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giovedì 20 agosto 2020

Biografia di Giacomo NASATTI Internato in Germania 2

post precedente in data 12 agosto 2020


di MARIO NASATTI

Fine della guerra, nascita della Repubblica Italiana
 2 giugno 1946,  l’Italia, dalle macerie della guerra, rinasce come Repubblica libera e democratica fondata sul lavoro. Fra i padri costituenti il dott. Giuseppe Lazzati, ufficiale degli Alpini, reduce dai Lager nazisti.
Giacomo, congedato dopo 90 mesi passati al servizio della Patria, viene assunto come operaio falegname presso la Società elettrica Orobia, in seguito diverrà ENEL. Luglio 1946 nasce mia sorella Ada.  Nel 1950 insieme al fratello Galdino, (anch’egli reduce di guerra e prigionia) acquista una porzione terreno a Valmadrera. Lo zio muratore e papà falegname si rimboccano le maniche e, con l’aiuto di amici e parenti, costruiscono due casette ognuna col suo orticello. Ricordo la gioia di mamma e l’orgoglio di papà per la nostra casa. In quegli anni riceve visite dai suoi ex commilitoni. Il sindaco, nelle ricorrenze patriottiche, invita papà accanto a sé. Nel 1957 nasce mio fratello Fabrizio e il Gruppo Alpini Valmadrera di cui Giacomo è cofondatore e capogruppo.  
Due anni dopo, nel 1959, partecipa alla consacrazione della Chiesetta votiva del Battaglione “Morbegno” al Pian delle Betulle in Valsassina. Quella domenica ero presente anch’io, sedicenne, col gagliardetto del Gruppo Alpini Valmadrera. Ricordo la moltitudine di Alpini e persone sul prato antistante la nuova Chiesetta e il toccante incontro di mio padre con alcuni suoi Alpini i quali in segno di stima e sincera amicizia formarono un gruppetto vicino a Giacomo,il loro sergente”, che nei Lager nazisti aveva rifiutato i vantaggi di capo baracca per non lasciarli soli, sull’esempio del Beato Teresio Olivelli e del Venerabile  Giuseppe Lazzati.
Negli anni a seguire, ogni prima domenica di settembre, Giacomo salirà in pellegrinaggio al Pian Betulle presso la Chiesetta Votiva del “Morbegno” per ritrovarsi con i suoi Alpini e ricordare i commilitoni Caduti e quelli “andati avanti”.




 Gli anni della pensione
Nel  1974, il Presidente ENEL consegna a Giacomo la “Medaglia d’Argento per i 25 anni di effettivo servizio e operosa attività. Con la pensione avendo più tempo a disposizione, incapace di stare inattivo, amante della Montagna e della natura, oltre collaborare con le varie Associazioni Alpinistiche locali, adotta una porzione di terreno agricolo in stato d’abbandono sulle pendici del Monte Moregallo, con incantevole vista lago. Dopo aver estirpato erbacce e sterpi realizza una casetta in legno tipo “Baita alpina” al servizio dei famigliari e dei numerosi amici fra cui i reduci per trascorre momenti in lieta compagnia con l’amato Tricolore, il cappello Alpino e i suoi cani, sempre meticci trovatelli.
Nel 1979, riceve dal “Ministero della Difesa il distintivo d’onore per i patrioti “Volontari della Libertà” istituito con decreto luogotenenziale n.350 del 3-5-1945; essendo stato deportato nei lager ed avendo rifiutato la liberazione per non servire l’invasore e la repubblica sociale durante la resistenza”.
Mio padre è “andato avanti” nel 1990, dopo una vita laboriosa accanto alla sua sposa, ai suoi figli e numerosi nipoti, lasciando il ricordo di una persona attiva e disponibile con i bisognosi, rispettosa di sé, degli altri e della natura che ci circonda. Combattente valoroso e reduce dall’internamento nazista per la conquista della Libertà e Democrazia dell’amata Patria. Beni imprescindibili da custodire con amore e trasmettere intatti alle future generazioni.

“PER NON DIMENTICARE”
La Repubblica Italiana, dopo decenni di colpevole oblio, con la Legge n. 296 del 26 dicembre 2006, ha istituito la “Medaglia d’Onore” a titolo di riconoscimento, soprattutto morale, ai militari italiani che dopo l’8 settembre 1943, furono catturati e internati nei lager in territorio germanico destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra del Terzo Reich.
la Federazione dell’Istituto Nastro Azzurro di Lecco, in linea con gli scopi dello Statuto, da alcuni anni svolge, volontariamente, le ricerche dei Fogli Matricolari relativi ai militari che nelle guerre del secolo scorso hanno servito la Patria con atti d’eroismo, senso del dovere e dell’onore. Grazie alla fattiva collaborazione con l’Archivio di Stato di Como, dal 2012 ad oggi, sono state consegnate 120 Medaglie d’Onore agli IMI (Internati Militari Italiani) in massima parte alla (memoria) cui va aggiunta la posa di 34 “marmette” votive presso la Chiesetta del Battaglione “Morbegno” al Pian delle Betulle.
Valmadrera, 12 maggio 2020
Mario Nasatti

   

mercoledì 12 agosto 2020

Biografia di Giomo NASATTI Internato in Germania 1

  
Biografia Nasatti Giacomo

di Mario Nasatti*

Giacomo Nasatti nasce a Valmadrera (CO) il 21 maggio 1916,  figlio Santo e Anghileri Bambina, quintogenito di una famiglia di 4 maschi e due femmine, trascorre l’adolescenza nell’antica corte contadina “Fatebenefratelli”, sulla Rocca di Valmadrera a picco su  “Quel ramo del Lago di Como, ……….., tra due catene non interrotte di monti……..”  di manzoniana memoria. Conseguita la licenza di 5° elementare aiuta i genitori nei lavori campestri. Quattordicenne è assunto apprendista falegname presso una ditta in Lecco ed impara la lavorazione del legno.
In occasione della “Crociera Aerea del Decennale”, luglio - agosto 1933, guidata da Italo Balbo, (già eroico ufficiale degli Alpini, fondatore de L’Alpino), il giovane ebanista, fedele alla Voce del suo tempo, realizza un modellino in legno del famoso idrovolante SIAI Marchetti S 55 X. utilizzato per il volo transoceanico. La copia dell’aereo è perfetta. Sulle ali spicca il tricolore e l’opera viene esposta alla Mostra organizzata dal Fascio di Lecco, per celebrare l’evento di risonanza mondiale.
Nel tempo libero frequenta la Palestra Ghislanzoni di Lecco, pratica il pugilato (sport fra i più antichi  “nobile arte della difesa”).  Come dilettante partecipa a vari incontri provinciali e regionali con successo. Oltre la box ama la Montagna e compie escursioni sulle montagne lecchesi. Di fisico robusto è un ottimo alpinista, lo sarà anche in età avanzata.
Chiamata alle armi e Spagna
La chiamata alle armi arriva il 10 maggio 1938: arruolato nel 5° Reggimento Alpini Battaglione “Morbegno” a  Merano:  il “30 giugno 1938 è nominato soldato scelto, il 10 agosto promosso al grado di caporale e il 30 novembre 1938  promosso caporal maggiore di squadra fucilieri .   Distinzioni e servizi speciali : tiratore scelto col fucile mod. 91, fucile mitragliatore.
27 febbraio 1939, è “Volontario in servizio non isolato all’estero per tempo indeterminato nel “1° Battaglione Alpini in pratica “osservatore” in Spagna , dove gli Alpini vanno in borghese, ma non rinunciano cappello alpino che nascondono sotto il pastrano (vedi foto); arrivati a Cadice, via mare, non sono  impiegati perché nel frattempo il Generale Franco entra vittorioso a Madrid. Gli Alpini rientreranno in Patria, sempre via mare, facendo la “quarantena” a  Castellamare di Stabia (vedi foto).  Finita la quarantena il “1° Battaglione Alpini” viene sciolto e gli alpini rientrano ai Battaglioni di appartenenza.
Nella Caserma del 5° Alpini a  Merano,  dopo le esercitazioni,  era possibile organizzare attività sportive come partite di calcio, incontri di boxe e altre discipline. Il Caporal magg. Nasatti Giacomo, disputò alcuni incontri di box , fra cui quello famoso col Capitano Verdi (nome di fantasia) di cui sono venuto a conoscenza nel 2011 tramite il racconto del Ten. Col. (R.O.) Enzo Curti classe 1917  che, all’epoca del fatto era Caporal magg. della 44^ “Morbegno” con mio padre.
“ Il Capitano Verdi è un bell’uomo, atletico e forte,  però sul ring si trova in  difficolta in quanto tuo padre, pur essendo più basso (alto m. 1. 64,5) è più giovane, più agile e preparato. Ad un certo punto dell’incontro l’ufficiale dice, “ma tu fai sul serio”, la risposta di Giacomo è pronta: “Signor Capitano, se vuole, mi fermo” la replica :  “no, no, vai avanti, è un ordine!” Si riprende ma il Capitano non è in grado di competere con la tecnica precisa dell’avversario che lo obbliga più volte alle corde.  Al termine dell’avvincente incontro  l’arbitro assegna la vittoria al caporale; l’ufficiale con autentico spirito sportivo abbraccia tuo padre, per la correttezza e lealtà dimostrata durante il match. Scrosciano gli applausi degli Alpini che tifavano per il caporale, perché l’ufficiale era piuttosto rigido con la truppa e non lesinava punizioni. Morale: Giacomo diventa un mito per noi alpini e il Capitano Verdi meno rigido con la truppa.”
Questo a dimostrazione che lo Sport, praticato con puro agonismo, non conosce censo e gradi ed ha capacità di unire le persone: nelle gare internazionali supera i confini e unisce le Nazioni, vedi Olimpiadi.    
9 settembre 1939, Hitler invade la Polonia, il 6 novembre 1939, mio padre ha concluso i 18 mesi di leva e, anziché essere congedato, viene “Trattenuto alle armi a senso della “Circolare 4001 in data  24 agosto 1939  del Ministero di Guerra.”  E’ il preludio che anche l’Italia si appresta ad entrare in guerra: continuano le esercitazioni e gli addestramenti delle nuove reclute. Nell’inverno 1939-40, come ebanista realizza speciali sci da adattare ai muli, vedi foto d’epoca sul Monte Rosa, Nasatti è quello con la sacca sul davanti.
 10 giugno 1940, dichiarazione di guerra alla Francia e all’Inghilterra a fianco della Germania  
Il 5° Alpini, facente parte della “Tridentina” partecipa alle operazioni di guerra sul fronte Occidentale contro la Francia, dall’ 11 al 24 giugno, nella zona del Col de la Seigne.  
Il fronte greco – albanese,  28 ottobre 1940- 23 aprile 1941
28 ottobre 1940, l’Italia dichiara guerra alla Grecia. Il 5° Alpini inizia il trasferimento in ferrovia diretto a Brindisi il 4 novembre. Da Brindisi, nei giorni 10, 11 e 12 novembre raggiunge l’Albania.  Il Morbegno e l’Edolo sono aviotrasportati, mentre il Tirano e i reparti minori sbarcano in Albania via mare; il 13 novembre il Morbegno e L’Edolo sono già attestati nella zona montuosa di Coriza a contatto col nemico. Il Morbegno sostiene i primi accaniti combattimenti sul Monte Lofka
15 novembre, Kazanit, muore in combattimento anche il Caporale Nasatti Mario 47^ Cp. Mortai, cugino di mio padre, nato e cresciuto nella stessa corte “Fatebenefratelli” sulla Rocca di Valmadrera: grande è il cordoglio dei parenti per la morte di questo giovane, appena ventenne, le cui spoglie rimarranno insepolte in Albania.  
Nonostante l’eroica resistenza, causa anche le condizioni metereologiche avverse, il 5° Alpini è costretto a ripiegare nelle posizioni retrostanti: In un mese e mezzo di durissimi combattimenti ha dato un generoso contributo alla Campagna: 1300 uomini tra morti, dispersi,  feriti  e congelati (senza contare gli ammalati gravi) ,
il 28 dicembre 1940, per ricomporre i ranghi del Battaglione Morbegno, decimati dai combattimenti e dalle intemperie di quel terribile inverno, affrontato con un equipaggiamento inadeguato, iniziano ad arrivare i Complementi fra questi il Capitano Adriano Auguadri e gli Arditi di Battaglione che combatteranno al suo fianco sino all’estremo sacrificio.
 Inquadrato nei Complementi il caporal maggiore Nasatti Giacomo, il 19 gennaio 1941, è aviotrasportato da Foggia a Tirana. Trasferito in prima linea il 24 gennaio 1941, partecipa all’azione di carattere offensivo condotta dal Capitano Auguadri a quota 926 di Sqimari , Val Tomorezza, ricevendo la M.B.V.M.(sul campo) dal Comandante del 5° Alpini, Colonnello Carlo Fassi.
“Nasatti Giacomo di Santo e Anghileri Bambina, da Valmadrera (Como), classe 1916, caporal maggiore, 5° Alpini, Battaglione “Morbegno”
Comandante di squadra fucilieri, durante un attacco contro posizione nemica, guidava con perizia e coraggio il proprio reparto che incitava con la parola e coll’esempio, sull’obbiettivo assegnato alla squadra finchè, giunto a contatto col nemico, ne aggirava la posizione assaltando con bombe a mano e baionetta riuscendo così a ributtarlo con perdite e impadronirsi della posizione. Ad un tentativo nemico di contrassaltare si  opponeva con energico fuoco e bombe  a mano. Sempre di esempio ai suoi uomini, ha dimostrato alto senso del dovere ed ardimento.  – Quota 926 di Sqimari  (fronte greco) 24 gennaio 1941”
  A Sqimari gli Alpini del “Morbegno” durante  una  pausa dai combattimenti esprimono il Voto che sarà sciolto nel 1959 con la Chiesetta Votiva al Pian delle Betulle, Valsassina (LC). Seguiranno altre azioni sul Monte Guri i Topit: a quota 2110 il 9 marzo e  quota 2120 il 4 aprile 1941, con l’olocausto del “Morbegno” col sacrificio di Auguadri, Ferruccio Battisti e tantissimi caduti da ambo le parti.  Il 25 marzo,  Nasatti viene ricoverato all’Ospedale Militare da Campo, sarà dimesso il 5 maggio. Rientrato in Patria, il 25 luglio 1941, è mandato in licenza straordinaria di gg. 32 (Circolare 143750 / 53.1.9)  torna casa dai genitori e dalla sua amata fidanzata. Rientra al “Morbegno”, dislocato in Piemonte, il 26 agosto 1941, riprende le esercitazioni e gli addestramenti delle reclute. 12 marzo 1942, si sposa con mia madre Elvira Baù classe 1919, il matrimonio si celebra Veronella (VR), luogo di nascita della mamma. Il 20 maggio 1942 cessa di essere mobilitato perché passato effettivo al Comando Truppe al Deposito 5° Alpini. Eviterà la Campagna di Russia e farà la spola fra il Magazzino Deposito del Battaglione “Morbegno” in Lecco  e  la Caserma del 5° Alpini di Merano.
15 gennaio 1943, promosso al grado di sergente. 6 giugno 1943, a Malgrate, nasce il sottoscritto: alla bella notizia papà è in Val Venosta con le reclute classe 1924, offre da bere a tutti e viene a casa in licenza.






La prigionia nei Lager nazisti
 I momenti belli durano poco, infatti, 3 mesi dopo, l’8 settembre 1943, l’annuncio dell’Armistizio coglie mio padre e il Ten. Giuseppe Lazzati a Merano nella Caserma del 5° Alpini con le reclute del 2° scaglione, classe 1924, provenienti da Lecco. La maggioranza dei militari, compresi i Comandanti, rifiuta di continuare a combattere al fianco dei tedeschi: saranno catturati e deportati nei Lager nazisti in territorio germanico, dando inizio alla Resistenza disarmata. Il sergente Nasatti, veterano decorato al Valor Militare, è scelto come capo baracca, rispetto agli altri internati se accettasse avrebbe dei vantaggi: rinuncia per non servire i nazisti e stare accanto ai suoi Alpini. Stimato dai prigionieri, costretto al lavoro coatto, subirà maltrattamenti inumani dai Kapò, patirà umiliazioni, fame e freddo ma troverà la forza e il coraggio di resistere, al pensiero dei suoi cari che anelano il suo ritorno.
Lo scorso 2 maggio il Gen. di C.A. Salvatore Farina, attuale Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, in occasione del 75° anniversario della fine della 2°Guerra Mondiale ha ricordato il contributo dei militari italiani combattenti la Battaglia di Montelungo (7-16 dicembre 1943) a fianco degli Alleati e quello dei 700.000 Militari Italiani Internati (IMI) di cui ben 50.000 persero la vita nei famigerati Lager nazisti.
Papà sarà liberato a guerra finita dai russi. Tornerà a casa dopo un viaggio allucinante di 4 mesi in massima parte a piedi, dall’alta Polonia al Brennero, attraverso città e territori devastati dalla follia della guerra. Dimagrito e provato, finalmente, la mattina del 26 agosto abbraccia sua moglie e il suo bimbo che aveva lasciato in fasce. La famiglia è riunita e, la vita, degna d’essere vissuta, ricomincia.   
* Figlio di Giacomo Nasatti, Presidente della Federazione del nastro Azzurro di lecco, alpino
info: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org
segue con posto in data 20 agosto 2020

mercoledì 5 agosto 2020

Istruzione e Resistenza in epoca nazista 1


di Alessia Biasiolo

A proposito dell’educazione dei giovani in epoca nazista, se doveva essere obbligatorio in ogni scuola leggere “La mia battaglia” di Hitler, assieme a “Il fungo velenoso” o a “I Protocolli dei Savi di Sion”, in modo da addestrare la gioventù hitleriana soprattutto a non provare alcun tipo di compassione per altri esseri umani considerati inferiori o addirittura “non esseri umani”, non tutti si allinearono davvero alla politica in corso in quel tempo. Il caso celeberrimo è stato quello proprio di un gruppo di studenti.
I membri del gruppo denominato “Rosa Bianca” erano studenti universitari di Monaco di Baviera. Nei loro scritti si leggono illuminanti frasi sull’idea di Europa unita e federale che sembrano scritte da pochi giorni: un’Europa in cui la tradizione cristiana avrebbe dovuto segnare un periodo di rinnovamento non violento, con governi basati sulla tolleranza e la giustizia. Guidati da forti ideologie antinaziste maturate soprattutto a Ulm in seno alla comunità cattolica resistente al nazismo, e diffusesi grazie alle comunità parrocchiali, gli studenti si organizzarono per mettere in pratica le loro idee. Se dovevano fare la differenza con l’ideologia politica che aveva portato alla dittatura; se dovevano lottare contro la dilagante e sconsiderata violenza, allora per primi dovevano essere non violenti. Organizzarono pertanto un’opposizione pacifica e passiva, scrivendo, stampando e diffondendo volantini che fossero in grado di svegliare le coscienze tedesche e dimostrare, allo stesso tempo, che non tutto era perduto per gli ideali di pace e di vita in comune con ogni altro essere umano. I loro punti di riferimento erano i testi sacri, ma anche la migliore letteratura tedesca, come gli scritti di Goethe, ad esempio. L’attività iniziò nel 1942. I primi volantini vennero distribuiti in varie città tedesche e austriache, nelle zone che si pensavano più recettive del messaggio antimilitarista. Nel 1942 la situazione militare tedesca non era già delle migliori: gli Stati Uniti erano entrati nel conflitto e cominciavano ad organizzare le prime azioni autonome, non di solo appoggio agli alleati. Il fronte africano traballava e il fronte russo aveva già visto inenarrabili sofferenze anche per il grande e perfetto esercito teutonico. Quindi il messaggio giungeva in un momento ideale per essere letto e soppesato secondo l’ottica degli studenti, e ottenere consenso. L’attività del gruppo continuò così per ancora alcuni mesi, sempre diffondendo volantini. Nel febbraio del 1943, quando sembravano adatti i tempi, l’azione divenne più forte, aggiungendo ai volantini lanciati nell’università stessa, il 18 febbraio, anche slogan antinazisti dipinti sui muri dell’ateneo. A quel punto la resistenza diventava netta e manifesta. Un bidello individuò la ragazza che aveva preso l’eroica decisione di lanciare i messaggi di carta dalle scale verso l’atrio dell’università e la fece arrestare assieme al fratello, suo complice. I fratelli Scholl speravano di concentrare le attenzioni della polizia politica nazista su di loro, inutilmente. Sophie, autrice dell’atto più evidente, venne torturata fino al 21 febbraio per farle rivelare informazioni utili all’arresto degli altri membri del gruppo e il 22, assieme al fratello Hans e all’amico Christoph Probst, venne processata dal Tribunale del Popolo che li accusò di sabotaggio al regime, allo sforzo bellico, di rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista, diffamando nel contempo Hitler. Il giorno stesso i tre ragazzi vennero condannati e uccisi. In aprile vennero processati gli altri membri più importanti del gruppo, Alexander Schmorell, Willi Graf e Kurt Huber, un loro professore. Anch’essi vennero ritenuti colpevoli e condannati a morte, mentre altre persone della “Rosa Bianca” che avevano avuto ruoli di minor spicco, soprattutto di aiuto alla vedova di Probst rimasta sola e senza sostegno per sé e i tre figli, vennero condannati a pene detentive.
Per Hitler era fondamentale stroncare immediatamente episodi o organizzazioni di quel genere. Pensare che in seno alla Germania nazista qualcuno potesse liberamente fare circolare le proprie idee di necessario rovesciamento proprio del suo incarico, non era assolutamente possibile. Pertanto il Tribunale del Popolo doveva decidere in maniera drastica e immediata, in modo da non fare serpeggiare ancora il virus dell’incertezza, quando si doveva essere tutti tesi allo sforzo bellico.

(continua con post in data 5 settembre 2020)