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domenica 30 ottobre 2022

Compendio 1945. Il fronte dell'Internamento. Il terzo anno. III parte Il Katastrophenerlass.

 Il decreto per le uccisioni senza colpa.

I tedeschi nel 1944, su input dell’infaticabile ministero della propaganda, Goebbels, avevano aderito in massa a portare la guerra al limite estremo. Fu la scelta della guerra totale, quella che per molti storici è stata definita “l’ora dell’idiozia”, che va ascritta ad un popolo che non ha la forza e la capacità di fermarsi e cambiare nel momento in cui appare quanto mai evidente che ogni sforzo ed ogni sacrificio non solo è vano, ma anche inutile. Sulla scia di questa scelta tra i tanti decreti e disposizioni occorre citare il “Katastrophenerlass”, ovvero il “Decreto in caso di catastrofi”.

 

Scrive Gerhard Scriber:

Detto decreto trae origine dall’estate 1943. Nel corso dei violenti bombardamenti subiti dalla città di Amburgo il “Hohere SS- un Polizeifuhrer, la più alta autorità delle SS e della polizia, aveva ordinato di propria iniziativa di fucilare  “senza sottoporli ad un qualsiasi giudizio, dei saccheggiatori stranieri colti sul fatto”. Himmler approvò questa procedura a posteriori dandone comunicazione a quanto pare con una circolare a tutti gli Hohere ss-un Polizizeifuhrer. E nell’autunno del 1943 lo stesso Himmler decise di sostituire detta circolare con un decreto speciale per attribuire un “sicuro fondamento giuridico” a quelle condizioni che si sarebbero dovute d’ora in avanti applicare a casi simili. Non si deve infatti ignorare che nel corso e in seguito ai succitati bombardamenti, detenuti evasi dal carcere ed elementi stranieri avevano saccheggiato la città anseatica commettendo gravissimi crimini. Come “Geheime Reichssache (documento segretissimo di interesse del Reich) questo decreto doveva essere “portato a conoscenza di tutti gli uffici esecutivi interessati.” Le autorità del Reich non pubblicarono mai in forma ufficiale detto Katastrophenerlass, ma anche dopo il 1945 alcuni giuristi hanno sostenuto che malgrado ciò il decreto fu giuridicamente vincolante.”[1]

Il decreto in questione permise a qualsiasi tedesco in divisa e non, o che esercitasse una qualsiasi funzione pubblica di compiere i più efferati atti criminali con la convinzione di essere nel giusto e di fare il bene della Germania. Come in ogni loro cosa i Nazisti erano maestri in questa loro intossicazione di ogni comportamento verso i propri simili.



[1] Schreiber G., Gli Italiani internati nei campi di concentramento del III Reich. 1943 -1945.Roma, Ministeero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1992. Pag. 744 e segg.

domenica 9 ottobre 2022

Compendio 1945. Il fronte dell'Internamento. Il terzo anno. II parte

 Progetto

Dizionario minimo della Guerra di Liberazione

Con l’inizio dell’anno nuovo si ebbe in Germania la conferma, dopo il fallimento della offensiva delle Ardenne, sul fronte occidentale, che la guerra era perduta. Mentre ad oriente l’Armata Rossa avanzava con progressione sistematica verso i confini orientali del Reich, ed il 27 gennaio 1945 libero il campo di Auswitch, situato in territorio dell’ex-Polonia, la speranza dei nazisti non era di vincere la guerra, ma di avere la possibilità di sopravvivere con una pace separata con il mondo occidentale, era ormai ridotta al lumicino. A Berlino si sperava in questa soluzione diplomatica perché non ci si capacitava che Waschington ma soprattutto Londra permettessero alla Unione Sovietica di penetrare così in profondità nel centro dell’Europa. Che vittoria sarebbe stata, per gli Alleati, avere una Germania distrutta e i sovietici padroni di quasi tutta l’Europa? Una speranza che ogni giorno che passava si rilevava sempre più inconsistente, ma che alimentava le forme di resistenza estreme. Questa speranza di un rivolgimento delle alleanze, con gli Alleati che si univano ai nazisti per far indietreggiare i Sovietici spingeva ogni nazista a combattere fino all’estremo, anche se si combatteva senza speranza alcuna. Mentre al fronte, sia quello orientale che quello occidentale, i soldati combattevano solo per sopravvivere, il fronte interno si vitalizzava e compattava ulteriormente. Le autorità centrali emanarono direttive sempre più drastiche e draconiane, dando un potere illimitato alle autorità regionali e locali, che tra l’altro, le interpretavano in modo sommario ed arbitrario. Nei volumi precedenti abbiamo accennato che gli Italiani, nella considerazione dei tedeschi in genere, e quindi anche delle Autorità di qualsiasi livello, nella scala del disprezzo, dell’odio, della considerazione e del rispetto verso gli “stranieri” erano al di sotto di tutti, si potrebbe dire quasi  anche al di sotto delle persone di razza slava in genere, e dei russi in particolare.    

 

Questo aspetto, sommando tutti i fattori, contribuì nei mesi di marzo ed aprile 1945, per gli Italiani in Germania, ma non solo per loro, a creare quello che abbiamo indicato come “l’inferno nell’inferno”.  Furono mesi terribili, aggravati ancor più del fatto che si aveva la percezione che la guerra, e con essa tutte le sofferenze, stesse per terminare.