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domenica 31 maggio 2026

Renato Mariani Internato in Germania. la Testimonianza I parte

 

Tra pochi giorni ricorre il primo anniversario della morte del mio Renato e mai come in questo momento -  mentre l'immane guerra perdura e si prolunga il distacco con gli altri cari di famiglia -  sento il bisogno di restargli spiritualmente vicino e confidarmi con Lui, come se lo avessi ancora accanto.

Quel che scriverò non mi interessa saperlo, perché desidero soltanto che questo soliloquio -  mantenuto nella forma più semplice, come semplice fu tutta la Sua vita -

possa sfiorare quella dolcissima Anima e possa rendermene più degno.

Se la sua morte è già lontana nel tempo, la sua memoria rimane in benedizione ed è viva in quanti lo conobbero ed amarono, non solo attraverso il caro ricordo che ha lasciato, ma in modo speciale per la fine che gli è toccata,

La più grande delle guerre, la più radicale delle crisi ha spezzato come festuche, turbinato in aria come pula di frumento sull'aia anime e cose, memorie e vite. Il vento del turbine ha travolto tanti innocenti, e tra questi anche il figliolo mio.

Sembra che un fatale destino abbia segnato i limiti della sua esistenza: Egli nacque con l’altra guerra e con questa è sparito.

Chissà che un qualche presentimento non vi sia  stato in  noi, divenuti negli ultimi tempi, reciprocamente, tanto più riservati. I suoi occhi avevano tante cose da dire le rare volte che ci rivedemmo nell’ultimo triennio, ma la bocca preferiva aprirsi a poche e misurate parole.

Parco di esse era anche nello scrivere, ma in compenso lo faceva più spesso e diventava sempre più affettuoso, più sollecito della famiglia, dei conoscenti, di quanto aveva a caro.

Da parte mia, mi ero abituato a pregare tanto per lui mentre era lontano,  mentre  era in pericolo; a pregare per la sua salvezza e per quella dei suoi compagni e della nostra Patria. Ma quale impressione, quale differenza pregare ora per Lui morto, e morto così tragicamente, lontano da tutti, in terra straniera, senza  una  parola, senza una carezza di persona cara.

Lo scrupolo di avere fatto così poco e di non potere fare più nulla per lui, distaccatosi da noi così in silenzio, privo di alcuna prestazione  da  parte  nostra,  senza  averci  tolto  neppure  un'ora  di  sonno o averci strappato una lacrima preventiva, accresce  oggi  la  mia  amarezza e mi pare di dovergli  tanto  da non  essere  più  sufficiente  il  poco di forze e di vita che ancora mi resta.

Nelle poche  pagine  che seguono, dirò - il più  possibile con  le sue stesse parole - qualcosa che ricordi la Sua breve esistenza. Parlerò della sua infanzia, della sua età della ragione, dei suoi sentimenti, e delle sue passioni, del suo equilibrato buon senso, dei suoi rapporti con parenti ed amici, dei suoi studi, della sua vita militare, della tormentosa sua deportazione, della Sua fine.

Nel dolce suo ricordo, intendo dedicare tutto ciò a coloro che gli vollero e gli vorranno bene, soprattutto ai suoi nipotini, che, fatti grandi, dovranno essere  orgogliosi di Lui. E benché con le lacrime agli occhi, sento di poter parlare serenamente, sia perché credo che la più bella opera di fede è quella della  sopportazione del dolore, sia perché, pur sotto il peso di una immane   ingiustizia,  ricordo   che  il  vero  cristiano  deve  essere  un  umile,  non  già  un   ribel1e, e anche in espiazione delle proprie colpe deve porre una sincera  confidenza nella infinita misericordia di Dio.

Renato, figlio caro, le vie del Signore sono imperscrutabili e noi dobbiamo accettarne la volontà  per il bene dell'anima nostra, per la pace d'Italia e dell’umanità, per la purificazione che ci guida al Cielo.

Cristo  muore  sulla  Croce,  vittima dell'ignoranza. E ai suoi carnefici, dice:

« Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno ».

 

(segure post in data 20 giugno 2026)

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