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sabato 30 gennaio 2021

Elisa Bonacini ed il 27 Gennaio

 

GIORNATA DELLA MEMORIA

 

Il comunicato dell’Associazione “Un ricordo per la pace”

 

76 Anni fa, il 27 gennaio 1945, la liberazione del campo di Auschwitz. Le truppe sovietiche dell'Armata Rossa svelarono al mondo l'orrore del campo di concentramento in Polonia, uno dei luoghi divenuti simbolo del genocidio nazista; circa 6 milioni gli ebrei uccisi nei campi di sterminio.

Causa restrizioni anti- covid questa Giornata della Memoria non verrà celebrata nella maniera consueta. Molte cerimonie commemorative si terranno in modalità ridotta o rinviate a date più favorevoli, quando sarà possibile tornare alla normalità.  Molte invece nel web le iniziative virtuali a ricordo della Shoah.

 

Il comunicato dell’Associazione “Un ricordo per la pace”

 

“La Giornata della Memoria ai tempi della pandemia da covid assume un carattere ancora più intimo per riflettere  a quanto, come la storia crudelmente ha mostrato, possa arrivare l’odio di un uomo verso un altro uomo. Aver pensato all’eliminazione di un intero popolo è una follia, un progetto sadico realizzato grazie a complicità e  indifferenza, un male non meno condannabile.

Una Giornata questa per riflettere su quanta violenza si perpetui ancora su innocenti, vittime delle tante guerre nel mondo cui sembra non si voglia trovar fine.

Come associazione soffriamo  questo periodo che ci nega  di svolgere liberamente la nostra attività divulgativa. Ci mancano gli incontri con i ragazzi, le conferenze, e soprattutto ci mancano i testimonial della deportazione, alcuni cari amici, che anno dopo anno il tempo inesorabilmente sta portando via.

Ora che pericolosamente non si chetano le voci negazioniste, ma anzi sono amplificate  dai  mezzi virtuali, spesso vigliaccamente dietro la tastiera di un computer, l’impegno del ricordo si fa più necessario. Ancora più  oggi  spetta alle Istituzioni, a noi associazioni, ai cultori della storia ed alle future generazioni  il compito morale di  ricordare incessantemente e condannare una delle pagine più buie ed orribili della nostra storia, che rimarrà sempre onta e vergogna del genere umano.

Stamattina in internet nella pagina f.b.“ Associazione Figli della Shoah” mi sono imbattuta nel faccino di Istavan, uno dei bambini uccisi dall’orrore nazista: la meraviglia nei profondi occhioni scuri ed un sorriso aperto al mondo. Improvvisamente il sole e l'azzurro del cielo di oggi sono diventati nero pesto, buio nell'anima. Come è stato possibile uccidere bambini innocenti, circa un milione e mezzo quelli “scomparsi nelle tenebre della Shoah”. Come è stato possibile tutto questo? E  pensare che  tutto potrebbe accadere di nuovo, se non ricorderemo il passato e condanneremo sul nascere ogni forma di violenza e discriminazione razziale, culturale, religiosa, sessista e omofoba.

È giusto celebrare la Giornata della Memoria, ma non perdiamo la memoria nei rimanenti  giorni dell'anno. Ciao piccolo Istavan!  Mai più!”

 

Elisa Bonacini

presidente Associazione”Un ricordo per la pace” - Aprilia(LT)

 

Istavan Reiner aveva solo 4 anni quando nell'estate del 1944 venne deportato dal Ghetto della città ungherese di Miskolc ad Auschwitz Birkenau.

All'arrivo, in braccio alla nonna, non sopravvisse alla selezione iniziale.

La foto scattata nel Ghetto qualche giorno prima della deportazione.

 

(su Istavan Reiner https://www.facebook.com/figlidellashoah)

 su Auschwitz ://encyclopedia.ushmm.org/content/it/gallery/auschwitz-photographs)

lunedì 25 gennaio 2021

La giornata della Memoria

    Ritenendo di fare cosa gradita, si comunica che, con la videoconferenza di mercoledì prossimo su "La Shoah e il Senigalliese", in occasione del Giorno della Memoria - per la quale si segnala in calce il link di invito -, si dà avvio nella stessa rete ad una serie di trasmissioni analoghe intitolata "Storie delle Marche", curata dallo scrivente e concernente il ricordo o la riscoperta di eventi, fatti o momenti del nostro passato, anche tramite interviste o tavole rotonde, proposte approssimativamente con cadenza mensile e visibili, tramite link, in diretta da remoto o nelle registrazioni su Youtube o  Facebook, 

   Nell'invitare a diffondere il contenuto di questo messaggio fra conoscenti interessati, onde evitare di arrecare disturbo con le relative informazioni a quanti non desiderassero riceverle, si richiede una nota di consenso per essere coinvolti nelle successive iniziative .
                                                       Cordiali saluti,  Prof. Ettore Baldetti

   


Post scriptum: per un disguido tecnico era stato omesso il seguente link di Youtube

martedì 19 gennaio 2021

L'internamento di Guerra. Il caso della Guerra Anglo Boera. 1901-1903


 

L’internamento di guerra trova un ulteriore sviluppo nella guerra boera condotta dai Britanni in Sud Africa a partire dal 1901 Gli olandesi che si erano trasferiti in Sud Africa a partire dal XVII videro le loro esistenze minacciate dal colonialismo britannico. La inevitabile guerra si tradusse ben presto in uno scontro tra il debole, i Boeri, come venivano chiamati i coloni olandesi del Sud Africa e le truppe britanniche, i forti. Non era minimamente pensabile che si potesse affrontare in campo apertole forze britanniche. Pertanto il capo dei Boeri Luois Botha non esitò a ricorrere alla guerriglia. Per fronteggiare questo tipo di guerra i comandanti britannici prima Lord Roberts e poi il suo successore Lord Kitchener, dopo vari avvertimenti, non esitarono a prendere provvedimenti più volte minacciati, che in pratica si tradusse nient’altro che nell’internamento della popolazione civile. L’obiettivo di questi provvedimenti era, in primo luogo quello di distruggere i luoghi e i centri di vita civile boere, in secondo luogo quello di creare aree di accoglienza degli abitanti dei centri di cui sopra. In tal modo gli uomini che conducevano la guerriglia sarebbero stati colpiti non solo in termini militari ma anche negli affetti più cari. I Britannici sono determinati a stroncare ogni aiuto alla guerriglia e, sostenuti anche dalla opinione pubblica, non esitano a mettere in pratica, ispirandosi a quanto avevano fatto gli spagnoli a Cuba, i provvedimenti di restrizione nei confronti dei civili, che in pratica erano indirizzati verso vecchi, donne e bambini.

In totale sarebbero stati allestiti circa 58 campi di internamento [1]. Aperti ad iniziare dai primi del 1900 come quello di Springfontein, Mafeking, Bloenfontein, Pietermaitzbirg, Kroonstad, Pochefstroom e Vereening. La politica britannica verso i civili fu ben orchestrata; molto fu fatto per convincere i civili boeri a raggiungere spontaneamente i campi di concentramento, ove avrebbero trovato protezione e sicurezza, i ribelli li definirono con marcato disprezzo “hunds up”. IL fenomeno assunse dimensioni mai viste prima. Secondo fonti inglesi[2] la popolazione civile internata ammontava a 116.000.  nel Transval erano concentrato 43.000 civili, nello Stato Libero d’Orange, circa 45.000, mentre nei campi del Natal erano raccolti 25.600. In pratica la maggioranza di questi internati erano donne e bambini; quasi inesistenti gli uomini atti alla guerra.  Le condizioni di vita in questi campi non erano delle migliori. Ben presto comparvero le epidemie dovute al basso livello delle condizioni igienico-sanitari ed alla scarsa nutrizione. Si calcola[3] i deceduti in questi campi oscillano dai 20.000 ai 28.000 persone, per la maggior parte causate da malattie infettive e carenza di alimentazione.

I Britannici adottando l’internamento di guerra non volevano la eliminazione dei boeri in quanto tale, ma anemizzare ogni forma di sostegno alla guerriglia boera, che altrimenti non poteva essere combattuta con i mezzi tradizionali. La applicazione non corretta di questo internamento provocò risultati collaterali negativo, sorgendo critiche anche in partire di scarsa umanità.  Nel caso della guerra boera non si verificò un intervento a carattere umanitario esterno data la situazione geostrategica. Nessuna nazione europea era in grado di intervenire, come gli Stati Uniti ebbero modo di fare a Cuba. Pertanto i britannici poterono condurre a termine la loro guerra e mantenere il possesso della colonia. Rimase una scia negativa a carico della Gran Bretagna. Secondo la propaganda nazista i Britannici in Sud Africa si rilevarono ancora più barbari dei selvaggi ed essa era funzionale all’azione in atto in Germania dove si metteva a punto un sistema concentrazionario più efficace ed omicida che verrà scoperto all’indomani della sconfitta nazista nel 1945.

 L’internamento di guerra britannico in Sud Africa si rilevò, come quello spagnolo, utile alle operazioni di guerra, ma come quello spagnolo ebbe risvolti che si rivoltarono contro la nazione che lo aveva adottato.

Massimo Coltrinari

[1] Cfr. Lugan B. La guerra des Boers, Paris, Perrin, 1998.

[2] Joseph Chamberlain, ministro delle Colonie, Further Corrispondence Relating to Affairs in South Africa Presented to Both Hauses of Parliament, London, 1902

[3] Hobhouse E., The Brunt of the war and Where it Fell, London, Methuen & Co, 1902, Inoltre vds anche di Arthur Conan Doyle, che non scrisse solo Le avventure di Sherloch Holmes, la sua opera sulla guerra boera, The Great Boer War, London, Smith Elder e& Co, 1901.

sabato 9 gennaio 2021

Internamento di Guerra. Origine Il Caso di Cuba

 


L’internamento di guerra è applicato a due livelli: dai Comandi Militari e dagli organi centrali dello Stato. I Comandi militari negli scacchieri operativi operano l’internamento di guerra in relazione alla sicurezza delle truppe non tanto quelle di prima linea, quanto quelle operanti nelle retrovie. Il controllo della popolazione è essenziale per prevenire il fenomeno della guerriglia. Se si opera sul territorio nazionale le misure di internamento sono rivolte a potenziali cittadini ostili. Queste misure in genere si sommano a quelle già esistenti.

 Si fa risalire alla guerra coloniale condotta dalla Spagna a Cuba nel 1896-1898 l’esordio delle misure dell’internamento, ovvero la raccolta e la restrizione in un ambiente limitato e sorvegliato di civili in relazione alle operazioni militari in corso. Fu il comandante delle forze spagnole che per la prima volta, nel 1895,  pronunciò un termine che poi segno tutto l’internamento successivo : “ concentramento”, o, per essere più precisi, “riconcentramento” nel quadro dei suoi sforzi per mantenere la colonia cubana ancora in possesso della corona spagnola. Gli Spagnoli hanno difficoltà a domare l’insurrezione degli indipendentisti cubani e, sostituto il comandante in campo, inviano un comandante che adotta la linea dura. Emerge a questo punto uno dei presupposti dell’internamento di guerra: se si vuole ottenere la vittoria, occorre adottare misure  che fino ad allora non si erano adottate, ovvero emerge il noto principio, in fine giustifica i mezzi. Le iniziative che vengono prese, attraverso decreti ed ordinanze mirano ad impedire ai contadini cubani di sostenere gli insorti e quindi negare i mezzi di sussistenza alla ribellione; impedire alla popolazione cubana di acquisire informazioni sulla consistenza e sui movimenti delle truppe regolari spagnole; ridurre la propaganda rivoluzionaria; arrestare l’espandersi della ribellione, demoralizzare ed isolare sempre più i ribelli, adottando una massiccia azione di arresto dei familiari dei ribelli tenuti come ostaggi.



Le autorità militare spagnole in breve spopolano le campagne e “concentrano la popolazione contadine in aree ben delimitare, sorvegliate da una guarnigione spagnola. All’interno di queste aree vi è una certa libertà, ma ben presto iniziano a scarseggiare i messi di sussistenza e compare la fame. Chi si avventura fuori dalla zona indicata viene ucciso sul posto. La situazione in queste aree diventa sempre più difficile, dando una anteprima di quelli che saranno i campi di concentramento  del secolo breve.[1] Anche se non vi sono elementi per stabilire quale influenza l’internamento di guerra a Cuba abbia inciso sulle operazioni militari, sta di fatto che nel dicembre 1897 le autorità militari spagnole riprendo il controllo di tutta l’isola; le truppe spagnole mettono a segno una vittoria dopo l’altra, intere provincie vengono pacificate e molti capi della ribellione cadono sul campo. Ma quando la vittoria sembrava a portata di mano, si profila un nuovo elemento che non era stato considerato: l’intervento umanitario. Gli Stati Uniti, interessati al controllo dei Caraibi e quindi alla influenza su Cuba, accusano gli Spagnoli di atrocità verso le popolazioni civili; una campagna di stampa molto estesa, l’intervento della stessa Presidente della Croce Rossa degli USA, ed altre iniziative di neutrali, mettono in difficoltà gli Spagnoli che non sanno come reagire. Su queste premesse, l’esplosione di una nave da guerra statunitense nella baia dell’Avana, il Maine, da il pretesto agli Stati Uniti di intervenire nella guerra a favore degli insorti. La guerra sarà molto breve e condurrà all’indipendenza di Cuba. L’internamento di guerra ha avuto il suo esordio, ha mostrato tutte le sue potenzialità ed i suoi limiti, ma soprattutto ha impressionato l’opinione pubblica mondiale molti statiti e politici

(massimo coltrinari) (ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org)

[1] Ampie notizie in merito alla situazione nei campi cubani sono in Kotek, J., Rigoulot., IL secolo dei campi. Detenzione, concentramento e sterminio 1900-2000, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2001, pag29 e segg