel novembre dello stesso anno, le logge in Baviera contavano 1500 membri, riconoscibili dalla croce gammata incrociata a due lance. In quel mese, il barone annunciò la lotta contro gli ebrei, giurando sulla croce gammata, invocando il dio Sole, ricordando la runa dell’aquila simbolo degli Ariani, quell’aquila rossa che ricordava che bisogna passare dalla morte per poter rivivere. Quasi una strofa di un canto delle SS future. La mitologia viene costantemente richiamata, così come la necessità di un partito politico razzista che, tuttavia, non poteva essere dichiarato per non incorrere nell’attenzione dei nemici e attirarsi contro le leggi. Nasce, intanto, il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP), evoluzione del DAP del 1919 (fondato da Harrer, delegato della Thule-Gesellschaft), al quale Hitler era iscritto proprio dal 1919 e di cui divenne presidente nel 1921, mentre von Sebottendorff fu costretto a dimettersi e ad emigrare per le accuse di aver usurpato il titolo baronale che, di fatto, aveva ereditato dal padre adottivo. In occasione del putsch hitleriano, il tentativo di colpo di stato di Monaco dell’8 e 9 novembre 1923, vi partecipò attivamente il nuovo capo della Thule, Sesselmann, setta che venne poi perseguitata, come il partito, a seguito della vicenda. Durante la stesura del Mein Kampf, avvenuta mentre Hitler era agli arresti nella fortezza di Landsberg per soli nove mesi, dei cinque anni di condanna, Hitler venne aiutato da Rudolf Hess, membro attivo della Thule-Gesellschaft e iniziato ai riti germanici. Hess, come un altro capo nazionalsocialista, Himmler, era un profondo conoscitore dell’esoterismo e delle dottrine segrete e utilizzavano spesso simboli precisi come le edizioni di lusso del Mein Kampf e una matita verde, quest’ultima molto cara a molti capi dell’NSDAP. Durante la prigionia di Hitler, nel 1924, von Sebottendorff pubblicò a Lipsia un opuscoletto dal titolo rivelatore: “La pratica operativa dell’antica Framassoneria turca. La chiave per la comprensione dell’Alchimia. Un’esposizione del rituale, della dottrina e dei segni di riconoscimento della Framassoneria orientale”, un modo per rendere noti i segreti per ottenere la forza, rivelare i misteri, gli stessi dei Rosa-Croce e degli alchimisti, cioè una sorta di pietra filosofale per raggiungere il Sapere. Lo stesso barone, esperto di astrologia, dirigeva un’importante rivista chiamata “Rivista astrologica” alla quale collaboravano eminenti studiosi della materia. Apprendiamo, ad esempio, dal diario di Schwerin von Krosigk che Goebbels e Hitler, due tra i capi del nazionalsocialismo che si affidavano agli oroscopi per il loro vivere quotidiano, avevano fatto cercare due oroscopi che venivano accuratamente aggiornati da uno degli uffici di ricerca di Himmler. Uno era l’oroscopo del Führer disposto per il giorno 30 gennaio 1933, e l’altro l’oroscopo della Repubblica, disposto per il giorno 9 settembre 1918. Questi testi, considerati praticamente sacri, vennero fatti esaminare e si scoprì un fatto “stupefacente”. Entrambi annunciavano la guerra del 1939, le vittorie fino al 1941 e quindi una serie di disfatte fino al 1945, soprattutto fino ad aprile. Gli oroscopi prevedevano, poi, la pace a partire da agosto, quindi tre anni difficili, poi ancora la grandezza della Germania a partire dal 1948. Nel diario di Schwerin von Krosigk risulta che egli stesso non riuscì a leggere tutte quelle profezie negli oroscopi, tuttavia racconta che Goebbels ci credeva al punto che, alla morte di Roosevelt, andò da Hitler a dirgli che era scritto negli astri che in aprile si avrebbe avuta una rivincita a suo favore.
Durante i mesi di prigionia di Hitler, malgrado egli non fosse d’accordo, al suo partito si unirono i nazionalsocialisti, quindi, tornato in libertà, fondò il nuovo NSDAP al quale, nel 1927, si uniranno anche i nazionalsocialisti austriaci. Chiamato dal presidente Hindenburg alla carica di Cancelliere del Reich il 30 gennaio 1933, proprio Hitler aveva ridato alla Germania la speranza della restituzione del legittimo statuto, riportando al Paese quell’idea di ordine e di controllo delle situazioni che era tipico nei tedeschi del tempo, un ordine “giusto” senza cui non sarebbe stato possibile ristabilire i diritti di ragione dopo un trattato di Versailles così penalizzante per il popolo tedesco. La sorta di patto mistico che legò la Germania di Hitler nel Führerprinzip, fu l’espressione del profondo bisogno di un’intera generazione, identificato nel recupero del padre assente dalla casa per quattro anni e che era stato vinto. Hitler aveva costantemente sostenuto che quel padre umiliato, eroe nazionale tradito e venduto a potenze straniere da fantomatici nemici, soprattutto ebrei internazionali, ora, per l’inconscio collettivo dei figli di Germania diventava un mito politico degno di ogni sacrificio, perché permetteva di vendicarne l’onore e di riottenere per sé e per la Germania intera, passata e presente, l’onore perduto. Una sorta di ritorno all’infanzia ferita, più che un camminare verso la patria adulta. La stessa violenza perpetuata dai nazionalsocialisti sembra vertere a testimoniare a favore di un’immaturità preoccupante, che necessitava di rivincita, riconquista di sé, di certezza di essere degni di vivere, degni dell’essere tedeschi stesso. La stessa omosessualità così combattuta, negata, uccisa, era di fatto diffusa nei circoli dirigenti del partito nazionalsocialista, nelle Sezioni d’Assalto, tra Röhm e alcuni accoliti, tanto che divenne necessario uccidere Van der Lubbe, il preteso incendiario del Reichstag, assassinato infatti nel 1933 in Austria perché in possesso di documenti compromettenti non solo su Röhm, ma anche su altri capi nazisti. La pratica di santificare il capo, di chiedere che Hitler fosse visto come un padre da tutti, soprattutto dagli antinazisti, era pratica comune per creare e mantenere un mito necessario, non tanto per il popolo tedesco, ma in primis proprio per gli uomini del partito. Fu facile sfruttare il difficile momento di crisi attraversato dalla Germania all’indomani della terribile crisi di Wall Street che aveva riportato il Paese nella vergogna, nell’onta, nel terrore dell’umiliazione ancora, quando mancava il cibo e si vedevano svanire i sogni di risurrezione, non già al paradiso che fu nazista, quanto da quell’incubo che era sembrato senza fine all’indomani di Versailles. Il nazionalsocialismo aveva adeguatamente sfruttato la crisi, la nomea di tirchi dei banchieri ebraici ma, soprattutto, aveva giocato con le coscienze a proposito del rinnovato complotto ebraico contro la Germania, la sua evidente potenza e il suo diritto di dominare il mondo in nome della razza ariana. L’imperialismo, che gli storici concordano di fare finire con il 1914, di fatto non poteva sparire così facilmente, soprattutto per una nazione che, affacciatasi tardi per problemi interni sullo scenario colonialista/imperialista, voleva appropriarsi di quelle colonie, di quegli accordi commerciali che potevano garantire lavoro, prestigio, denaro. Ancora una volta umiliata, la Germania trovava in un discorso politico come quello di Hitler e dei suoi, convincenti argomenti per votare il partito, come avvenne. Il vuoto percepito dalla Germania dal 1918, era stato vissuto come una catastrofe inspiegabile per un popolo che non  aveva subito alcuna disfatta sul proprio territorio nazionale. L’idea del complotto internazionale era pertanto l’unica spiegazione plausibile per una forma mentis che tendeva alla ragione, all’ordine, alla spiegazione dei fatti con ragionamenti logici e plausibili. A questo si aggiunge il mito del Terzo Reich. Secondo alcuni Autori, il mito origina come evoluzione di antiche credenze, soprattutto alla luce del fatto che molte formule della propaganda nazista sembrano assurde, ma acquisiscono un’altra luce, di un certa logicità, se inserite nella corrente dell’ottica del nazionalismo, non un vago patriottismo che si genera in un periodo di crisi,  quanto una dottrina integrale che si sforza di prendere in esame tutti i problemi materiali, ma soprattutto morali e spirituali della nazione che viene considerata come qualcosa di assoluto, un valore supremo. Tutto questo venne considerato nella prospettiva ideologica del nazionalismo che finì per diventare una sorta di religione, mentre la nazione assumeva i contorni di una realtà mistica e mitica. Fu proprio in quest’ottica mito politica che nacque il concetto, e forse la necessità, del Terzo Reich. La parola Reich è di origine celtica ed è carica di significato religioso e sacro. Essa evoca potenza, sogni di grandezza. È una parola che si trova nella Bibbia (Regno), ricorda i sogni di una città di Dio diventata realtà grazie a Carlo Magno e Federico Barbarossa. Il termine Reich evoca le cattedrali lungo il Reno, le Gilde di Norimberga, i cavalieri teutonici, Lutero al Reichstag, a Worms. Ha una sorta di potere magico. Cohn ha legato le sue fonti ad una tradizione apocalittica molto antica, una specie di ossessione nella visione del mondo contemporaneo. Per i nazionalsocialisti chiunque cercava di opporsi ai loro progetti di dominazione era infettato dallo Spirito giudeo, era un agente della cospirazione mondiale degli ebrei, compresi Churchill, Stalin e Roosevelt o qualunque sacerdote cattolico o pastore protestante.
Ciascuno degli adepti del partito era investito della missione di condurre la Storia al compimento prestabilito e queste pretese influenzarono i gruppi che facevano a loro capo. Anche i discepoli, quindi, avrebbero riscattato la loro condizione e avrebbero preso parte alla missione di riscattare la Germania e il mondo. Sembra che questo sogno abbia incantato migliaia di persone. Premesse millenarie si stavano concretizzando. Hitler fu considerato dai suoi seguaci un Messia che avrebbe rinnovato ogni cosa e che avrebbe stabilito per mille anni (com’ebbe egli stesso a dire) un impero in cui il sangue ariano, che era la sostanza stessa della divinità incarnatasi nella solo razza germanica (come sosteneva Rosemberg), avrebbe imposto alle razze inferiori e considerate sub-umane, una servitù fondata sulla natura stessa dei signori predestinati a stabilire il loro dominio sul mondo. La visione nazionalsocialista era ossessionata dal ruolo di salvatore, una sorta di incarnazione divina per liberare la comunità ariana dal “mostruoso” pericolo dell’Ebraismo mondiale. Leggiamo infatti nel Mein Kampf: “Se l’Ebreo, con l’aiuto della sua dottrina marxista conquista i popoli della terra, il suo trionfo sarà la danza macabra dell’umanità, e questo pianeta sarà nuovamente privo di tutti gli esseri umani, per tutto il tempo che navigherà nell’etere, come avvenne milioni di anni fa… Perciò sono convinto che agisco oggi secondo la volontà del Creatore onnipossente. Opponendomi all’Ebreo, conduco la battaglia di Dio”.
Per dare a questo delirio una senso di razionalità, bisognava diffondere documenti sensati. Così, vennero diffusi in milioni di esemplari i documenti intitolati “I Protocolli dei Savi di Sion” che parlavano del piano universale di conquista ebraica. Messi per iscritto a Basilea nel 1897, questi piani erano stati redatti da un gruppo di iniziati ebrei che, agendo segretamente, sarebbero stati tanto pazzi da mettere tutto nero su bianco. In realtà, si tratta di un falso storico, fabbricato alla Biblioteca Nazionale di Parigi su ordine del capo della sezione esteri della polizia segreta zarista, Okhrana, generale Rachkovsky. Il libro, incorporato in altri testi in buona fede, venne adottato da alcuni ufficiali russi ortodossi fanatici, appartenenti alla Confraternita di San Michele Arcangelo, come prova satanica della congiura del Dragone dell’Apocalisse e dei suoi complici Ebrei contro la cristianità. Questi russi trovarono rifugio in Germania dopo i fatti del 1917, e fecero conoscere ai nazionalsocialisti  “I Protocolli dei Savi di Sion”. La propaganda tedesca, appunto, li distribuì in tutto il mondo creando un mito di ebrei che volevano controllare tutto il mondo, compresa la Chiesa cattolica, identificando gli Ebrei alla Framassoneria, in modo da rendere odiosi alla popolazione gli uni e l’altra. Alla base della politica nazista, quindi, ci sarebbero questi presupposti che costituiscono un errore politico militare senza precedenti, causa di un immane dispendio di forze tedesche e dell’eliminazione di milioni di persone innocenti, oltre alla volontà di sopprimere definitivamente ideali liberali e universali, così contrari al razzismo e all’arianesimo. La dottrina hitleriana si impose ai suoi adepti come un mezzo per non fermarsi, come una forma di “via dei samurai” che portasse a scrollarsi di dosso la rigida moralità giudeo-cristiana. Arrivarono ad affermare, negli insegnamenti ai giovani, che “Se vedi Cristo sulla tua strada ed egli ti ferma, uccidi Cristo”, modo per cercare di fare del capo un modello senza alcuna censura della coscienza morale, per agire d’impulso, d’istinto, senza freni, come vedremo in molte occasioni ai danni di altri esseri umani. Secondo alcuni autori, il nazismo non ha annegato la coscienza individuale in una super-coscienza nazionale di ispirazione divina trascendentale, ma in una infra-coscienza delle pulsioni, con un’obbedienza cieca a ordini umani contingenti, senza mai poter giustificare un simile sacrificio. Illudendosi di realizzare il superuomo, nella distorsione puramente nazista, la politica hitleriana ha costituito la più implacabile politica di condizionamento mito politico della storia occidentale.

Perché il rimando ai Cavalieri Teutonici?
L’Ordine dei Fratelli della Casa Ospedaliera di Santa Maria dei Teutonici in Gerusalemme, fu fondato a San Giovanni d’Acri e approvato da papa Celestino III nel 1191 come ordine assistenziale. Si trasformò ben presto in Ordine militare, come confermato da papa Innocenzo III nel 1199, poi equiparato a Templari e Ospedalieri da papa Onorio III nel 1221. La caratteristica dell’Ordine era la connotazione nazionalistica che, pur non essendo vincolante, faceva in modo che la maggior parte dei Cavalieri fossero di origine tedesca. Per questo motivo godettero del forte appoggio di molti imperatori, come da parte di Federico II che aveva proprio nel quarto Maestro dell’Ordine il suo consigliere. Impegnati in oriente come gli altri cavalieri, i Teutonici vennero impiegati anche in Europa già dal 1211 quando il re d’Ungheria Andrea II li fece intervenire in Transilvania contro i nomadi pagani cumani. Anche in Prussia servirono per fermare l’avanzata delle tribù pagane, popolando intere aree. Il massimo splendore e la massima potenza l’Ordine lo ebbe nel Trecento, quando fu titolare di un ampio stato sovrano, assoggettando e cristianizzando i pagani loro prossimi, contando spesso sull’appoggio di molti crociati. Avversati dal Granducato di Lituania, pagano, e dal Regno di Polonia, le vicende dinastiche dei due Stati videro un’alleanza militare contro i teutoni nel Quattrocento, approfittando del casus belli del 1409, quando la popolazione della Samogizia si ribellò ai teutonici. Ne scaturì la battaglia di Tannenberg con il gran maestro dell’Ordine teutonico Ulrico von Jungingen a capo di un’armata di circa 20mila uomini contro i circa 40mila dell’esercito polacco-lituano fiancheggiato da contingenti boemi, russi, tartari. I Cavalieri teutonici furono ad un passo dall’annientamento, ma, grazie al futuro gran maestro Heinrich von Plauen, riuscirono a scongiurare la caduta del loro quartier generale a Marienburg. Via via, i domini teutonici andarono riducendosi, fino al 1525, quando il gran maestro Alberto di Brandeburgo si convertì al luteranesimo, secolarizzando i domini prussiani dei teutonici in un ducato personale; lo stesso accadde in Livonia, nel 1562, ad opera di Gottardo Kettler che creò il ducato di Curlandia e Semgallia, legandolo in vassallaggio al Granducato di Lituania. L’Ordine teutonico rimase vivo solo in Germania, fino a quando non si legò agli Asburgo.

Alessia Biasiolo

Bibliografia
Albert Bégiun: “L’anima romantica e il sogno”, Garzanti, Milano, 1975
Norman Cohn: “I fanatici dell’Apocalisse”, Edizioni di Comunità, Milano, 1980
Adolf Hitler: “Mein Kampf”, Monaco, 1942
Jacopo Mordenti: “I cavalieri teutonici”, Storica n. 86, aprile 2016
Rudolf von Sebottendorff: “Prima che Hitler venisse”, Edizioni Delta-Arktos, Torino, 1987
Trover-Roper: “Gli ultimi giorni di Hitler”, Mondadori, Milano

domenica 23 dicembre 2018

Campo di Concentramento di Brux Ricerca di foto


Mio nonno, Nando Malacarne (Torrita di Siena) è stato catturato dai tedeschi l'8 settembre in Grecia. Dalla Grecia è stato deportato in Cecoslovacchia, campo di concentramento di Brux (oggi Most). Lager N. 22 poi lager 27. E' morto 2 anni fa. 

Nel 2002 scrisse una biografia in cui descrisse minuziosamente tutti i momenti legati alla guerra, compresa la prigionia. Gli ultimi anni della sua vita si è prodigato per sensibilizzare le scolaresche e mettere in guardia le persone di fronte ai pericoli delle nuove forme di razzismo ed intolleranza. Sono a disposizione per eventuali ricerche. Se qualcuno fosse in possesso di foto del campo potrebbe inviarmele?


Cordialmente,
Niccolò Malacarne

(centrostudivaloremilitare@istitutonastroazzurro)

sabato 22 dicembre 2018

La condizione femminile nei campi di concentramento nazisti


Storia di donne nell'internamento 1940 -1943

di Alessia Biasiolo*



Le statistiche riguardanti il numero di persone rinchiuse nei campi di concentramento e di sterminio, non sono facilmente stabilibili perché i registri sono andati perduti oppure sono lacunosi. Non ci sono certezze riguardanti il numero di persone rinchiuse prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, e nemmeno nel periodo compreso tra il 1933 e il 1939, pertanto le cifre possono solo essere approssimative. Si conosce il numero totale dei sopravvissuti, miracolosamente, a quelle detenzioni disumane, e si sa che molte furono donne, anche se per un lungo periodo i libri sulla Shoa (o Olocausto come ancora si denominava) erano scritti solo da maschi. Sappiamo anche che molti sopravvissuti, anche italiani, per molto tempo non riuscirono a raccontare quello che avevano ancora davanti ai loro occhi, perché la barbarie senza fine alla quale erano stati sottoposti li aveva condannati a sentirsi in colpa per essere vivi, oppure a non avere la forza di pensarci davvero, ricordare compiutamente, parlarne. Molti, poi, rendendosi conto che senza di loro nessuno avrebbe mai ricordato i morti, oppure avendo vissuto abbastanza vita per trovare il modo di farlo, hanno iniziato a testimoniare. Preziose memorie che permettono ai giovani di conoscere e agli storici di coprire molte zone oscure di una storia per la quale non si scrive mai abbastanza e mai c’è la frase “Basta” sufficiente.
Ecco, allora, alcune storie di donne dai campi di concentramento, racconti di una vita-non vita che purtroppo per molte è finita lì, per altre è continuata ad essere tale, dato che erano state condannate alla memoria eterna dell’orrore peggiore. Un orrore che, purtroppo, non si è esaurito con le vicende naziste degli anni Trenta e Quaranta del Novecento.
Finita la parentesi della Grande Guerra, le donne in Europa, un po’ dappertutto, per la crisi e la disoccupazione incipienti, erano tornate ad essere cittadine di seconda classe. Non era possibile vederle in ruoli dirigenziali ma, se avevano l’opportunità di lavorare fuori casa, erano insegnanti, soprattutto maestre, segretarie, commesse o domestiche. Se accedevano al ruolo di attrici o ballerine erano spesso guardate con sospetto, come se fossero delle poco di buono. Improvvisamente, dal 1940, nel ghetto ebraico di Lodz si trovarono, invece, ad assumere ruoli importanti, perché ogni settore della vita del ghetto era affidato a loro. Nel ghetto ci si trovava di fronte a donne capaci ad organizzare la vita comune, dovevano ammetterlo anche gli uomini, e che volevano sopravvivere e vivere. Donne spesso nemiche tra di loro, ma anche capaci di aiutarsi e di diventare e rimanere amiche. Donne che erano capaci di organizzare il mercato nero, di denunciare, di tradire.
A Lodz il controllo tedesco era serrato, ma era chiaro che lo scopo era di fare morire tutti gli abitanti. Questi lavoravano per i tedeschi e veniva loro promesso cibo che non arrivava mai, così come le cure mediche. In monolocali spesso senza acqua e riscaldamento, venivano ammassate una decina di persone, rendendo la convivenza impossibile, in condizioni igieniche drammatiche. La morte per dissenteria o tifo era all’ordine del giorno.

Unica speranza era non essere selezionati alle ispezioni, oppure trovare un lavoro che servisse ai tedeschi, anche se questo significava camminare per ore per arrivarvi, in cambio di tanto lavoro e pochissimo cibo.
Nei lager, le donne ebree al comando erano membri della polizia del campo o kapò, ed obbedivano direttamente ai tedeschi: alcune erano giuste, altre godevano nell’infliggere alle loro simili tormenti, soprusi, violenze fisiche o psicologiche di ogni sorta. Molte di queste, dopo la guerra, vennero uccise o si suicidarono prima di essere arrestate; altre vennero arrestate e condannate. Le donne prigioniere erano costrette a lavorare come schiave, spesso picchiate, con poco cibo a disposizione, cattiva igiene, prigioniere della fame e delle malattie, come tubercolosi, tifo. Era alto il rischio di venire violentate da dei maschi tedeschi e spesso non esisteva nessuna pietà o nessuna compassione nemmeno da parte delle donne dei soldati tedeschi.
Le donne, all’arrivo ad Auschwitz-Birkenau, venivano separate dai figli che, spesso, venivano immediatamente inviati alle camere a gas. Talvolta anche le donne, emaciate, deboli, venivano inviate subito alla morte. Per chi era stata selezionata per la sopravvivenza, dopo l’ispezione toccavano le docce e il taglio dei capelli, veniva dato l’abito da lavoro, spesso usato, e quasi mai scarpe da mettere ai piedi. Raramente a qualcuna venivano consegnati degli zoccoli di legno. La sera veniva consegnata alle baracche la zuppa che serviva da cena: in latte di metallo come i contenitori per il trasporto del latte, la zuppa consisteva in acqua sporca con qualche pezzo di rapa. Nessun piatto o recipiente per versarvela dentro, quindi molte donne usavano le mani a coppa per averne un po’.
Come racconta Lucille Eichengreen, sopravvissuta, un gruppo di 497 donne venne selezionato da Mengele, nell’autunno del 1944, per essere inviato da Auschwitz ai magazzini-campo di concentramento di Neuengamme-Dessauer Ufer e Neuengamme-Dessauer Sasel di Amburgo. Quotidianamente raggiungevano i cantieri navali Blom&Foss, Deutsche Werft e altri, dove lavoravano ininterrottamente, a mani nude, sotto l’occhio vigile e crudele delle guardie tedesche che inventavano ogni nuovo modo per vessarle.
Il campo di lavoro di Sasel, satellite del campo di Neuengamme, consisteva in baracche senza alcun tipo di riscaldamento. Le 497 donne erano sorvegliate da 42 guardie SS di cui 14 erano donne, alcune delle quali ebree. Alla fine della guerra, alcune di loro vennero processate e colei che si era comportata con maggiore crudeltà contro le donne prigioniere, ottenne il massimo della pena: otto anni di reclusione.

In quel campo operava la dottoressa Gisa, già utilizzata come assistente di Mengele ad Auschwitz. Gisa, ebrea ungherese, era ginecologa e, dopo avere assistito ad ogni genere di orrore, aveva deciso che avrebbe aiutato ogni donna che avesse potuto a non restare a lungo incinta dopo essere stata costretta a rapporti sessuali da guardie tedesche. Infatti, Gisa aveva visto quali pratiche disumane aveva messo in atto Mengele per i suoi esperimenti sia su donne incinte che su feti, neonati, gemelli. Pertanto si impegnò a praticare aborti non appena fosse stato possibile. Questo permetteva spesso di salvare la vita alla donna che, senza cibo, non sarebbe sopravvissuta alla gravidanza e, allo stesso tempo, la metteva al riparo dagli esperimenti. La degenza anche solo di alcune ore in infermeria poteva determinare la differenza tra la vita e la morte. Il campo di Sasel venne smantellato nel 1945 e le detenute trasportate a Bergen-Belsen in camion o in treno. Affetti da tifo, molti detenuti del campo morirono. Alle detenute, che si trascinavano a malapena sulle gambe, non venne dato nemmeno qualcosa da mangiare. Le baracche erano piccole e sovraffollate, dalla puzza insopportabile. I tedeschi non vi entravano, rinunciando anche ai controlli, per timore di contagiarsi con le malattie che circolavano. Al campo erano arrivate persone da molti altri campi di lavoro che venivano via via smantellati.
Fortunatamente, in pochi giorni, il 15 aprile 1945, nel campo di Bergen-Belsen entrò l’esercito inglese. Trovarono cadaveri a migliaia e migliaia e altrettante persone morirono nelle settimane immediatamente dopo la liberazione. Anche lì dovettero usare le ruspe per spostare e seppellire i morti nelle fosse comuni.
Le SS si arresero apponendo una fascia bianca al braccio, oppure alcuni scapparono cercando di salvarsi la vita. Alcune donne delle SS cercarono di mimetizzarsi vestendo un abito da lavoro a righe, ma vennero arrestate e processate. Molti dei sopravvissuti rimasero a Bergen-Belsen che venne trasformato in un campo profughi dal quale partirono a trance verso la fine dell’anno per rientrare in Germania o andare a Parigi o verso altre destinazioni.
Molte donne sopravvissero, alcune per dimenticare quell’inferno, altre per tramandarlo ai posteri. Alcune si trasferirono negli Stati Uniti per obbedire a matrimoni combinati e continuare la loro vita di prigioniere, altre riuscirono a seguire il proprio cammino.
La dottoressa Gisa sopravvisse e dedicò il suo tempo nel reparto maternità di un ospedale di New York. Una volta andata in pensione, si trasferì nei pressi di Tel Aviv.
Lucille fu l’unica della famiglia a sopravvivere: il padre morì a Dachau, la madre nel ghetto di Lodz, la sorella a Chelmno.
Ma le storie si moltiplicano. Stanislawa Leszczyńska era nata proprio a Lodz, in Polonia, nel 1896; imparò il tedesco a Rio de Janeiro, dove i genitori si trasferirono. Tornò in Europa, a Varsavia, nel 1920, dopo essersi sposata con Bronislaw, e a Varsavia divenne ostetrica. Cattolica devotamente credente e praticante, allo scoppio della seconda guerra mondiale si adoperò per aiutare molti ebrei e per questo venne arrestata. Il marito morì nella rivolta di Varsavia; due dei quattro figli vennero mandati nei campi di concentramento di Mauthausen, lei e la figlia ad Auschwitz-Birkenau. Arrivata al campo, riuscendo a portare con sé, ben nascosti, i suoi documenti di ostetrica, si propose al dottor Mengele come assistente al parto delle donne lì rinchiuse.
Riuscì così ad opporsi all’uccisione di molti bambini, dato che una volta nati avrebbero dovuti essere trattati come se fossero morti, oppure dovevano essere uccisi, annegati in barili d’acqua, o semplicemente lasciati mangiare dai topi. I bimbi, che nascevano sani e anche robusti contro ogni previsione, morivano di fame o di freddo, oppure venivano uccisi da alcune infermiere. Stanislawa cercava di procurarsi acqua per lavare le partorienti, cercando di evitare il più possibile le infezioni e l’accanimento delle bestie che riuscivano a cibarsene perché erano impossibilitate a muoversi.
Sopravvissuta al campo di sterminio, morì nel 1974 di cancro e nel 1992 venne avviato il processo di beatificazione.
Sopravvisse anche alla crudele marcia della morte, organizzata dai nazisti quando ormai per loro non c’era più scampo, la donna tatuata sul braccio con il numero 75190, Liliana Segre. Una ragazzina che si era vista rifiutare l’ingresso in Svizzera, era stata arrestata e inviata al campo della morte di Auschwitz-Birkenau, dove delle altre ragazzine francesi le spiegarono subito cos’era quell’odore di bruciato che si sentiva nell’aria. Liliana e le colleghe appena arrivate pensavano fossero pazze, per ricredersi purtroppo molto in fretta. Tutto quello che sembrava inaudito fu. Il papà era rimasto con lei per qualche tempo, durante la detenzione in Italia, a Varese e poi a San Vittore, fino a quando non furono caricati con altri 604 ebrei su un carro in partenza dal Binario 21 di Milano. Il papà continuerà a trasmetterle tutto il suo bene, fino alla separazione, una volta arrivati al campo: lei da una parte e papà dall’altra, avviato subito alla fucilazione.
A Birkenau ottenne la baracca 30 il dottor Clauberg, classe 1898, medico specializzato in ostetricia e ginecologia nel 1925. Aderente al partito nazista dal 1933, ottenne una sfolgorante carriera fino a diventare tenente generale della riserva delle SS e professore di Ginecologia all’università. Si occuperà soprattutto di sterilità, mettendo a punto dei preparati per cercare di combatterla. Himmler gli chiese, però, nel 1941, di cominciare a risolvere il problema di tutte quelle persone che, per la legge del luglio 1933, sarebbe stato meglio non si riproducessero, cercando una tecnica di sterilizzazione permanente e rapida. Dopo la baracca 30, venne assegnata al dottor Clauberg parte della baracca, o blocco, 10. Inizialmente le donne trasferite al blocco 10 furono 264, soprattutto ebree e rom francesi, olandesi, greche e belghe tra i 20 e i 40 anni. Gli esperimenti messi in atto avevano lo scopo di trovare un metodo di sterilizzazione efficace, ottenuto con metodi disumani e il più delle volte letali per le donne cavie degli esperimenti. Margita Neumann e Chopfenberg Chana hanno testimoniato che venivano praticate loro delle iniezioni nella pancia o nel basso ventre con siringhe dai lunghi aghi. Dopo l’iniezione venivano colte da dolori lancinanti che le facevano urlare, mentre qualcuno le teneva ferme e cercava di tappare loro la bocca. Dopo un anno, era stata trovata la giusta soluzione di farmaci per ottenere la sterilizzazione delle donne ritenuta efficace. All’avvicinarsi dell’Armata Rossa, Clauberg scappò nel campo di Ravensbrück per continuare i suoi esperimenti, poi si diede definitivamente alla fuga con la rotta dell’esercito tedesco. Mentre tentava di raggiungere Himmler, venne catturato dall’esercito alleato ai confini della Danimarca; consegnato ai sovietici, venne processato e condannato a 25 anni in un gulag. Tuttavia, nel settembre 1955, beneficiò dell’accordo Adenaur-Bulganin che stabiliva anche il rimpatrio degli ultimi prigionieri di guerra ancora reclusi nei campi di lavoro sovietici. Venne pertanto trasferito nel campo di Friedland da dove divenne poi un uomo libero. In tutta la vicenda non aveva mai utilizzato il suo vero nome e questo gli permise di credere di avere ormai lasciato alle spalle il suo passato di crudele sperimentatore di dolore e morte. Nel preparare i documenti per aprire un proprio centro clinico, Clauberg utilizzò il suo vero nome per ritornare a praticare come ginecologo. Nel novembre 1955, il Consiglio Centrale Ebraico lo denunciò alle autorità tedesche per crimini di guerra. Di nuovo arrestato, poco prima dell’inizio del processo, nell’agosto del 1957, Clauberg morì per un attacco cardiaco. Solo nel 2010, in una casa vicina al campo di Auschwitz, sono stati ritrovati oltre cento ferri chirurgici e ginecologici, forse proprio quelli utilizzati nel campo di sterminio da Clauberg per i suoi inenarrabili esperimenti sulle donne.



*Comm. Alessia Biasiolo professoressa, membro, 
associata al Centro Studi sul Valore Militare CESVAM


giovedì 29 novembre 2018

Terza Età Cesena. Il tema del razzismo

Carissimi
domani chiuderemo il mese di novembre, ricco di appuntamenti e di occasioni per incontrare relatori che già abbiamo ospitato all’UTE ed altri che hanno partecipato per la prima volta. Li ringraziamo tutti e ci apprestiamo all’ultimo tratto di cammino del 2018, quello che ci condurrà al Natale e alla necessaria pausa. Con la tristezza inevitabile di questi giorni di novembre segnati dalla scomparsa di Giovanni. Domani concluderemo una piccola raccolta di offerte che poi faremo avere a Suor Maria Chiara Mondardini e all’attività dell’Istituto della Sacra Famiglia che si svolge in Via Ancona, nella nostra città.

Iniziamo ad affrontare, nel solco del tema generale, quello del razzismo vero che, in Italia, vide la consacrazione a norma di legge nel 1938. Nel programma avremo modo di affrontare ancora i rapporti con gli Ebrei e le vicende secolari delle persecuzioni sofferte.
Di particolare interesse, quindi, la ricerca che illustrerà domani

30 NOVEMBRE - VENERDÌ (Sala M. Fantini) Via Renato Serra 2/B – ore 15,30
Dr. Giancarlo Cerasoli (Medico):“Medici ebrei a Cesena e Forlì nel 1938”


MATERIALI:
·      Università della Terza Età: ben pensare per vivere meglio – uno scritto di Giovanni Maroni del 2006.
·      Copia del libretto Gli Ebrei e la zona grigia, curato da Vittorio Belli
·      La registrazione vocale della conferenza dello scorso 23 novembre del prof. Mario Alai (Docente di Filosofia Teoretica, Università di Urbino) “Confronto e dialogo: essenziali in scienza e filosofia”, - PER LE REGISTRAZIONI VOCALI:Nel caso di avviso “Impossibile riprodurre questo file audio con il tuo browser” CLICCARE sul BOTTONE “SCARICA”(quello con una freccia rivolta verso il basso e con un trattino sotto la punta della freccia), quindi aprire tranquillamente il file scaricato.
·      Le slides utilizzate dal prof. Mario Alai
·      La traccia della conferenza di Maria Assunta Biondi su “La donna nei proverbi romagnoli” in programma venerdì 7 dicembre.
·      Un contributo di Neodemos, relativo al fenomeno migratorio, con dati aggiornati e interessanti


SUCCEDE A CESENA (e in Regione):
·           30 novembre – conferenza di Patrizia Caraffi Rappresentazioni del giardino nella letteratura medievale romanza
·           dal 22 novembre al 13 dicembre a Ravenna, ciclo di 4 conferenze a Casa Traversari, Via San Vitale 30: “La pirateria in Adriatico. Greci, Etruschi e Vandali”
·           Domenica 2 dicembre 2018 – a Forlì - ultimo giorno di apertura al pubblico della mostra Tullo Golfarelli scultore a Forlì e le terrecotte della Raccolta Piancastelli allestita nella sala delle esposizioni temporanee in Palazzo Romagnoli a Forlì, si terrà alle ore 16,00 la presentazione del libro Tullo Golfarelli (1852-1928) edito da Edizioni Minerva di Bologna. Da non perdere per chi avesse mancato la conferenza di Silvia Bartoli lo scorso anno –in anteprima- all’UTE e poi la replica nella bella cornice di Cesenatico, a fine luglio 2018
·           Dal 2 dicembre al 13 gennaio – a Cesenatico – al Museo della Marineria: Mostra su Leonardo da Vinci al Porto Cesenatico (iniziative per i 500 anni della morte)
·           Sabato 15 dicembre ore 16,30 – Bertinoro, organizzata dall’Accademia dei Benigni, conferenza di Giancarlo Cerasoli e Pier Paolo Magalotti su “Mal di Zolfo”, importante pagina nella storia affascinante delle miniere di zolfo del cesenate


Con un semplice "click" nel collegamento sottostante potrete aprire i vari contributi.

giovedì 1 novembre 2018

Una Iniziativa del Istituto del Nastro Azzurro


MASTER DI I LIVELLO
IN
STORIA MILITARE CONTEMPORANEA 1796-1960
(1500 h – 60 CFU)
Anno Accademico 2018/2019
I edizione – I sessione


ART. 1 – ATTIVAZIONE
L’università degli studi Niccolò Cusano – Telematica Roma, in partnership con l’Istituto del Nastro Azzurro e il CeSVaM (Centro Studi sul Valore Militare) propone il master di I livello in “Storia Militare Contemporanea 1796-1960” afferente alla facoltà di Scienze Politiche per l’anno accademico 2018/2019 della durata di 1500 ore per 60 CFU complessivi.
Agli iscritti che avranno superato le eventuali prove di verifica intermedia e la prova finale verrà rilasciato il diploma di master di I livello in “Storia Militare e Contemporanea 1796-1960”.
Art. 2 – OBIETTIVI
Il master si rivolge prevalentemente alle seguenti categorie:
¾    Appartenenti alle forze armate (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri);
¾    Appartenenti alle Forze dell’ordine;
¾    Insegnanti di scuola media superiore;
¾    Funzionari pubblici;
¾    Ricercatori, studiosi e cultori di materie storiche;
¾    Laureati in materie umanistiche e giuridiche;
¾    Soci del Nastro Azzurro, dell’UNUCI e delle associazioni combattentistiche ed arma.
Il master si propone di fornire ai partecipanti le conoscenze riguardanti un approccio interdisciplinare alla interpretazione e alla ricostruzione scientifica di un evento militare.

ART.3 - DESTINATARI E AMMISSIONE
Per l’iscrizione al Master è richiesto il possesso di almeno uno dei seguenti titoli:
1) laurea conseguita secondo gli ordinamenti didattici precedenti il decreto
ministeriale 3 novembre 1999 n. 509;
2) lauree ai sensi del D.M. 509/99 e ai sensi del D.M. 270/2004;
3) lauree specialistiche ai sensi del D.M. 509/99 e lauree magistrali ai sensi del D.M.
270/2004;
I candidati in possesso di titolo di studio straniero non preventivamente dichiarato equipollente da parte di una autorità accademica italiana, potranno chiedere al Comitato Scientifico il riconoscimento del titolo ai soli limitati fini dell’iscrizione al Master. Il titolo di studio straniero dovrà essere corredato da traduzione ufficiale in lingua italiana, legalizzazione e dichiarazione di valore a cura delle Rappresentanze diplomatiche italiane nel Paese in cui il titolo è stato conseguito.
I candidati sono ammessi con riserva previo accertamento dei requisiti previsti dal bando.
I titoli di ammissione devono essere posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione per le domande di ammissione.
L’iscrizione al Master è incompatibile con altre iscrizioni a Corsi di laurea, master, Scuole di specializzazione e Dottorati.

Art. 4 – DURATA, ORGANIZZAZIONE DIDATTICA, VERIFICHE E PROVA FINALE
Il Master ha durata annuale pari a 1500 ore di impegno complessivo per il corsista, corrispondenti         a 60 cfu.
Il Master si svolgerà in modalità  e-learning con piattaforma accessibile 24 h\24h.
 Il Master è articolato in :
-          lezioni video e materiale fad appositamente predisposto;
-          eventuali test di verifica di autoapprendimento
Tutti coloro che risulteranno  regolarmente iscritti al Master dovranno sostenere un esame finale che accerti il conseguimento degli obiettivi proposti presso la sede dell’Università sita in Roma – Via Don Carlo Gnocchi 3.
I lavori finali dei corsisti più meritevoli previa segnalazione della Commissione d’Esame, saranno pubblicati, dopo accurata revisione editoriale, sulla rivista trimestrale “Quaderni del Nastro Azzurro”.
Per ogni sessione di tesi il corsista o i corsisti che si classificheranno con votazione massima riceveranno dalla Presidenza del Nastro Azzurro un attestato di benemerenza.
Art. 5 - ORDINAMENTO DIDATTICO

Il percorso del Master prevede i seguenti insegnamenti così articolati:

Storia del Risorgimento, Storia Moderna, Storia Contemporanea, Storiografia, Geografia Storica e Militare, Storia delle Dottrine ed Ordinamenti Militari, Logistica ed Armamenti, Scienze Strategiche, che verranno per il seguente anno accademico articolati nel seguente ordinamento

IL METODO STORICO (PARTE PRIMA)
ORE
Lo storico: - la scelta dello storico
                    - il tempo storico
                    -  i limiti dello storico
20h
Gli uomini e la storia: comprendere ed interpretare il presente mediante il passato
20h
L’osservazione storica: - il punto di vista storico
                                         - le testimonianze
                                         -le tecniche di trasmissione delle       
                                           testimonianze

20h
La Storiografia del’ 900: - i primi 50 anni del secolo XX
                                           - i successivi 50 anni
                                           - gli inizi del XXI secolo

20h
Considerazioni teoretiche:
1.       L’esperienza delle “Annales”
2.       Hobsbaun: due secoli, uno lungo e l’altro breve
3.       Hegel: storia dialettica cultura
4.       Benedetto Croce
5.       Federico Chabot e il metodo storico
6.       Huizinga e Meineche
7.       Max Weber
8.       Francois Furet e l’idea comunista
9.       La cultura del secondo Reich
10.    Ideologismi e totalirismi
11.    Il revisionismo storico
12.    Il negazionismo storico
13.    Nolte e la crisi dei regimi liberali
100h
Storia e Scienze Sociali: - Storia e società
                                            - La storia economica e sociale
                                            - Dati storici e rilevanza scientifica

20h
Per un totale di 200 ore e 8 CFU


Testo di Riferimento. Sinossi proposte dalla Cattedra.
IL METODO STORICO (PARTE SECONDA)

Ricostruzione di un avvenimento militare:
1.      La teoria:
                             -      la storia quale conoscenza
-          Le fonti storiche
-          La partizione della storia
-          Relazione tra storia e storiografia
-          Storia militare
     2. Tecnica procedurale:
                             -      partizione metodologica
                                   -      operazioni preliminari
                                    -     ricerca e raccolta di
                                            materiali di studio
                                    -   critica e confronti
                                    -    sintesi
                                   -      modi di esposizione
120h
La Guerra Classica:
-          Le origine del conflitto
-          I belligeranti
-          La situazione generale
-          La situazione particolare
-          Tempi e modi degli avvenimenti
20h
La guerra asimmetrica:
-          La situazione di partenza delle parti in conflitto
-          Origine del conflitto
-          La situazione iniziale
-          Tempi e modi degli avvenimenti

20h
Le operazioni di supporto alla pace:
-          Situazione generale
-          Origine dell’intervento
-          La situazione iniziale
-          Avvenimenti di PSO

20h
Considerazioni:
-          Schema di elaborazione
-          Presentazione dell’avvenimento ricostruito
20h
Per un totale di 200 ore e 8 CFU


Testo di Riferimento. Sinossi proposte dalla Cattedra.
GEOPOLOTICA PER IMMAGINE

Carta Geografica tra arte e politica:
-          Carte come logo
-          Carte per l’indipendenza
-          Carte satiriche
-          Carte per l’odio
-          Carte aeree
10h
Le Carte Geopolitiche:
-          Finalità e caratteri
-          Le prime carte geopolitiche
-          La geografia fatta con i se
-          Protagonisti e prodotti
10h
Carte per il totalitarismo:
-          Come nasce un genere cartografico
-          La cartografia nazista
-          Cartografia del Duce
-          Il ripudio della geopolitica nel secondi dopo guerra
-          Cartografia del mondo comunista
-          Come si autorappresenta l’occidente
10h
Carte di Guerra:
-          Carte per incitare alla guerra
-          Carte per fare la guerra
-          Carte per raccontare la guerra
10h
L’attualità in carte
10h
Per un totale di 50 ore e 2 CFU


Testo di Riferimento. Sinossi proposte dalla Cattedra.
GEOGRAFIA MILITARE

Descrizione e spiegazione della geografia del confine terrestre dell’Italia secondo i criteri militari. Solo la parte di questo confine riservando per i futuro la descrizione dell’Appenino per l’Italia e delle Isole; ed in un eventuale secondo momento la descrizione dell’Europa e degli altri continenti con particolare riguardo alle aree di crisi

La Geografia Militare. Concetto e definizione
-          La Geografia Militare Italiana. Partizione
-          I Terreni del Sistema Alpino
-          Le Grandi Suddivisioni del sistema alpino
10h
La Frontiera Italo-Francese
-          L’ostacolo:
. il confine,
.il versante italiano,
.il versante francese
-          Le zone di facilitazione
-          Le vie di penetrazione
-          Gli arroccamenti
-          Considerazioni conclusive

10h
La Frontiera Italo-Svizzera
-          L’ostacolo:
. il confine,
.il versante italiano,
.il versante svizzero
-          Le zone di facilitazione
-          Le vie di penetrazione
-          Gli arroccamenti
-          Considerazioni conclusive

10h
La Frontiera Italo-Austriaca
-          L’ostacolo:
. il confine,
.il versante italiano,
.il versante austriaco
-          Le zone di facilitazione
-          Le vie di penetrazione
-          Gli arroccamenti
-          Considerazioni conclusive

10h
La Frontiera Italo-Slovena-Croata (ex Jugoslavia)
-          L’ostacolo:
. il confine,
.il versante italiano,
.il versante sloveno
. il versant
-          Le zone di facilitazione
-          Le vie di penetrazione
-          Gli arroccamenti
-          Considerazioni conclusive
10h
Per un totale di 50h e 2 CFU


Testo di Riferimento. Sinossi proposte dalla Cattedra.

NAPOLEONE : L’ARTE DELLA GUERRA

La Campagna d’Italia 1796-1997:
-          Livello politico
-          Livello strategico
-          Livello tattico
10h
I fondamenti del sistema napoleonico
10h
Le innovazioni napoleoniche:
-          Nell’organizzazione dell’esercito
-          Nella strategia
10h
Stratagemmi e cannoni
10h
La battaglia perfetta: Austerlitz
10h
Per un totale di 50 ore e 2 CFU

BENEDETTO CROCE E LA RIVOLUZIONE NAPOLETANA DEL 1799

I Giacobini prima del 1799
-          La società patriottica
-          Ritratti di partecipanti
10h
La repubblica napoletana
10h
Eleonora De Fonseca Pimental
10h
La reazione e la prima idea dell’unità italiana
10h
Il punto di vista di Benedetto Croce
10h
Per un totale di 50 ore e 2 CFU

Storia militare del Risorgimento  1796 - 1870

L’Italia nel periodo napoleonico 1796 – 1815
- Gli Italiani nelle guerre Napoleoniche
- La insorgenza in Italia
- La Battaglia di Tolentino
- La Restaurazione ed il retaggio dello spirito Napoleonico
20h
L’Italia semplice espressione geografica 1815 – 1848
-          La rivoluzione nel Regno delle Due Sicilie
-          La Rivoluzione nel Regno di Sardegna
-          La Rivoluzione nell’Italia centrale. Esuli Italiani in Spagna e Grecia
-          Il decennio dello sconforto

20h
La Prima Guerra di Indipendenza 1848-1849
-          Le operazioni del 1848
-          Le operazioni del 1849
-          Dalla liberazione della Lombardia alle Dieci Giornate di Brescia
-          La guerra popolare nel veneto e la difesa di Venezia
-          La  difesa della Repubblica Romana
20h
Il decennio di preparazione 1849 – 1859
-          La situazione nel Regno delle Due Sicilie
-          La situazione nello stato Pontificio
-          Il moto milanese del 6 febbraio 1853
-          I Teorici militari del decennio
-          Carlo Pisacane e la spedizione del 1857
20h
La Seconda Guerra di Indipendenza e la Spedizione dei Mille 1859-1860
-          Le operazioni del 1859
-          La spedizione dei Mille
-          La spedizione nelle Marche e nell’Umbria
-          Teano e la liberazione del Mezzogiono
20h
La Terza guerra di Indipendenza 1866 e la Presa di Roma
-          Dall’Esercito sardo all’Esercito Italiano. Manfredo Fanti
-          La convenzione di settembre. Firenze capitale d’Italia 1865
-          Le operazioni del 1866: Custoza, Lissa Bezzecca e Sedowa 1866
-          Mentana 1867
-          La Presa di Roma 1870
20h



Per un totale di 100 ore e 4 CFU

Testo Base: Piero Pieri Storia militare del Risorgimento, varie edizioni
L’Esercito dell’Italia Umbertina. 1870 - 1914

La politica Militare Italiana ed i suoi condizionamenti.
10h
Le riforme del 1871-1873 la base dell’Esercito
-          L’opera riformatrice di Ricotti Magnani. Il modello Prussiano
-          Il Reclutamento; la mobilitazione, la copertura, la radunata
-          L’amministrazione centrale; lo Stato Maggiore dell’Esercito
-          L’Ordinamento tattico
-          La Formazione di pace
15h
Esercito e Politica da Porta Pia alla Triplice Alleanza
-          Il nuovo corso della storia
-          Gli insegnamenti politico-strategici  e tecnico-militari della guerra franco prussiana
-          L’inserimento della Germania e dell’Italia nella politica europea
-          La situazione politica interna dell’Italia
-          La presa di coscienza per un rinnovo dello sviluppo del pensiero e della cultura militare
-          Le difficoltà economiche e le disponibilità finanziarie
-          Le altre difficoltà di sviluppo dell’Esercito


10h
I Piani di Guerra contro l’Austria dal 1866 alla Prima Guerra Mondiale
-          Il Piano Ricotti-Magnani
-          Il Piano Cosenz
-          Il Piano Saletta
-          Il Piano Pollio
-          Il Piano Cadorna
-          La sistemazione difensiva della frontiera nord-est
-           
15h
Le Guerre Coloniali: da Assab ad Adua
-          Dottrine d’impiego ed ordinamento tattico
-          Confronto con le dottrine europee
-          Nuove caratteristiche della normativa dell’esercito
-          I regolamenti di tecnica di impiego
-          La dottrina tattica del Cosenz
-          Il regolamento di servizio in guerra
-          Le campagne coloniali.
. Dogali
. La penetrazione dalla costa verso l’interno
. Adua
15h
L’Esercito del periodo giolittiano 1900-1914
-          Lineamenti generali
-          Norme generali per l’impiego tattico delle Grandi Unità in Guerra (1903)
-          Norme generali per l’impiego tattico delle Grandi Untà in Guerra (1910 e 1913)
-          L’Esplorazione, la sicurezza, l’inseguimento e la ritirata
-          L’azione offensiva nella battaglia di incontro
-          L’azione difensiva nella battaglia di incontro
-          L’azione offensiva nella battaglia preparata
-          L’azione difensiva nella battaglia preparata
-          Considerazioni
10h
La campagna di Libia 1911-1912
-          La situazione politica negli anni 1908-1915 ed il riamo dell’esercito
-          La situazione internazionale
-          La politica estera ed interna dell’Italia
-          La campagna di Libia:
. lineamenti
. operazioni
. conclusione

15h
L’Esercito alla vigilia della Grande Guerra-
-          Norme per il combattimento (1911-1913)
-          La fanteria e la cavalleria
-          L’artiglieria ed il genio
-          I Combattimenti di località
-          Le operazioni su terreni fortemente coperti e nei terreni boscosi
-          Le operazioni notturne
-          Le operazioni alpine
-          Considerazioni riassuntive sulla dottrina tattica rielaborata e riordinata dal Pollio
-          Norme riassuntive per l’azione tattica (1914) e attacco frontale e ammaestramento tattico del Cadorna
-          Considerazioni conclusive
10h


Per un totale di 100 ore e 4 CFU



Fonti: F. Stefani, La Storia della Dottrina degli Ordinamenti dell’Esercito Italiano, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’esercito, Ufficio Storico, 200o-2004 Sei Volumi

AA., VV, L’Esercito Italiano dall’Unità alla Grande Guerra (1861- 1918), Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’esercito, Ufficio Storico, 200°-204
LA GRANDE GUERRA 1914 - 1918

Parte dottrinale
100h
-          La Nuova fisionomia della guerra
-          Analisi e considerazioni
-          La guerra di movimento
-          La guerra di logoramento
20h
-          I Fronti
-          Il Fronte occidentale
-          Il fronte Orientale
-          Il fronte balcanico
-          Il fronte italiano
-          Il fronte caucasico
-          Il fronte del medio oriente
-          Il fronte marittimo
20h
-          Generali e Gregari.
-          Generali e Gregari tedeschi
-          Generali e Gregari austriaci
-          Generali e Gregari francesi
-          Generali e Gregari britannici
-          Generali e Gregari italiani
-          Generali e Gregari russi
-          Generali e Gregari serbi
-          Generali e Gregari ottomani
-          Generali e Gregari e Inidoneità offensiva dello strumento
20h
-          Tattica e tecnica
-          Tattica dell’azione offensiva
-          Tecnica dell’azione offensiva
-          Tattica dell’azione difensiva
-          Tecnica dell’azione difensiva
-          Lo Stallo tattico
-          Il Superamento dello stallo tattico (1917) e la battaglia di canne (216 a.C.)
20h
-          Dottrina ed ordinamento
-          Il problema del personale
-          Le armi
-          I Mezzi
-          Le Grandi Unità
-          Le minori Unità
-          Le due fasi dell’evoluzione ordinativa dell’Esercito Italiano
20h
Parte descrittivo-interpretativa – Fronte Italiano
100h
La Campagna del 1915
-          Il primo sbalzo offensivo
-          L’offensiva d’estate (I e II Battaglia dell’Isonzo)
-          L’offensiva d’autunno (III e IV Battaglia dell’Isonzo)
-          Considerazioni sulla campagna del 1915
20h
La Campagna del 1916
-          L’offensiva austriaca nel Trentino
-          La V Battaglia dell’Isonzo
-          La battaglia di Gorizia (VI Battaglia dell’Isonzo)
-          Le spallate sul carso (VII, VIII e IX Battaglia dell’Isonzo)
-          Considerazioni sulla campagna del 1916
20h
La Campagna del 1917
-          La X Battaglia dell’Isonzo
-          La stasi operativa e l’IX Battaglia dell’Isonzo
-          Dall’Isonzo al Piave (XII Battaglia dell’Isonzo)
-          La Battaglia d’Arresto (Novembre 1917)
Considerazioni sulla campagna del 1917
20h
La Campagna del 1918
-          Diaz e la primavera di attesa
-          La battaglia del Solstizio
-          La Battaglia di Vittorio Veneto
-          Considerazioni sulla campagna del 1918
20h
Considerazioni conclusive
-          La condotta della guerra di cadorna
-          La condotta della guerra di Diaz
-          I rapporti con gli Alleati
-          Il mancato riconoscimento della Vittoria Italiana
20h
Per un totale di 200 ore e 8 CFU


Fonte: M. Montanari, Politica e Strategia in cento anni di Guerre Italiane, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 2000
Tra le due Guerre  1919 – 1939

Un ventennio di preparazione ed una conclusione amara.

Il Difficile dopoguerra
-          Politica e strategia tra le due guerre mondiali
-          L’evoluzione della dottrina e dell’ordinamento
10h
Gli ordinamenti predisposti tra le due guerre
-          Gli Ordinamenti dell’esercito Italiano dal 1918 al 1926
-          L’incertezza della situazione
-          L’Ordinamento Albricci
-          L’Ordinamento Bonomi
-          La Nazione Armata nei progetti Gasparotto e De Giorgio
-          L’Ordinamento Diaz
-          Lo sviluppo della regolamentazione dal 1918 al 1926
-          L’Ordinamento Mussolini
-          L’Ordinamento del 1934
-          La Divisione binaria
-          L’Ordinamento Pariani del 1938
-          L’Ordinamento del 1940
-          L’Ordine di Battaglia del Giugno 1940

10h
L’organizzazione militare della Nazione e la legislazione militare dal 1926 al 1940
-          Compito difensivo
-          Armamento e equipaggiamento
-          Provvedimenti per la mobilitazione civile e militare della nazione
-          Il modo di essere dell’esercito dal 1926 al 1940
._
10h
Evoluzione della Dottrina
-          La dottrina tattica dal 1935 al 1940
-          L’impiego della Divisione dal 1936 al 1938
-          La Fanteria italiana tra le due guerre mondiali
-          L’Impiego delle Unità carri tra le due guerre mondiali
-          L’Impiego della cavalleria tra le due guerre mondiali
-          L’impiego della artiglieria e del genio tra le due guerre mondiali
10h
L’Esercito Italiano alla prova della guerra
-          La fisionomia della guerra
-          Lo sperpero dei materiali
-          La guerra contro l’Etiopia
-          La guerra civile spagnola
-          L’invasione  dell’Albania 1939
-          Esausti alla prova principale.
10h
Per un totale di 50 ore e 2 CFU

La Seconda Guerra Mondiale 1940 - 1945

Parte I

La guerra dell’Italia fascista con l’Asse 1940 – 1943

Dottrine ed Ordinamento durante la seconda guerra mondiale
20h
Le campagne autonome italiane nella seconda guerra mondiale
20h
Le operazioni italo-tedesche
20h
Dalla caduta del fascismo all’armistizio
20h
Parte II

La Guerra di Liberazione  1943 – 1945

La Guerra di Liberazione, una guerra su cinque fronti

Il fronte del Sud
-          Il primo raggruppamento motorizzato. Montelungo
-          Il Corpo Italiano di Liberazione. Filottrano
-          I Gruppi di Combattimento.
20h
Il fronte del Nord. Il movimento Ribellistico
-          Il CLNAI  e l’organizzazione militare
-          Le formazioni ribellistiche:
. Autonome, garibaldine, di giustizia e libertà, cattoliche, liberali, matteotti, monarchiche


20h
Il fronte della Resistenza dei Militari Italiani all’Estero
-          La resistenza dei militari italiani in:
. Jugoslavia
. Corsica
. Albania
. Grecia e Cefalonia e Lero
. Jugoslavia
. Montenegro
30h
Il fronte del No. Gli Internati Militari Italiani
-          Internati Militari in:
. Germania
. Svizzera
.Turchia
20h
Il fronte della Prigionia
-          Prigionieri di guerra, ed internati in
. Grecia
. Francia
. Gran Bretagna e Colonie
. Stati Uniti
. Unione Sovietica
. Paesi delle Nazioni Unite.
30h
Per un totale di 200 ore e 8 CFU


LOGISTICA ED EQUIPAGGIAMENTI
50h
La logistica italiana nelle due guerre mondiali 1914 – 1945

La Logistica italiana nella prima guerra mondiale 1914 – 1918
La Logistica tra guerra di movimento e guerra di trincea (1915-1918)
-          Vicende della direzione politico-strategica e suoi riflessi sulla logistica di produzione e distribuzione
-          Caratteri generali della organizzazione logistica  del funzionamento dei Servizi nelle varie fasi della guerra
-          Evoluzione dei Servizi:
Sanità; veterinario; commissariato; materiale di artiglieria; materiali del genio; postale; telefonico e telegrafico; radiotelegrafico; trasporti e tappa; manutenzione stradale; amministrazione.
I Nuovi Servizi:
idrico; onoranze caduti in guerra; antigas.

10h
La logistica tra le due guerre (I)
-          Gli ammaestramenti della prima guerra mondiale
-          La nuova regolamentazione logistica del 1924
-          La regolamentazione logistica del 1932
-          L’organizzazione territoriale dei singoli servizi negli anni venti
10h
La logistica tra le due guerre (II)
-          La logistica dalla guerra di movimento alla guerra di rapido corso
-          La logistica nella guerra d’Etiopia
-          La logistica nella guerra di Spagna
-          La logistica nella invasione dell’Albania

10h
La Logistica nella Seconda Guerra Mondiale (1940- 1943) (I)
-          La preparazione logistica dell’Esercito nel giugno 1940: lacune e problemi
-          Formazioni di guerra e dotazioni dei principali servizi logistici nel giugno 1940
-          L’organizzazione della Nazione per la guerra
-          La logistica verso il collasso: caratteri salienti del periodo
-          Giugno 1940 settembre 1943
-          Lineamenti dell’organizzazione logistica realizzata.

10h
La Logistica nella Seconda Guerra Mondiale (1943-1945) (II)
-          Principali risvolti logistici delle:
-          Operazioni sulle Alpi occidentali
-          Operazioni contro la Grecia
-          Operazioni in Africa Settentrionale
-          Operazioni in Russia 1941- 1942
-          Operazioni della Guerra di Liberazione
-          Conclusioni: logistica della sconfitta o sconfitta logistica?
10h
Per un totale di 50 ore e 2 CFU


F. Botti, La Logistica dell’Esercito Italiano 1831 – 1981, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1995,  sei Volumi 
Il Secondo Dopoguerra 1945 -1962

L’eredità della Seconda Guerra Mondiale
-          Gli errori strategici del tripartito
-          Guerra mondiale guerra totale
-          Principali fattoti che influirono sulla strategia
-          L’offensiva e la difensiva in campo strategico e tattico
-          Il ritorno all’era degli imperi
-          Il Bipolarismo politico
-          Il processo di decolonizzazone
10h
Inizio dell’Era Nucleare
-          L’O.N.U.
-          Politica strategica sovietica dal 1945 al 1960
-          Politica strategica americana dal 19145 al 1960
-          L’Europa Occidentale
-          Le principali operazioni dal 1945- al 1962
-          Quindici anni di logica della guerra
10h
La strategia dell’Era Nucleare
-          La strategia della risposta massiccia
-          La credibilità della risposta massiccia
-          La strategia della risposta flessibile
-          La situazione di stallo della strategia militare
-          La visione del nuovo ambiente operativo
-          Le armi spaziali
10h
L’Esercito nell’immediato dopoguerra. La Ricostruzione e la Ripresa
L’Esigenza Somalia  e l’Emergenza Trieste.
-          La Repubblica, il Trattato di Pace e la Costituzione
-          La colpevolizzazione:
-          L’Esercito di transizione
-          L’Esercito del trattato di pace
-          La ripresa del dibattito culturale
-          La nuova regolamentazione
-          L’adesione alla NATO
-          Il Corpo di sicurezza in Somalia
-          La questione di Trieste e l’esigenza “T”
-          La gravissima crisi degli inizi della seconda metà degli anni ottanta
-          La fine di un ciclo
10h
Il primo ridimensionamento delle forze
-          L’avvento dell’arma atomica tattica
-          Incoerenza tra politica estera e politica militare
-          I principali quesiti posti dall’arma atomica tattica
-          La serie dottrinare 600
-          Le risposte concettuali italiane all’avvento dell’arma atomica tattica
-          Ordinamento dello Stato Maggiore dell’Esercito dal 1950 al 1975
-          Considerazioni conclusive

10h
Per un totale di 50 ore e 2 CFU

Per un totale complessivo di 1500 ore e 60 CFU


Art. 6 - DOMANDA DI ISCRIZIONE

Insieme alla domanda di iscrizione, redatta secondo apposito modello e scaricabile dal sito www.unicusano.it, i candidati, pena l’esclusione dall’ammissione, dovranno produrre i seguenti documenti:

  • dichiarazione sostitutiva di certificazione (ai sensi del D.P.R. del 28 dicembre 2000 n. 445 art. 46) dei titoli di studio posseduti;
  • copia di un documento di identità personale in corso di validità;
  • copia del bonifico della prima rata;
  • copia del Codice Fiscale;
  • marca da bollo da € 16,00.
  • tesserino di servizio  o autodichiarazione se aventi diritto ad agevolazione economica


I cittadini non comunitari residenti all’estero potranno presentare la domanda tramite le Rappresentanze diplomatiche italiane competenti per territorio che, a loro volta, le provvederanno ad inviarle all’Università allegando il titolo di studio straniero corredato di traduzione ufficiale in lingua italiana, legalizzazione e dichiarazione di valore.

Oltre alla suddetta documentazione, i cittadini non comunitari residenti all’estero, dovranno presentare alla Segreteria Generale il permesso di soggiorno rilasciato dalla Questura in unica soluzione per il periodo di almeno un anno; i cittadini non comunitari residenti in Italia dovranno presentare il permesso di soggiorno rilasciato per uno dei motivi indicati al’articolo 39, quinto comma, del D.L.vo n. 286 del 25.7.1998 (ossia per lavoro autonomo,lavoro subordinato,  per motivi familiari, per asilo politico, per asilo umanitario, o per motivi religiosi).

Tale documentazione dovrà essere presentata personalmente o inviata a mezzo raccomandata A.R. (farà fede il timbro postale dell’ufficio accettante), al seguente indirizzo:

Università degli Studi Niccolò Cusano- Telematica Roma
 Segreteria Generale Master
 Via don Carlo Gnocchi, 3
00166 Roma.

Il termine ultimo per la raccolta delle iscrizioni è il 30 novembre 2018 (salvo eventuali proroghe).

Art. 7 - QUOTA DI ISCRIZIONE
Il costo annuo del Master è di € 1.500,00 (millecinquecento/00), la quota verrà versata in quattro rate di pari importo (€ 750,00 ciascuna) da corrispondersi secondo la scadenza che sarà indicata dalla Segreteria Master successivamente alla chiusura delle iscrizioni.

Art. 8 –  SCONTI E AGEVOLAZIONI
E’ prevista una quota d’iscrizione ridotta, pari a € 1.100,00 (millecento/00) per le seguenti categorie:
-          Laureati Unicusano
-          Militari
-          Insegnanti
-          Funzionari pubblici
-          Forze dell’Ordine
-        Soci del Nastro Azzurro e dell’UNUCI
Il versamento della quota d’iscrizione, suddiviso in quattro rate mensili  (ciascuna da € 275,00 (duecentosettantacinque/00) dovrà essere versata secondo la modalità descritta all’art. 7.
Per poter usufruire della suddetta agevolazione è necessario allegare alla domanda d’iscrizione opportuna certificazione/autocertificazione attestante l’appartenenza alla categoria beneficiaria dell’agevolazione economica
Art.  9 - SCADENZE
- Il termine ultimo per la raccolta delle iscrizioni è il  30 novembre 2018, salvo eventuali proroghe.
Art. 10 – COMMISSIONE D’ESAME
Il Coordinatore del Corso è nominato dal Comitato Tecnico Organizzatore e allo stesso è demandata la nomina della Commissione d’esame finale che sarà composta da 5 componenti e potrà operare validamente con la presenza di almeno tre Commissari



informazioni: www.unicusano.it/master
                         centrostuducesvam@istitutonastroazzurro.org